CPN del Prc del 6/7 novembre 1999 – MOZIONE della Sinistra Rivoluzionaria
La crescente instabilità interna al centrosinistra si combina con la stabilità di fondo delle politiche dominanti, inscritte organicarnente negli interessi di fondo del capitalismo italiano ed europeo: continuità dei tagli alla spesa sociale, estensione ulteriore della flessibilità del lavoro, sviluppo abnorme di processi di fusione e concentrazione proprietaria del capitale finanziario sotto la spinta delle privatizzazioni dilaganti, nei settori della produzione, del credito, dei servizi.
La coalizione di governo a guida D.S.; l’asse concertativo Veltroni/Cofferati per l’estensione del sistema pensionistico contributivo; la crescente concorrenza tra CGIL e CISL sul versante dell’offerta "concertativa" alla borghesia italiana, rappresentano i fattori principali che oggi garantiscono la continuità dell’offensiva dominante e inibiscono il potenziale di risposta di massa. Ne consegue un ulteriore arretramento della condizione materiale e della coesione sociale delle classi subalterne, documentato dall’esito negativo dei contratti di lavoro dei metalmeccanici, dei tessili, del commercio, della scuola.
Si approfondisce, in questo quadro, la crisi di consenso del Centro Sinistra ed in particolare la crisi dei D.S.. L’apparato D.S. si configura, una volta di più, non solo come organico portavoce degli interessi borghesi nel movimento operaio ma, nell’attuale condizione, come direzione politica centrale dell’offensiva dominante: la gestione in prima persona della guerra imperialista, il ruolo di punta nella concertazione antioperaia, le nuove proposte di ulteriore stretta reazionaria sul piano delle leggi elettorali, le misure varate o preannunciate in materia di scuola e "sicurezza pubblica" danno il segno di questo ruolo. Le posizioni assunte sul piano ideologico a ridosso dell’affare Mitrokhin rappresentano il risvolto culturale di questo ruolo politico:
da un lato rappresentano l’ulteriore ricerca del proprio definitivo accreditarnento presso la borghesia, sino all’umiliazione ostentata di storia e passioni della propria base di massa, e dall’altro lato misurano quanto la volontà di preservare il ruolo di governo delle politiche borghesi prevalga su qualsiasi altra considerazione di tipo politico ed elettorale. Parallelamente proprio questo ruolo di frontiera espone i D.S. a contraddizioni profonde e al rischio di possibili precipitazioni di crisi: sia sul versante dello scollamento con settori crescenti del proprio tradizionale insediamento sociale, sia su quello delle tensioni e divisioni interne di apparato.
La crisi profonda dei D.S. si intreccia con la crisi interna del Centro Sinistra. Proprio la centralità D.S. nella gestione delle politiche borghesi, come nelle interlocuzioni materiali con gli ambienti del capitale finanziario, unita alla ripresa concorrenziale delle destre, producono una difficoltà crescente sul versante delle componenti di Centro della Coalizione inducendole al contrasto politico e alla logica della ricontrattazione degli equilibri. L’apertura del processo di "rifondazione" del governo D’Alema e la sua successiva impasse sono il segno di una situazione di deterioramento dell’attuale equilibrio di governo. La possibilità che dopo il varo della Finanziaria si realizzi una
precipitazione di crisi, è reale. La stessa eventualità di una combinazione tra elezioni regionali e politiche pur improbabile non può più essere esclusa.
La ripresa di apertura di forze significative del Centro Sinistra al PRC in ordine alle prossime elezioni regionali e, in parte, alle prossime elezioni politiche, è direttamente proporzionale alla crisi interna del C.S. . E’ la ricerca di una stampella d’appoggio sul versante elettorale e di una corresponsabilizzazione vincolante sul piano politico.
Le crescenti pressioni che vengono avanti, il possibile annunciarsi di una grave stretta politica, richiedono al PRC la definizione di una chiara rotta di fondo, libera da contraddizioni e irrisolutezze.
La politica del Centrosinistra, la sua natura sociale, i suoi effetti sulla condizione di massa confermano, una volta di più, la contrapposizione di fondo tra le ragioni del C.S. e le ragioni sociali dei comunisti.
Non è sufficiente l’opposizione qui e ora al governo D’Alema.
E’ necessario costruire il PRC come polo autonomo di classe anticapitalistico, strategicamente alternativo, per l’oggi e per il domani, sia al Centrodestra sia al Centrosinistra. E’ necessario assumere l’autonomia strategica di classe del PRC rispetto ai due poli borghesi d’alternanza quale terreno centrale di costruzione del nostro partito.
In questo quadro il CPN orienta il partito verso la presentazione indipendente di proprie liste e propri candidati presidenti in occasione delle prossime elezioni regionali, rettificando la linea sino ad ora perseguita. La rivendicazione di governi regionali di reale alternativa di classe e di aperta opposizione al governo nazionale, unica proposta possibile di governo per i comunisti - è del tutto incompatibile con accordi di governo nelle regioni tra PRC e Centrosinistra. Le politiche locali del C.S. nelle regioni sono inevitabilrnente l’articolazione locale di quegli stessi indirizzi di fondo che oggi combattiarno sul piano nazionale.
L’opposizione a quelle politiche nelle regioni è dunque un tassello importante del rilancio nazionale dell’opposizione comunista ed anche misura della sua coerenza e incisività. Peraltro l’esperienza di collaborazione di governo condotta per cinque anni in tanti governi regionali (o di grandi città) esperienza di cui va fatto un onesto bilancio, ha dimostrato non solo l’incompatibilità del Centrosinistra con qualsiasi svolta di classe o anche solo riformatrice, ma anche l’inevitabile subalternità cui quella collocazione ci espone, a tutto vantaggio dello stesso recupero delle destre. La ricerca di un ulteriore allargamento dei governi di coalizione tra PRC e Centrosinistra, come oggi in Sardegna e Sicilia, sino alla caduta di ogni formale preclusione persino rispetto all’Udr e all’Udeur, ha rappresentato un grave errore del nostro partito. La scelta generale di una presentazione indipendente alle prossime elezioni regionali deve accompagnarsi ad una rettifica pronta di quell’errore.
La presentazione autonoma del PRC alle elezioni regionali è resa tanto più necessaria dallo stretto legame tra elezioni regionali ed elezioni politiche nazionali.
La ricerca e moltiplicazione di accordi di governo col C.S. nelle regioni ci trascinerebbe verso una ricomposizione col Centrosinistra sul piano nazionale, sino a prefigurare un possibile ritorno del nostro partito nel governo o nella maggioranza di governo, in occasione della prossima legislatura, nel caso di vittoria del Centrosinistra. Questo evento distruggerebbe il nostro partito come forza autonoma e di classe e ne produrrebbe una crisi distruttiva. La presentazione autonoma del PRC nelle regioni deve dunque prefigurare la certezza del nostro ruolo indipendente anche nella prossima legislatura, dando alla attuale nostra opposizione al governo D’Alema un respiro strategico e non tattico: non il ruolo di un’opposizione contingente finalizzata a riaprire il varco di una ricomposizione con un successivo governo ma un definitivo ancoraggio di classe delle nostre scelte, presenti e future. Quindi un riferimento stabile per le lotte di massa.
La scelta definitiva di costruzione del nostro partito come polo autonomo di classe anticapitalistico, alternativo al Centrodestra e al Centrosinistra, è condizione necessaria e base di partenza per orientare e articolare da subito l’azione politica e l’elaborazione programmatica e strategica del Prc, sbloccando l’attuale paralisi e superando la logica di effetti annuncio cui non seguono atti reali.
1) I1 CPN chiama il Prc a superare un approccio di immagine, fondamentalmente istituzionale, alla questione del movimento e dei movimenti. Si impone innanzitutto la necessità di definire un programma d’intervento del partito: che non sia nè una lista indifferenziata di obiettivi, né una petizione dei diritti, né la riduzione del nostro impianto rivendicativo a questa o quell’altra parola d’ordine, ma che indichi, in una stretta connessione, un insieme di parole d’ordine e rivendicazioni per lo sviluppo e la ricomposizione di un movimento di massa. Parole d’ordine e rivendicazioni che possano unificare il lavoro di massa dello stesso partito nei luoghi di lavoro, sul territorio, nelle organizzazioni di massa. Il CPN propone l’assunzione di una piattaforma di propaganda e agitazione basata su cinque assi rivendicativi, per una vertenza generale unificante del mondo del lavoro e dei disoccupati: un forte recupero salariale unificante per l’intero lavoro dipendente; un salario minimo intercategoriale detassato; la riduzione generale dell’ orario senza flessibilità e pagato dai padroni; un vero salario garantito per i disoccupati in cerca di lavoro; l’abolizione del pacchetto Treu e dei contratti atipici a partire dalla piena assunzione degli attuali lavoratori precari.
E’ una impostazione rivendicativa che connette la ricomposizione di un blocco sociale alternativo all’esigenza di un programma transitorio anticapitalistico per l’uscita dalla crisi, condizione decisiva per il riscatto delle grandi masse e per la stessa rinascita del Mezzogiorno.
Inoltre si impone una logica nuova di rapporto coi movimenti reali già esistenti e situazioni di lotta già presenti, fuori da un ruolo di pura rappresentanza istituzionale delle istanze sociali. Le lotte che si vanno sviluppando in ordine sparso nelle fabbriche in crisi richiedono un indicazione unificante. Prima l’occupazione della Olivetti, poi l’occupazione e il presidio della Necchi, i processi di possibile radicalizzazione della lotta dei lavoratori dell’ENEL indicano, pur in situazioni difficili, potenzialità preziose: va aperta al riguardo un’immediata riflessione ed elaborazione di proposta.
Così le lotte degli studenti e dei lavoratori della scuola, tra cui lo sciopero dei Cobas scuola del 29 ottobre, contro l’aziendalizzazione e privatizzazione dell’istruzione è un punto di partenza importante per rilanciare una proposta di mobilitazione nazionale unitaria e di massa capace di unificare, come in Francia, insegnanti e studenti, in aperta contrapposizione alle politiche del governo e alle mobilitazioni reazionarie confessionali.
Il CPN del Prc propone all’intero arco di forze disponibili (sindacali, politiche, culturali) presenti nel mondo della scuola una manifestazione nazionale a Roma combinata con uno sciopero nazionale di insegnanti e studenti, capace di configurare una risposta di massa visibile e dirompente alle campagne privatistiche e clericali.
Il CPN impegna inoltre l’intero partito ad una mobilitazione intensa contro la grave minaccia dei Referendum radicali, sino ad ora insufficientemente contrastata sul piano dell’azione. E’ necessario preparare da subito le condizioni di comitati unitari antireferendari che possano intraprendere una campagna decisiva di controinforrnazione. Così è necessario che le forze del sindacalismo antiburocratico e di classe, ovunque collocate propongano, a fronte di un eventuale vittoria referendaria, uno sciopero generale unitario del mondo del lavoro per recuperare sul piano contrattuale e della forza di massa diritti e conquiste fondamentali.
2) I1 CPN chiama il Prc a sviluppare una vasta azione di dialogo e interlocuzione con la base di massa dei D.S. e con il popolo della sinistra, fuori da ogni autorecinzione settaria, col fine di rilanciare un'azione di egemonia alternativa. I nuovi processi di scollamento tra l’apparato storico della socialdemocrazia italiana e il proprio vecchio insediamento sociale richiedono un intervento attivo del PRC: non per riattivare "il dialogo con la sinistra moderata" a fini di ricomposizione di governo, ma per estendere l’egemonia di un’altra sinistra irriducibilmente alternativa all’apparato D.S.. A questo fine il CPN impegna il partito a promuovere una vasta iniziativa politica verso il popolo della sinistra, con articolazioni diverse e complementari.
a) intensificando la proiezione unitaria dal basso sul terreno delle lotte sociali e democratiche - dalle pensioni, alla scuola, alla lotta ai referendum radicali - al fine di costruire esperienze comuni che moltiplichino i canali di contatto e comunicazione.
b) Inserendoci in ogni contraddizione visibile e riconoscibile tra D.S. e forze borghesi del Centro (come sulle RSU) anche sfidando i D.S. a rompere con quelle forze, a favore di una mobilitazione comune; con ciò stesso mettendo in evidenza il contrasto irriducibile tra l’alleanza col Centro e la necessaria unità di lotta del movimento operaio.
c) Moltiplicando le occasioni di pubblico e aperto confronto politico e ideale sul bilancio complessivo dei dieci anni trascorsi dall’89 al fine di offrire una lettura razionale del fallimento politico dei miti dell’89 e riproporre l’attualità della Rifondazione comunista quale polo di ricomposizione e rilancio di una vera sinistra alternativa.
3) I1 CPN assume la centralità della costruzione del Prc come partito, quindi dello sviluppo della sua organizzazione, delle sue radici sociali, del suo programma fondamentale, quali condizioni essenziali per lo stesso dispiegamento della politica di massa e della lotta per l’egemonia. Profondamente contraddittorio con questo fine è
l’ipotesi confusa di aggregazione politico/culturale con il ceto intellettuale della cosidetta "sinistra critica". In parte si tratta di un ceto ristretto ed elitario per lo più privo di consistenza politica e base sociale, in parte di un’area culturalmente ostile alla stessa idea di partito e politicamente orientata in senso "frontista" verso D.S. e Centrosinistra.
Un’aggregazione con questa area avrebbe come effetto di trascinamento un indebolimento ulteriore del Prc come forza organizzata e un nuovo rischio di caduta di autonomia sul versante politico.
Il CPN impegna invece il Prc:
a) a subordinare l’interlocuzione con la "sinistra critica" alla priorità dell’azione politica di massa e, in essa, della costruzione del Prc.
b) a promuovere anche in aperto confronto con la "sinistra critica" una vera e propria offensiva culturale a sostegno della necessità e attualità della costruzione del partito comunista, contrastando apertamente la riproposizione di suggestioni movimentiste ed eclettiche peraltro già sperimentate e già fallite.
c) a sviluppare un intervento mirato verso il corpo di base della sinistra interna dei D.S., in particolare nei suoi spezzoni di classe, teso all’aperta conquista politica di tali forze ed energie al nostro partito.
Più in generale l’asse di intervento della nostra politica verso la sinistra critica deve basarsi su un argomento di fondo: non esiste uno spazio politico intermedio fecondo e reale tra la socialdemocrazia liberale dei D.S. e la costruzione di un autonomo Partito Comunista con influenza di massa.
La Conferenza Programmatica del PRC avrà il compito di sviluppare ed elaborare le indicazioni generali di linea politica qui espresse entro la definizione più generale, a otto anni dalla nostra nascita, del programma fondamentale del Partito e della sua contestualizzazione storica. La storia del movimento operaio nel Novecento, il comunismo, la transizione, la proprietà, lo Stato, il blocco storico, i grandi temi strategici sino ad ora rimossi, dovranno essere posti al centro del confronto e della crescita collettiva del partito. Per questo la Conferenza dovrà coinvolgere democraticarnente l’intero corpo del Prc, facendone il padrone del partito e dei suoi fini.
Peraltro solamente l’intreccio di autonomia di classe, proiezione di massa, elaborazione strategica collettiva può rispondere alla grave crisi che oggi incontra il nostro partito e rimuovere ogni rischio di declino.
Marco Ferrando
Ivana Aglietti
Vito Bisceglie
Anna Ceprano
Franco Grisolia
Luigi Izzo
Matteo Malerba
Francesco Ricci
Michele Terra