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Vivere come un bambino

 

(foto: Unicef)

 

                Nella rivista per i giovani "Okapi" abbiamo trovato un dossier sui problemi dei bambini. Abbiamo tradotto le pagine che avevano come titolo "Vivere come un bambino" e abbiamo fatto un breve commento. Ecco dapprima le pagine tradotte:

                "In Bolivia, a 3700 metri di altitudine, si trova il più grande deserto di sale del mondo. Per 40 metri di spessore, il sale è mischiato alla terra. La notte fa -20°; il giorno, talvolta 30°.

                Coloro che lavorano nelle miniere di sale hanno i piedi e le mani bruciati. Tagliano blocchi di sale. Oppure lo sbriciolano per farne polvere da mettere nei sacchetti. È' il lavoro delle donne e dei bambini.

                Negli altri paesi dell'America del Sud, è lo stagno, il piombo, lo zinco, il rame o l'oro che vengono cercati nella terra. Dei bambini di 12 anni vi lavorano. Trasportano per 10 ore di seguito dei secchi d'acqua per lavare il minerale. Spingono delle carriole. Dissodano con il machete o effettuano lavori di sterro a colpi di piccone.

                Per dormire hanno una lettiera in un angolo. Per nutrirsi, hanno una ciotola di pasta e di riso all'alba; una scodella di manioca e delle banane la sera. Molti sono talmente stremati che si ammalano e certe volte muoiono.

                Nel mondo, ci sono sempre di più bambini con meno di 14 anni che lavorano : nelle fabbriche di tappeti o nelle mattonaie, nelle imprese tessili o di prodotti surgelati, nelle piantagioni o nei pascoli. I bambini delle strade sono molto più numerosi. Vivono di mille piccoli mestieri. Sono certe volte coinvolti nel traffico di droga oppure si prostituiscono. In alcuni paesi, le famiglie più ricche utilizzano i bambini come domestici... Questi piccoli schiavi sono senza dubbio i più soli, i più difficili da proteggere perché nessuno li vede, perché non escono mai dalla casa. Sono alla mercé dei loro padroni.

                Essi lavorano perché i loro genitori sono troppo poveri. Oppure perché sono fuggiti dalle loro famiglie e sono obbligati a cavarsela da soli per vivere. Nel peggiore dei casi, essi lavorano perché i loro genitori sono indebitati e i datori di lavoro si rimborsano così dei loro debiti. Si è molto lontani dai piccoli lavori che si possono fare in casa o nei campi. Si è lontani anche dalle corvées che fanno molti bambini in Africa e che sono un modo d'imparare il proprio futuro ruolo d'adulto (foto: Ester Masarati).

                Nei campi, nelle fabbriche, nei laboratori, i bambini lavorano talvolta dall'età di cinque anni. Sono sfruttati da datori di lavoro che abusano della loro docilità, che li pagano poco o niente, e che non esitano a far correre loro dei grandi pericoli. Alcuni lavorano in fabbriche di calzature, d'oreficeria, di tessuti, che utilizzano molte sostanze chimiche. Sono spesso stipati in luoghi bui e respirano delle sostanze che rovinano gli occhi e i polmoni. Quelli che portano carichi troppo pesanti non possono avere uno sviluppo normale e hanno spesso corpi deformi. Quelli che lavorano nelle miniere rischiano la silicosi, una malattia dei polmoni. I bambini che si prostituicono sono sempre più colpiti dall'AIDS.

                Per proteggere ed aiutare i bambini che lavorano, non c'è, in pratica, che una soluzione : permettere loro di andare a scuola, d'imparare a leggere e a scrivere. Bisogna anche permettere loro di imparare un lavoro.

                In realtà, non è perché lavorano da quando sono piccoli che troveranno lavoro crescendo. Spesso i datori di lavoro sfruttano la loro destrezza che perdono una volta diventati adulti. Allora, poiché i bambini che lavorano sono obbligati a farlo per vivere o per aiutare la loro famiglia, bisogna permettere loro di studiare vicino al posto di lavoro, in orari in cui hanno ancora energia per fare uno sforzo. Una specie di scuola part-time, con un programma adeguato. Esiste. È raro. Troppo raro."

                La situazione dei bambini nei paesi sottosviluppati non è molto diversa da quella dell'Europa della fine dell'Ottocento in piena rivoluzione industriale; oggi, attraverso l'evoluzione dei giovani Paesi asiatici e sudamericani, è possibile un miglioramento della situazione dovrebbe essere possibile; l'istruzione è uno dei fattori che può accelerare questo sviluppo   (Baldi Giovanni – Pighi Alessandro).

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