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CENTRO ITALIANO STUDI E RICERCHE ARCHEOLOGICHE PRECOLOMBIANE
MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA
PROYECTO NASCA 1982-200
2.

PRESENTAZIONE.

Le valli del Río Nasca e dei suoi affluenti principali hanno rivestito un ruolo di fondamentale importanza, nel contesto archeologico della costa desertica del Perù meridionale, sin dal 5000 a. C. circa. La cultura Nasca, le cui caratteristiche peculiari sono note grazie alla fine ceramica policroma, ai tessuti e ai giganteschi geoglifi della pianura desertica, si è sviluppata in questo ambiente, in seguito a un iter evolutivo che rivela ben precise sequenze di sviluppo, radicate in quella che fu la cultura Paracas.

La Missione Archeologica Italiana, denominata "Proyecto Nasca", patrocinata dal Centro Italiano Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane (CISRAP), opera nel territorio della regione di Ica dal 1982. Il Progetto è frutto di una convenzione bilaterale tra il Direttore della Missione, Dr. Giuseppe Orefici, e l'Instituto Nacional de Cultura Peruviano. Le ricerche nell'area di Nasca vengono effettuate con scavi archeologici sistematici in base ad un progetto a lunga scadenza che si propone la valorizzazione finale dei monumenti interessati per un successivo sviluppo della zona, anche a livello turistico.

La Missione è formata da un gruppo di circa 50 componenti, specialisti e studenti di varie discipline: archeologia, antropologia fisica, antropologia culturale, architettura, topografia, geologia, paleobotanica, paleopatologia, archeoastronomia, etnomusicologia, restauro e conservazione dei beni monumentali.

Partecipano al progetto, con convenzione stipulata con il Direttore della Missione, docenti delle Università di Varsavia, Cracovia e Torún (Polonia), Padova, Parma, antropologi e archeologi dell'Università Complutense di Madrid e del Musée de l'Homme di Parigi. Fanno parte della Missione archeologi peruviani e studenti dell'Università di San Marcos (Lima), Cattolica (Lima), San Cristobal de Huamanga (Ayacucho), San Antonio Abad del Cuzco, e Luis Gonzaga di Ica. Nel 1991 è stato siglato un accordo con l'Universidad del Chile (Santiago) che prevede collaborazione e intercambio di specialisti. Gli scavi si realizzano annualmente nel centro cerimoniale di Cahuachi ed in siti archeologici della Valle del Rio Nasca nei mesi da luglio a dicembre, con campagne trimestrali.

Il programma di ricerca previsto sino al 2001 si avvale dei dati raccolti negli anni precedenti, dal 1982 ad oggi, nei siti di Pueblo Viejo (1983-1988), Cahuachi (1984-1998), il più grande centro cerimoniale del mondo in mattone crudo e Huayurí (1984-1985), piccola città di circa 15.000 abitanti, sita sul lato sinistro della valle del Río Santa Cruz nei pressi di Palpa.

In una prima fase il Progetto si prefisse di determinare la relazione dei principali siti abitativi con il grande centro cerimoniale di Cahuachi e i geoglifi della Pampa, includendo il catasto e il rilievo delle principali stazioni di arte rupestre delle valli secondarie. Fino al 1985 gli scavi furono condotti a San José, A Pueblo Viejo, Cahuachi e Huayurí.

Tra i principali risultati ottenuti in questa fase si possono annoverare: la scoperta a Pueblo Viejo di una serie di strutture abitative di epoca Paracas-Nasca; un cospicuo patrimonio di dati sull'antica popolazione della valle, ottenuto dallo studio dei reperti ossei ritrovati nelle necropoli; la determinazione, a Cahuachi, di vari momenti di rimodellazione architettonica del sito; la possibilità di proporre una nuova e più corretta seriazione ceramica giustificata dalla posizione stratigrafica dei reperti.

Dal 1986 al 1988 si concentrarono le ricerche unicamente a Pueblo Viejo e Cahuachi, effettuando parallelamente importanti opere di conservazione e posta in valore dei siti (cartelli di segnalazione, percorsi per i visitatori, 3 case per i guardiani, opere di recinzione): in questa fase la ricerca assunse un carattere prettamente pluridisciplinare, integrando il personale scientifico della missione con numerosi specialisti italiani e stranieri. Ciò ha consentito di analizzare i siti e i materiali non solo dal punto di vista archeologico della cultura materiale, ma anche sotto il profilo architettonico, botanico, antropologico-fisico, geologico, archeoastronomico, archeozoologico ecc., realizzando studi specifici in questi campi. Nel corso di questi scavi a Cahuachi è stato scoperto un tempio con la facciata decorata da un fregio geometrico scalare, unico esempio in tutta la regione; inoltre è stato individuato un giacimento archeologico del Periodo Preceramico, precedente all'edificazione dei templi, risalente al 4282 a.C.

Dal 1989, dopo una campagna di prospezione nelle valli vicine, il Progetto ha focalizzato le ricerche a Cahuachi, con l'obiettivo di studiare in modo più approfondito la destinazione delle differenti aree templari e il tracciato urbanistico originale; inoltre, il ritrovamento di strutture architettoniche molto più antiche (1700 a.C.) rispetto al contesto urbano di epoca Paracas-Nasca (400 a.C. - 550 d.C.) apre nuove prospettive sulla continuità di occupazione del sito e sull'importanza che può aver avuto come luogo di culto millenario.

Nel 1994 gli scavi sono proseguiti a Cahuachi, operando tanto nel complesso templare centrale, così come nel settore più occidentale, dove, nel 1991, è stata ubicata un'offerta-sacrificio di 64 camelidi (Lama) in un unico recinto cerimoniale. Contemporaneamente, in collaborazione con la Direzione del Patrimonio Monumenti della Regione, la Presidenza Regionale di Industria e Turismo e con la Direzione Esecutiva del Presidente della Repubblica in Nasca, si è provveduto a delimitare tutta l'area archeologica con paletti di segnalazione, al fine di proteggerla da costruzioni abusive e da usi impropri da parte di privati.

A Cahuachi il Progetto ha scavato in totale aree ubicate in 67 differenti complessi templari, determinando l'esistenza di 5 fasi architettoniche e una sequenza stratigrafica controllata da più di 80 datazioni radiocarboniche.

L'ultima fase del progetto sarà completamente dedicata ad approfondire la conoscenza delle attività svolte all'interno del centro cerimoniale di Cahuachi, della dinamica degli eventi precedenti il suo abbandono e dell'ubicazione del luogo scelto per edificare l'ultima capitale, che funzionò tra il 350 e il 550 d.C.

Dal 1991, il completamento dello studio geologico dell'area ha permesso d'individuare i due fattori principali che determinarono l'abbandono del grande centro cerimoniale: un terremoto d'inaudita violenza parallelamente ad un'alluvione catastrofica. Si è appurato, inoltre, che tutta l'area di Cahuachi è stata teatro di una serie di rituali con sacrifici umani, animali e di materiali cerimoniali (tra i quali una grande quantità di strumenti musicali) nella fase anteriore all'abbandono finale. L'esasperazione della situazione climatico-ambientale, forse determinata dal fenomeno del Niño e il terremoto che fece crollare irrimediabilmente molti templi, caratterizzati da grandi colonnati che sostenevano i tetti delle costruzioni, fece sì che l'élite sacerdotale nasca attuasse un progetto distruttivo di dimensioni macroscopiche, che avesse come oggetto la stessa capitale teocratica. Dopo un'attività cerimoniale intensa, con sacrifici volti probabilmente a placare le ire delle divinità responsabili di catastrofici eventi naturali , furono incendiate le strutture lignee della maggior parte dei templi, annientando così mille anni di storia di una civiltà nata con tutte le prerogative di volersi rinnovare ciclicamente al di là della funzione del tempo. L'argilla che ricopriva i cannicci delle pareti si vetrificò a causa dell'alta temperatura prodotta dal rogo del centro cerimoniale: i muri dipinti dei templi, sulle sommità piramidali, crollarono inesorabilmente cancellando le aspirazioni, i desideri e le certezze dei gruppi umani che avevano guardato a Cahuachi come polo guida sia religioso, sia politico-sociale del Perù centromeridionale. L'archeologia ha permesso però di ricostruire anche i momenti successivi all'atto distruttivo: infatti, sopra le antiche rovine templari, ancora incandescenti, sono state infatti ritrovate le basi d'argilla delle nuove strutture, con tracce di cottura nella parte inferiore dovuta al calore prodotto dalle braci sottostanti. Ciò conferma che, già durante la fase finale dell'incendio, si stavano erigendo quelle strutture da utilizzarsi provvisoriamente per compiere offerte e ulteriori sacrifici: poi avvenne ciò che al pensiero occidentale appare come un gesto incomprensibile, ma che nell'ambito della filosofia del continente americano, legata al cosmocentrismo e ad una ritualità esasperata, è molto più giustificabile. I complessi piramidali vennero ricoperti con uno strato di materiale proveniente dalla distruzione del centro cerimoniale, mescolando ad esso una grande quantità di offerte facenti parte delle attività precedenti. A tutte le costruzioni venne data una forma di piramide a scaloni celando le antiche costruzioni al di sotto della coltre di materiale apportato. L'ultimo atto fu il sigillo finale delle strutture con uno strato di argilla di spessore variabile. I governanti sacerdoti compirono così non un atto d'abbandono dell'antica capitale teocratica, ma la sua trasformazione in monumento perenne, che ancor oggi sfida il logorio del tempo. Lo sforzo economico dovette essere stato immane, pari a quello della costruzione simultanea di un nuovo centro cerimoniale. Si può pertanto supporre che l'abbandono di Cahuachi non sia stato dovuto a una crisi nell'organizzazione politica di tipo teocratico, ma ad altri fattori che colpirono l'immaginario collettivo della popolazione nasca, quali l'incredulità e l'incomprensione nei confronti delle divinità, responsabili della distruzione dei complessi templari.

Varie sono state le ipotesi sul nuovo assetto politico-sociale dei Nasca successivamente all'abbandono di Cahuachi. Si conoscono molti centri urbani di dimensioni variabili, tra i quali San José fu sicuramente il più grande. Si ebbe una frammentazione dello stato in piccole signorie locali spesso in guerra tra loro, pur mantenendo, per due secoli ancora, l'entità religiosa scissa dal potere politico. In base all'analisi fittile si deduce, infatti, che le rappresentazioni religiose conservarono un'omogeneità figurativa e stilistica denotando la presenza di un centro di produzione unitario, con specialisti istruiti dalla classe sacerdotale ancora capace di propagare il messaggio iconografico al di là dei limiti territoriali regionali, nell'ambito dell'antico territorio dello stato nasca.

Il Progetto Nasca, ha ritenuto necessario individuare quest'ultimo centro, al fine di conoscere la dinamica culturale del periodo tra il 350 e il 550 d.C. Nel prossimo quinquennio, quindi, continuerà una serie d'interventi di scavo nell'area di Estaquería, a 4 Km. da Cahuachi, sempre nella stessa valle, dove dal 1997 sono stati registrati i primi dati che confermano parzialmente l'ipotesi della presenza di un grande centro cerimoniale, con strutture monumentali, che funzionò dopo l'abbandono di Cahuachi.

Nel primo settore aperto lo scorso anno è stato evidenziato un sistema costruttivo differente applicato agli edifici, anche se il materiale culturale associato non si differenzia assolutamente da quello recuperato a Cahuachi. Si tratta di monticoli terrazzati di dimensioni monumentali, senza tracce d'attività domestica: i gradoni sono collegati tra loro da una serie di scale che permettono di accedere alla sommità delle strutture provviste di colonnati. Il materiale di costruzione dei muri è costituito da mattoni crudi di tipo paniforme alternati a file di pietre d'origine fluviale e successivamente intonacati e dipinti. Il ritrovamento di materiale fittile d'offerta, sacrificato nelle costruzioni, denota la funzione cerimoniale delle costruzioni, che non recano tracce di essere state incendiate.

Ad Estaquería , prima dell'intervento del 1997, era nota solamente una piattaforma appartenente all'Orizzonte Medio (550-1000 d.C.), sulla quale si ergevano i resti dei colonnati di un tempio. Ma il territorio, esaminato approfonditamente, si rivelò molto più ricco di costruzioni monumentali, con templi intervallati da piattaforme e piazze, completamente ricoperti dal catastrofico apporto alluvionale della fine del I millennio d.C., un evento di dimensioni ancora maggiori di quello che colpì Cahuachi nella sua fase finale: un fiume lento di fango e sabbia ricoprì interamente la vallata e le costruzioni preesistenti, già abbandonate dopo il 550 d.C., occultando la presenza dell'ultima capitale religiosa. Per tale motivo anche dalle fotografie aeree appare molto difficile individuare gli edifici celati dalla coltre di detriti del Río Nasca.

Dal 1998 al 1999 si è operato in quattro nuovi settori di Estaqueria, ottenendo dati nuovi sulla cronologia del sito. Non ci sono più dubbi sul fatto che il centro fosse un nucleo importante già in epoca Paracas, pero fu possibile verificare anche i segni di un’occupazione continuativa, che si rafforzò ancor più dopo l’abbandono di Cahuachi. L’abbondanza di materiale fittile delle fasi 5, 6 e 7 di Nasca, associata a strutture di tipo monumentale testimonia a favore dell’ipotesi che questo centro fu probabilmente l’ultima "capitale" Nasca, prima della conquista Wari nell’Horizzonte Medio.

 

La Missione Archeologica Italiana, diretta dal Dr. Giuseppe Orefici, con la condirezione dell'Arch. Elvina Pieri Orefici, opera in base a una convenzione con l'Instituto Nacional de Cultura del Perù e con regolari permessi rilasciati annualmente.

La collaborazione tra il Progetto del CISRAP e le autorità comunali di Nasca è un fatto concreto, tanto che la Municipalidad di Nasca ha dato in uso un terreno di 4200 mq. sul quale si sta edificando una Filiale del Centro, con laboratori, sala conferenze, museo didattico e strutture per gli alloggi, al fine di costituire un punto di riferimento per tutti gli studiosi dell'archeologia della Costa meridionale peruviana e una sede per seminari, congressi e corsi di archeologia preispanica (1200 mq. sono stati sino ad ora edificati).

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