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I bambini in pericolo

 

(foto: Unicef)

 

                Sul quotidiano "Le Monde" ho trovato un articolo del Signor Aulagnon riguardante il numero dei bambini in pericolo. Ecco la sua traduzione:

                "Il numero dei bambini in pericolo in Francia non cessa di aumentare. Da quattro anni, anno dopo anno, l'Osservatorio nazionale dell'azione sociale decentralizzata (ODAS) indica cifre sempre più importanti. Nel suo quinto rapporto, reso pubblico mercoledi 20 novembre, l'ODAS conta 74.000 bambini maltrattati o a rischio di maltrattamento nel 1996, cioè il 14% in più dell'anno precedente. Nel 1995, i dipartimenti responsabili della protezione dell'infanzia avevano recensito 65.000 casi contro i 58.000 del 1994.

                Questo aumento è certo legato ad un maggiore attenzione ai casi di bambini in pericolo. L'onda di choc dell'affare Dutroux in Belgio e di quello di Cosne-sur-Loire in Francia, le campagne di sensibilizzazione, la forte mediatizzazione di questi fenomeni, la miglior formazione degli operatori sociali e il ricorso più facile al Servizio nazionale di accoglienza telefonica del bambino maltrattato (Snatem) hanno contribuito a rivelare un maggior numero di situazioni di maltrattamento, in particolare nel caso di abusi sessuali.

                Ma, per i responsabili dell'ODAS, questa spiegazione non basta a spiegare il forte aumento dei casi constatati. Fino a quel momento, gli operatori per l'nfanzia erano d'accordo nel constatare che il velo si alzava su un tema tabù.

                Ora, "l'aumento dell'attenzione e dell'osservazione non spiega che parzialmente l'aumento delle segnalazioni, indica il rapporto dell'ODAS". Se l'aumento avesse per unica causa delle ragioni tecniche, si sarebbe prodotto in maniera omogenea. Ora, il numero di segnalazioni di bambini maltrattati aumenta del 5%, mentre quello dei bambini a rischio di maltrattamento, esso, del 18%.

                La sfumatura è importante. Poiché, a differenza degli anni precedenti, l'aumento registrato nel 1996 non riguarda i bambini maltrattati - che non sono "che" 1.000 di più dell'anno precedente - ma i bambini a rischio - quelli che subiscono delle condizioni di vita tali da mettere in pericolo la loro salute, la loro sicurezza, pur senza essere maltrattati.

                "I commenti qualitativi dei dipartimenti interrogati convergono tutti nel senso di una persistenza della crisi sociale che rende fragili le famiglie", conclude il rapporto.

                Tra i bambini effettivamente maltrattati, coloro che sono vittime di abusi sessuali aumentano considerevolmente, passando da 5.500 a 6.500, cioè con un aumento del 18%. Al contrario, i bambini vittime di violenze fisiche, di negligenze gravi o di violenze psicologiche non sono più numerosi da un anno all'altro. "Si è talmente puntato il proiettore sugli abusi sessuali che ognuno, assistente sociale, insegnante, vicino, la famiglia stessa, si è focalizzato su questa forma di maltrattamento.", ha riferito Marceline Gabel, responsabile di questo rapporto e, d'altro lato, segretaria generale della grande causa nazionale sul maltrattamento.

                Altra evoluzione importante, messa in risalto dall'ODAS, il ricorso sempre più frequente alla giustizia. Il numero di deferimenti al tribunale riguardanti i bambini in pericolo è aumentato del 20%, passando da 36.000 nel 1995 a 42.000 nel 1996. Oggi, il 57% delle segnalazioni comportano un ricorso al tribunale. Questa tendenza è particolarmente forte per i bambini a rischio. Per la prima volta, il numero di ricorsi alla giustizia li riguarda tanto quanto i bambini maltrattati.

                Questa crescita dell'intervento giudiziario è contrario allo spirito della legge del 10 luglio 1989, che privilegiava l'intervento amministrativo su quello giudiziario. "Questo ricorso alla giustizia non è adatto all'infanzia in pericolo." ha affermato Pierre Méhaignerie, presidente del consiglio generale dell'Ille-et-Vilaine e presidente dell'ODAS." Bisogna diffidare di questi eccessi. Ci si aspetta oggi dal giudice che risolva tutti i problemi. Ora, il suo intervento è carico di conseguenze per le famiglie e può durare a lungo a causa dell'ingorgo dei tribunali."

                Questo ricorso alla giustizia è anche analizzato dal rapporto come una certa "marcia indietro" del lavoro sociale dovuto al carico troppo pesante dei servizi o di ripetuti incitamenti alla prudenza. Così, gli operatori sociali hanno come regola assoluta di trasmettere alla giustizia ogni caso di abuso sessuale vero o presunto. E' questo ultimo termine di "presunto" che crea problemi nella pratica (foto Unicef).

                L'aumento dell'intervento giudiziario si verifica anche nell'assunzione di responsabilità riguardo ai bambini. Così, il numero globale di affidi degli ultimi cinque anni non è dovuto che alle decisioni del giudice. Gli affidi amministrativi non fanno che diminuire. "Il ricorso sistematico al giudice può segnare un arretramento nell'efficacia del sistema di protezione del bambino" ritengono gli autori (Guido Porro).

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