O.D.G. PRESENTATO ALLA DIREZIONE NAZIONALE DEL 16/9/99

La D.N.
nel respingere le offerte avanzate dalle forze decisive del centrosinistra in ordine alla ricomposizione di alleanze di governo tra centrosinistra. e PRC;
nell'affermare il carattere autonomo e alternativo del PRC quale asse di ricomposizione di un polo di classe anticapitalistico;
definisce un programma d'azione per il lavoro di massa del partito, a partire dall'autunno entro l'avvio della definizione di un programma strategico generale del PRC.

 La D.N. istruisce l'elaborazione del programma fondamentale del partito lungo un indirizzo apertamente anticapitalistico. La prospettiva di un' "alternativa possibile" antiliberista - separata e distinta da un'alternativa anticapitalistica - si è rivelata priva di fondamento. La stessa politica del governo francese, lungi dal rappresentare un'anomalia qualitativa rispetto alle politiche dominanti nel resto dell'Europa, ne incarna solo una specifica variante: il record delle privatizzazioni in Francia sotto Jospin, lo sviluppo abnorme di un precariato sociale prodotto da un allargamento consistente della flessibilità  del lavoro nello stesso pubblico impiego, dimostrano che i pallidi scampoli di keynesismo e i cosidetti successi sul fronte dell'occupazione si riducono alla confezione propagandistica di un liberismo appena temperato. E' l'ulteriore riprova che solo un programma coerentemente anticapitalista e socialista che costruisca un legame, nelle lotte, tra gli obiettivi immediati e l'alternativa di sistema, può trascinare con sé un'opposizione reale alle stesse politiche liberiste.
L'elaborazione del programma fondamentale del PRC assume come sua base di partenza questa discriminante di fondo.

 I comunisti sono chiamati ad elaborare in ogni movimento reale, fuori da ogni logica puramente minimalistica o sindacalistica, un sistema di rivendicazioni parziali, a carattere transitorio, che facciano da ponte tra le esigenze attuali delle masse e le necessità della rottura anticapitalistica. Si tratta di rivendicazioni oggi prevalentemente propagandistiche, sicuramente controcorrente, ma la cui funzione è decisiva per ricostruire tra le masse e nella loro stessa avanguardia larga una  coscienza politica anticapitalistica e creare così le condizioni per un loro sviluppo sul piano dell'agitazione e, in prospettiva, dell'azione. 

 Sul terreno più immediato dell'agitazione di massa, la D.N. avanza una proposta di piattaforma di lotta per una VERTENZA GENERALE unificante del mondo del lavoro, dei disoccupati, dei lavoratori precari. Va superata ogni logica di campagna d'immagine su singole rivendicazioni (prima sull'orario poi sul salario) a favore di una piattaforma rivendicativa organica: una piattaforma che possa lavorare all'innesco di un movimento reale e al tempo stesso unificare l'intervento di massa del partito.

 L'esperienza ha dimostrato che la rivendicazione della riduzione dell'orario di lavoro svincolata da una battaglia centrale sul terreno salariale era inadeguata come fattore di trascinamento di una mobilitazione reale.
La D.N. supera dunque questo errore d'impostazione. Per questo collega la richiesta di una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro senza concessioni di flessibilità e pagata dai profitti con la rivendicazione di un forte aumento salariale unificante per l'intero lavoro dipendente da avanzare con forza nell'imminente tornata contrattuale di importanti categorie e nella contrattazione integrativa di grandi aziende, a partire dalla FIAT.
Parallelamente s'impone la richiesta di un salario minimo intercategoriale detassato che possa contrastare le pratiche diffuse di sottosalario connesse ai processi di esternalizzazione e decentramento della produzione. E' necessario che sul fronte della richiesta salariale il partito lavori ad una ricomposizione unitaria del lavoro dipendente cercando di favorire e orientare nelle aziende o nei settori più favorevoli, episodi di lotta esemplare che possano rompere il quadro di concertazione e trascinare la mobilitazione di settori più vasti.
Congiuntamente i comunisti avanzano una proposta di ricomposizione unitaria dei cosiddetti lavoratori flessibili attorno alla richiesta centrale della trasformazione di tutti i contratti atipici in contratti a tempo pieno e indeterminato e, più in generale, dell'abolizione di tutti i contratti atipici contro ogni logica di normalizzazione giuridica e statutaria del lavoro atipico. L'abolizione del Pacchetto Treu, varato dal governo Prodi nel 97 con conseguenze devastanti nei rapporti di lavoro, è sotto questo profilo una proposta centrale del PRC. Parallelamente è necessario un forte impegno contro i referendum radicali, con una campagna di massa di boicottaggio degli stessi.

 Infine, il PRC avanza una proposta per il rilancio e la riunificazione del fronte di lotta dei disoccupati.
La D.N. supera, al riguardo, la vecchia proposta del "lavoro minimo" rivelatosi di fatto subalterna alle logiche di precarizzazione dilagante e assume come proposta centrale unificante il salario garantito ai disoccupati in cerca di lavoro a partire dai 18 anni. Non si tratta di una proposta ideologica "antilavorista" ("salario di cittadinanza") né all'opposto un istituto subordinato e vincolato all'accettazione di lavori flessibili. Si tratta della rivendicazione del diritto ad una vita dignitosa per quella massa enorme di disoccupati che pur ricercando attivamente un lavoro reale sono emarginati dalla crisi e contrapposti ad altri lavoratori. Questi disoccupati, concentrati prevalentemente nel Sud, vanno sottratti alla deriva della disperazione come alle pressioni della criminalità. E per questo non sono sufficienti agevolazioni minime in fatto di accesso alla sanità o ai trasporti. E' necessario un salario dignitoso pagato dalla riduzione progressiva delle spese militari e dalla eliminazione dell'assistenza al profitto d'impresa (trasferimenti pubblici, agevolazioni fiscali ecc....).
La D.N. impegna le strutture del partito ad attivare attorno a queste rivendicazioni comitati di disoccupati e a raccogliere attorno ad essa la convergenza crescente dei comitati e movimenti di disoccupati già esistenti.
Va costruita la prospettiva di un'Assemblea nazionale dei disoccupati, promossa unitariamente da un ampio arco di strutture di lotta come base di costruzione di un'organizzazione nazionale capace di iniziativa vertenziale e collegata alle esperienze organizzative e di lotta di altri paesi.
E' necessario inoltre rilanciare l'intervento nella scuola, sia contro il nuovo progetto di Berlinguer presentato in luglio sulla parità scolastica, sia contro la proposta dei cicli; con l'obiettivo di creare una mobilitazione di massa contro questo nuovo attacco.

Questa impostazione di rilancio e qualificazione dell'opposizione comunista sul terreno del progetto strategico, della piattaforma d'azione, del radicamento sociale richiede una prospettiva politica coerente. Una prospettiva di costruzione del PRC come autonomo polo di classe anticapitalistico, perciò stesso come forza alternativa e contrapposta ai due poli borghesi di alternanza (di centrodestra e di centrosinistra). Una prospettiva politica diversa svuoterebbe di ogni contenuto reale ed efficacia pratica la rivendicazione dell'opposizione e della costruzione del movimento, riducendoli a richiami retorici e d'immagine.
Per questo la D.N. respinge, nella chiarezza, le pubbliche profferte avanzate da forze decisive del centrosinistra per la ricomposizione ed estensione di alleanze di governo tra centrosinistra e PRC in occasione delle elezioni regionali e, in prospettiva, delle stesse elezioni politiche nazionali.
Queste profferte hanno finalità scoperte e certamente comprensibili. In parte sono il frutto delle nuove e pesanti difficoltà del centrosinistra e dei D.S. nel rapporto col proprio insediamento sociale ed elettorale. In parte rispondono a interessi politici specifici interni al centrosinistra e alla dinamica delle sue irrisolte contraddizioni.

 Il PRC non ha nulla a che spartire con queste mire e manovre dello schieramento di governo. Il centrosinistra ha dimostrato in modo inequivocabile di rappresentare gli interessi del grande capitale sia nelle politiche sociali di rapina, sia nelle scelte di politica istituzionale sia nel campo della politica estera come si è visto una volta di più con la gestione di una guerra imperialistica e neocoloniale.

 L'aperta opposizione del PRC al governo D'Alema non può essere allora disgiunta da un'opposizione più complessiva al centrosinistra. Né tanto meno può essere vissuta come funzionale a sgomberare il campo per la ricomposizione di un'alleanza col Centrosinistra. Un simile manovrismo politico, privo di ogni base di classe e di principio, risulterebbe disastroso tanto più oggi, sia per i lavoratori sia per il partito.
Il nostro partito nell'autunno 98 ha ritirato il sostegno al governo Prodi e alle politiche della borghesia italiana. Tutta l'esperienza politica successiva, a partire dalla guerra, ha confermato questa scelta, con l'aggravarsi  su ogni terreno delle ragioni di contrasto, sociale e politico, tra PRC e centrosinistra. Un ritorno indietro del PRC, una nuova ricomposizione di governo, sia pure in prospettiva, tra PRC e centrosinistra comporterebbe non solo una autentica precipitazione della crisi di credibilità del partito: ma la scomparsa del PRC come forza autonoma di classe, con un danno enorme per il movimento operaio e un gravissimo vuoto politico a sinistra.

La D.N. pertanto respinge risolutamente i tentativi di recupero del PRC da parte del centrosinistra a partire dalle elezioni regionali. In questo senso considera errate le posizioni di aperta disponibilità espresse dal Segretario del Partito e introduce una correzione di linea politica.
In questo quadro la D.N. critica e rivede da subito l'apertura del partito al governo regionale siciliano, ad un centrosinistra esteso persino al CDU.
Peraltro la separazione tra piano regionale e piano politico nazionale è priva, in realtà, di ogni fondamento reale di classe. Le politiche locali del centrosinistra, a partire dalle regioni e dalle grandi città sono state in questi anni e sempre più la gestione locale delle grandi politiche nazionali e dei loro interessi di riferimento. Le politiche di contenimento della spesa sanitaria, di privatizzazione dei trasporti, di flessibilità del lavoro, di cementificazione dell'ambiente hanno conosciuto un vasto dispiegamento sia sotto le giunte di centrodestra che di centrosinistra. Oggi il varo del patto di stabilità interno, le ulteriori leggi Bassanini sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, l'annunciato nuovo taglio massiccio dei trasferimenti pubblici agli Enti locali nella imminente finanziaria (- 2.500 miliardi) definiscono un quadro di dipendenza ancora più stringente dei governi locali dal governo nazionale.
L'ingresso di assessori comunisti non potrebbe dunque mutare l'asse di fondo delle politiche regionali di centrosinistra: al contrario, com'è avvenuto in questi anni in diverse regioni, corresponsabilizzerebbe il PRC a quelle stesse politiche cui i comunisti si oppongono sul piano nazionale. Priverebbe il lavoro di massa del PRC e la costruzione dell'opposizione sociale di una importante sponda istituzionale. Offrirebbe proprio alle destre il vantaggio del monopolio dell'opposizione e quindi un più ampio spazio di recupero e di rilancio. Né potrebbe attivare un recupero elettorale sul nostro elettorato astenuto: l'astensione ha il segno della percezione della politica come segno uniforme, indistinto, distante. Una più estesa omologazione del PRC alle coalizioni di governo col centrosinistra non solo non rimuoverebbe quella percezione, ma finirebbe con l'alimentarla drammaticamente.

 La D.N. indirizza dunque il PRC verso la presentazione di proprie liste e di propri candidati presidenti in tutte le regioni italiane, sulla base di programmi locali di radicale rottura con le politiche amministrative del centrodestra e del centrosinistra e di aperta opposizione alle politiche dei governi nazionali: programmi incompatibili con qualsiasi rappresentanza politica borghese, su cui rivendicare da subito la convergenza unitaria di lotta delle forze disponibili del movimento operaio.

 

MARCO FERRANDO
IVANA AGLIETTI
CLAUDIO BELLOTTI
VITO BISCEGLIE
ANNA CEPRANO
FRANCO GRISOLIA
LUIGI IZZO
MATTEO MALERBA
FRANCESCO RICCI
MICHELE TERRA

 

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COMUNICATO DI DIECI MEMBRI DELLA
DIREZIONE NAZIONALE DEL PRC

 

Esprimiamo, come dirigenti nazionali del Partito, il nostro netto dissenso verso la proposta di apertura al centrosinistra in occasione delle elezioni politiche avanzata da Fausto Bertinotti.
Questa proposta, che ha già determinato un profondo disorientamento nel PRC, è priva di qualsiasi corrispondenza con le ragioni sociali dell'opposizione comunista.

 

Le politiche dei governi locali del centrosinistra sono in realtà l'applicazione di quegli stessi indirizzi nazionali di contenimento della spesa, privatizzazioni, flessibilità, contro cui si manifesta la nostra opposizione nazionale. Gestire con nostri assessori quelle politiche, realizzare compromessi su quel terreno significherebbe snaturare le ragioni sociali dei comunisti e logorare ulteriormente la credibilità del PRC.
Ma soprattutto la proposta avanzata ha gravi ricadute politiche sulla prospettiva generale del PRC. Essa rappresenta una apertura di fatto alle pressioni di parti importanti del centrosinistra tese a coinvolgere il PRC in un nuovo accordo politico di governo in occasione delle prossime elezioni politiche. Peraltro la connessione politica tra le elezioni regionali e le elezioni politiche è quanto mai obiettivamente stringente.
Un ritorno alla collaborazione di governo col centrosinistra sul piano nazionale, fosse pure nella prossima legislatura, determinerebbe una crisi distruttiva del PRC, sancirebbe la liquidazione di fatto del PRC come forza autonoma di classe, con un danno enorme al movimento operaio e un vuoto gravissimo a sinistra.
Contro la ricerca di accordo col centrosinistra nei governi regionali, contro la prospettiva di possibile nuovo accordo di governo tra il PRC e il centrosinistra nella prossima legislatura, la sinistra interna del PRC svilupperà una battaglia politica intransigente, forte dell'accresciuto consenso che va registrando nel Partito.
Il PRC ha uno spazio e un futuro solo se saprà costruirsi, con coerenza, come autonomo polo di classe anticapitalistico, alternativo sia al centrodestra che al centrosinistra, sulla base della difesa intransigente degli interessi dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani e in una prospettiva di alternativa di sistema.

 

Marco Ferrando, Ivana Aglietti, Claudio Bellotti, Vito Bisceglie, Anna Ceprano, Franco Grisolia, Luigi Izzo, Matteo Malerba, Francesco Ricci, Michele Terra

 

Roma, 16 settembre '99

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