PAOLO ZORAT

VERTIGINI ENTROPICHE
poesie contromano

 

 

 

Campanotto Editore 1996

 

 

 


Sfida su Internet (Luciano Bellet)
1995 Coppi su acrilico su affresco (60x8x125) 
OCEANO
di lą dalle barriere coralline
lo stesso bagliore
ansia spettroscopica...
sMaRrItO tra il viola e l'indaco
il dentro del fuori mi avvince
 
ENTER!
ESC!
Il terminale scandisce la mia vita
e pregusta la mia morte
 
 
ETERNITA' DEL POTERE
Il re e' nudo,
ma l'erede e' gia'
in pompa magna

 

 

EFFERVESCENZE

Note di Blues
Fremiti
Accozzaglie
Whisky...
SPAZIARE/
DISADORNO/
CRITICAMENTE/
Vedo-luci-schiantarsi-contro-silenzi
SCRENCH = spezzare sequenze volute
Attorniato
da cavalli bolsi
che hanno fatto il loro tempo
    
 
FILOGINIA
Come una donna
vorrei essere che
coglie l'essenza mentre io
mi arresto alla superficie

Invisibile (Luciano Bellet)
1995 Coppi su acrilico su affresco (60x8x125)

 

DOLCI FRAMMENTI
M'intenerirono
volti di barboni
scioccati
dal rispuntare dell'aurora
SCHIAVITU'
Smettero' un giorno
di sorriderti per convenienza
di obbedirti per paura
di strisciare per desiderio?

 


Esito incerto (Luciano Bellet)
1995 Coppi su acrilico su affresco(60x8x125)

 

In/visibile
Ameba
gli sguardi dentro
eterei a/traverso
D E F L A G R A N O
silenzi - - - - - - vertigini
entropiche riflettersi
....su vetro agonizzante
acquerello dirada
biomasse di odio

NO MORE TIME, NO
MORE PLACE

Aride volutta'
lentamente si schiudono
e succhiano
succhiano
linfa vitale
dal centro di un
vortice cyborg
No more time
non c'e' piu tempo
per chiedere alla Virago
di calcare le sue mani
d'acciaio sull'ubiquita'
del tuo fluido dolore
Supplica il tuo vate
di calmare quella dolce
disperazione che grida
nell'aurora viola pallido
stringendo il cactus mellifluo
della Lophophora
No more place
non c'e' pił posto
per afferrare con dita
squallidamente informi
quell'invisibile polvere
di cielo che si dirama
dalle tue galassie
Wath are these strange perceptions
cosa sono queste strane percezioni
che ti fanno annusare ammalianti
suoni di una cetra high-tech
che tu voracemente selezioni
nelle tue cellule di cristallo
opaco
Aride volutta'
lentamente s'intersecano
lasciando dietro di sč
un alone di misterioso
ossessionante grigiore

IL GIARDINO

Chi
ti svelo'
che nel mio giardino
germogliavano
soltanto
i fiori del male?
Ora ti attenderņ
nelle notti profumate
dalla luna del desiderio,
quando verrai - fugace -
a carpirmi segreti
inebrianti
Steli come
allucinazioni perverse
petali come
incesti magnetici
ti diletterai a raccogliere,
furtiva come una volpe
t'insinuerai nei meandri
del peccato
che di giorno ti atterrisce
Io saro' li' a spiarti
nelle notti del sarcasmo
con il volto coperto
da maschera greca
so che sospireresti
se appena ti sfiorassi
con il mio corpo alieno:
ma il giardino scomparirebbe
nel nulla

 

Paolo Zorat
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