S  E  R  G  I  O

Sergio Bigioni porta già nel cognome le sue  nobili origini di scalatore: infatti Villa Bigioni (a due passi da Leonessa in provincia di Rieti) è un paesino ai piedi della Vallonina, la splendida salita che in 14 km. consente di scalare i 2000 mt. del Terminillo dal versante nord, in uno scenario spettacolare di montagna autentica. Tolti i primi 4-5 km di falsopiano, lungo i quali  occorre far poco gli spiritosi,  da  Campo Stella la salita è degna dei passi dolomitici: pendenza  media elevata, tornanti ravvicinati in mezzo al bosco, un lungo costone spaccagambe a due km dalla vetta, e l'ultimo km che non finisce mai. Sergio è nato qui; è ovvio che ripeta spesso: "la bicicletta l'hanno inventata per la salita". Come dargli torto?

B

Sergio è generoso, in bicicletta come nella vita di tutti i giorni. Questo significa che come amico non si discute: è sempre pronto ad aiutare gli altri, in qualunque circostanza e per ogni esigenza. Ha un carattere speciale: è sempre  di buon umore (specie  in bicicletta), e se raramente lo trovi arrabbiato, è perché ha subìto un torto davvero grave. In bici è sempre lì davanti a tirare, senza risparmio, con la testa un po' piegata da una parte che lo riconosci da lontano. Non si preoccupa di sprecare energie. Dice che dove arriva, lì ci mette un segno. E' di comprovata fede giallorossa: i colori di questa pagina vogliono essere una dedica nella dedica. Sergio merita questo e molto altro.

 

 

Molte sono le teorie di Sergio. Quando minaccia pioggia, o tira un vento che toglierebbe la fantasia a chiunque,

 lui dice: "E' il tempo che ce deve ave' paura de noi...". Memorabile, nel ricordo di chi scrive,   un'uscita autunnale  sul lungomare, incontro a una libecciata spaventosa verso Torvajanica. Io ero alle prime armi, e Sergio si prese cura di me ordinandomi di rincantucciarmi a ventaglio sotto (più che dietro) di lui: faticai ugualmente come un somaro, e rimasi impressionato dalla forza che Sergio oppose al vento. Ho fatto tante altre fatiche (lunghi di varia entità: Nove Colli, Maratone etc.), ma quella per me resta

la madre di tutte le fatiche.
 Sergio sostiene che Roma è la città ideale (e Garbatella il quartiere migliore) per andare in bicicletta, grazie al clima sempre temperato: "E sennò i Romani, che  hanno girato tutto er monno, perché se so' fermati qui?" Chi, come alcuni tra noi, pure insegna storia, non ha alternative da suggerigli:

ha ragione e basta.
Una  particolare passione Sergio ce l'ha per la pastorizia; quando si incontrano greggi nella campagna romana, si emoziona: "Eccolo er mestiero mio! Ma vòi mette: e chi te dà fastidio... stai lì tutto er giorno in santa pace... e poi daje e daje a forza de contalle diventi puro raggioniere!". Sergio lo conosce davvero

quel mestiere, e quando lui parla, quelle pecore le ami un po' anche tu. 
Ma Sergio sa fare molte altre cose: ad esempio taglia il preciutto (a mano o a macchina) come nessun altro, e quando lavorava al banco a Circonvallazione Ostiense (lì vicino al semafero) era una pacchia.  Uscire in bici con Sergio è una festa: lui saluta tutti, chiunque lo conosce, e quando  non c'è tutti ne chiedono
.


Nel 1998 avevo fatto circa 14.000 km; eravamo alle ultime battute, e mi dispiaceva che la stagione stesse per finire, perché la condizione  mi sembrava ancora buona. Un pomeriggio di fine settembre andammo con Sergio a sciogliere le gambe ad Ostia. Sul ritorno gli vidi fare un numero incredibile: lungo lo strappo di Acilia saggiò la mia condizione con un allungo deciso.  Tenni le ruote. Sullo strappetto dopo il curvone mi fece credere di non averne granché. Ma sull'ultimo strappo, quello del Villaggio azzurro, mi ha massacrato:  parte in progressione, mulinando il rapportone come fosse a passeggio in graziella. Aumenta pedalata dopo pedalata, e intanto io mi accartoccio sul tubo orizzontale, aggrappato al manubrio coi denti nel tentativo disperato di tenere la scia. A metà strappo vedo tre cose inaudite: il cardio sopra i 190, il contachilometri sui 40, e Sergio che vola via fluido e deciso come non mai. Aveva giocato con me come il gatto con il topo. Tornai a casa con la schiena incriccata, il collo bloccato, le gambe di legno e la convinzione che fosse tempo di staccare: la madre di tutte le sonate
Sergio era stato grande, grandissimo.

 

 

 

                                                                                 

il  veloclub  39x26  ROMA

 

 

 

1