Il S.A.L.F.A., con l’avviarsi della trattativa con
Fincantieri sul contratto aziendale, si era riproposto di portare un valido
contributo per spostare in avanti i contenuti dell’accordo.
Purtroppo, la firma
apportata il 28 ottobre u.s. da FIM-FIOM-UILM, ha chiuso una trattativa
sindacale che, nel merito, non innova ma, anzi, ribadisce una linea sindacale
subalterna alla logica padronale.
Un esame obiettivo
dell’accordo ci porta ad affermare che esso contiene molte ombre e poche luci. Pur
riconoscendo lo sforzo importante per sanare alcune disuguaglianze di carattere
normativo e salariale per i lavoratori assunti prima e dopo il 1987 e per
quelli in contratto di formazione, il S.A.L.F.A. non lo considera sufficiente per dare un giudizio positivo sulla
conclusione della trattativa.
Riteniamo che la totale variabilità del salario acquisito, la riproposizione senza modifiche sostanziali del meccanismo del calcolo della produttività, l’impossibilità, oramai cronica. di incidere sull’organizzazione aziendale e quindi sulla questione degli appalti, segnano in maniera negativa tutto l’impianto dell’accordo.
Chiediamo uno sforzo di concentrazione ai lavoratori, vogliamo sommariamente dimostrarvi come i tanto sbandierati 5 milioni circa di ricaduta salariale, che la serie degli accordi integrativi aziendali avrebbero portato nelle loro tasche, siano del tutto virtuali, irraggiungibili e mai esigibili.
Come tutti sanno il salario
aggiuntivo determinato dagli accordi aziendali si compone in larghissima
misura di tre voci:
1. PRODUTTIVITA’
2. REDDITIVITA’
3. PROGRAMMA
Esaminando scrupolosamente
le buste paga di alcuni operai saldatori in C02 ed alcuni impiegati, ci
siamo accorti della
giustezza delle nostre ragioni.
L’accordo del 1996 prometteva
ad un saldatore in C02 un aumento di 3.000.000 lire all’anno pari a 243.000
lire mensili.
Sapete mediamente quanto ha
percepito il nostro saldatore?
L’incredibile cifra di
921.000 lire annue pari a 76.750 lire mensili.
Il nostro fiducioso impiegato
sperava di poter ottenere 3.500.000 circa pari a 281.876 lire mensili. Sapete
mediamente di quanto si è arricchito il nostro prode impiegato?
La sbalorditiva cifra di
1.700.000 lire annue pari a 140.000 lire mensili.
In
definitiva la
“resa” potenziale della produttività è stata decurtata di oltre il 50%.
Il nuovo accordo prevede che
l’aumento per la voce produttività sia concentrata nei punti più alti della
scala dei valori, precisamente negli ultimi 5 punti, da 30 a 35.
Considerato che la media
della produttività dello stabilimento per l’anno 1999 è stata di 25 punti,
quando sarà effettivamente esigibile l’aumento concordato tra Fincantìeri e
FIM-FIOM-UILM nel nuovo contratto integrativo?
Per 1999, il famigerato
accordo aziendale del 1996, prevedeva il pagamento del premio di redditività
pari a 800.000 lire annue.
Il mancato raggiungimento
ditale obiettivo, calcolato in base ad una formula, che per pietà non vi
sveliamo, ha negato il suo riconoscimento pieno decurtandolo di 160.000 lire.
Sempre nel 1999, sempre il
famigerato accordo, avrebbe dovuto portare, rispettando le date di
impostazione, varo e consegna nave, altre 300.000 lire nei vuoti portafogli dei
nostri lavoratori.
Per cause assolutamente non
dipendenti dalla volontà delle maestranze, tali date non sono state rispettate.
Risultato, altro taglio al
salario decurtando del 50% il premio.
Alla fine della “fiera”,
facendo un calcolo approssimativo, ma realistico, ci siamo accorti che il
nostro operaio ed il nostro impiegato, che sognavano di rimpinguare lo scarno
stipendio con i soldi del contratto integrativo aziendale, a fronte di
un’ipotetica somma di 4.100.000 lire (operaio) e 4.500.000 lire (impiegato) si
sono dovuti accontentare rispettivamente di 1.710.000 e di 2.400.000.
Ci scusiamo per il tono che può apparire irrìverente, ma abbiamo voluto dimostrarvi che è l’impianto complessivo dell’accordo che non può essere accettato. Non si possono sbandierare come conquiste somme di salario che saranno oggettivamente irraggiungibili, elargite con meccanismi incontrollati ed incontrollabili, dove è l’azienda che autonomamente decide se pagare o no!
Ma non è solamente questo l’aspetto negativo dell’accordo, l’armonizzazione tra il contratto metalmeccanico pubblico e privato comporterà un arretramento, sia nei diritti sia nel salario, per una parte consistente del personale impiegatizio, con l’aggravio del mancato riconoscimento dello straordinario prestato.
La speranza di vedere riconosciuto l’aspetto nocivo del lavoro nella cantieristica è stata totalmente disattesa.
La reintroduzione dei riposi
compensaiivi, che aveva suscitato attesa tra i lavoratori, non compare
nell’accordo firmato da FIM-FIQM-UILM ma altresì si è voluto monetizzare, con
cifre assolutamente ridicole (20/25mila lire), i rischi in cui incorrono gli
operai.
Tanto tempo fa, con fierezza
e con ragione il sindacato si faceva paladino dei lavoratori gridando “la
salute non si paga”. Noi, come S.A.L.F.A., siamo rimasti fermi a quell’idea,
riteniamo che, in una situazione in cui aumentano in maniera allarmante i
morti, gli infortuni e le malattie professionali nell’ambito del lavoro, questa
sia una risposta sbagliata, una strada da non percorrere. Sono queste e non
solo le motivazioni che ci portano a dire un chiaro, inequivocabile e convinto
no all’accordo firmato a Roma il 28 ottobre u.s.
Il rappresentante del S.A.L.F.A. presente alle trattative non ha
apposto la sua firma sul contratto per questi motivi, aggravati dal fatto che,
contravvenendo a tutte le regole e ai più sani principi democratici
FIM-FIOM-UILM hanno firmato, senza un mandato preventivo dei lavoratori.
Il S.A.L.F.A. da sempre ritiene necessario ed indispensabile il
coinvolgimento dei lavoratori in tutte le scelte che li riguardano.
Una tardiva consultazione a “giochi oramai fatti” è inutile, inefficace
e beffarda.
IL DIRETTIVO S.A.L.F.A
Ancona, 2 novembre 2000