QUANDO SI DICE ULIVO…
di
Alberto Airoldi
Nei
giorni immediatamente successivi alle elezioni il PRC è stato oggetto di una
pesantissima aggressione da parte di intellettuali, politici e mass media
dell’Ulivo. Gli argomenti sono odiosi nella loro pochezza e spesso, per questo,
tanto più efficaci. Il più elementare è la pura aritmetica: Ulivo più Rifondazione
uguale vittoria al Senato. Questa demenziale addizione, che prescinde da
contenuti, programmi, e dalla stessa possibilità di convincere l’elettorato del
PRC a votare Ulivo, non viene significativamente proposta anche per la lista di
Di Pietro: quel che interessa è trovare un capro espiatorio per la sconfitta e
mettere sotto pressione il PRC, che dovrebbe, nei loro desideri, sparire dalla
faccia della Terra. Altri argomenti, invece, ricordano significativamente
quelli utilizzati all’interno del PRC contro la sua minoranza di sinistra:
‘’siete per il tanto peggio, tanto meglio’’, ‘’siete soddisfatti della vittoria
delle destre’’, ‘’i duri e puri che non hanno rapporto con la realtà’’, e altri
luoghi comuni di questo tipo.
Con
questo fuoco di sbarramento l’Ulivo evita che i suoi simpatizzanti possano
trarre un bilancio razionale dalla sconfitta. Si dimostra così la pochezza
tattica della non belligeranza che, a detta del gruppo dirigente del PRC, ci
avrebbe dovuto offrire la possibilità di interloquire con aree della sinistra
dopo la disfatta dell’Ulivo, senza correre il rischio di essere accusati della
sconfitta.
Questo
bilancio della prima esperienza governativa dei DS, bocciata dopo 5 anni
dall’elettorato, noi abbiamo tutti gli interessi a farlo in termini razionali,
chiari e comprensibili.
Il
metodo è semplice, ci si deve chiedere: dopo 5 anni di governo i lavoratori, i
pensionati, i disoccupati, sono più forti o più deboli? La domanda pare quasi
retorica, è evidente che siano più deboli, e su tutti i fronti. Vediamoli con ordine.
1)
il potere d’acquisto
dei salari è diminuito, e non ci vuole molto a fare i conti: l’inflazione
programmata è stata sistematicamente al di sotto di quella reale. Questo non è
avvenuto in un periodo di forte crisi economica, ma in un periodo in cui i
profitti hanno infranto tutti i record. Anche su questo fatto la verifica è
immediata: la distribuzione del reddito negli ultimi anni si è spostata verso i
profitti e le rendite, anche grazie alla riduzione dell’imposizione fiscale sui
redditi più alti (la cosiddetta riforma delle aliquote di Visco)
2)
Quando si parla di
potere d’acquisto non bisognerebbe dimenticare mai che alcuni aumenti in
particolare danneggiano le classi popolari. Gli aumenti delle tariffe, dei
trasporti, della benzina, colpiscono molto di più le classi popolari, che vi
riservano una quota maggiore delle loro disponibilità economiche. Uno dei
grandi vanti dell’Ulivo è avere ridotto i tassi d’interesse, rendendo meno
onerosi i mutui. Tuttavia la liberalizzazione degli affitti e le dinamiche del
mercato degli immobili hanno fatto crescere notevolmente la parte di salario
che un lavoratore deve dedicare alla casa.
3)
Dopo aver incentivato
l’acquisto dell’auto, il governo ulivista non ha contrastato la crescita inarrestabile
del prezzo dei carburanti e dei premi delle RC auto (congelati solo per un paio
di anni)
4)
L’Ulivo sostiene di
avere colpito la rendita con la riduzione dei tassi di interesse utilizzando
meccanismi di mercato, senza ricorrere alla tassazione dei BOT. Anche qui,
però, si fa finta di non capire che un conto è diminuire TUTTE le rendite dei
BOT allo stesso modo (colpendo anche chi ha investiti, per esempio, solo £.
10.000.000), e un conto è tassare, magari progressivamente, solo le grandi rendite
(oltre i 200.000.000). Quanto ha fatto l’Ulivo è paragonabile a un’imposta
proporzionale, che colpisce piccoli e grandi risparmiatori allo stesso modo. Se
consideriamo che negli anni ’80 i BOT sono stati la forma di risparmio per
eccellenza della piccola borghesia e anche di molti operai e pensionati,
comprendiamo bene come l’Ulivo abbia tutelato la sua base sociale.
5)
Lo stato sociale,
ovvero il salario indiretto, non è stato smantellato, ma sono state gettate le
basi per il suo drastico ridimensionamento. Le privatizzazioni portano una
serie di servizi e di produzioni ai prezzi di mercato, eliminando i prezzi
imposti. La legge Turco sui servizi sociali integrati introduce il principio di
sussidiarietà, che confina l’area di intervento del pubblico ai soli ambiti in
cui il privato non arriva.
6)
Anche dal punto di
vista delle garanzie e dei diritti il quinquennio ulivista è stato
particolarmente nefasto. Gli incidenti sul lavoro sono aumentati, i morti si
sono ridotti solo nell’ultimo anno dopo essere cresciuti.
7)
Il diritto di sciopero
è stato pesantemente attaccato, in particolare nei trasporti, proseguendo
nell’operazione di contrapposizione dei lavoratori agli utenti.
8)
Il danno più grande per
la classe lavoratrice è stato però prodotto con la cosiddetta flessibilità,
garantita dal pacchetto Treu, dalla legge Bassanini, dai patti d’area del
governo D’Alema. Detto per inciso non si capisce perché Bassanini, che ha tanto
ha fatto per precarizzare nella pubblica amministrazione, sia ricordato solo per
lo snellimento delle procedure e le autocertificazioni. La flessibilità ha il
significato di frammentare il più possibile la classe, accrescere l’esercito
industriale di riserva. In questo modo si possono facilmente comprimere i
salari e i diritti: i lavoratori a tempo indeterminato rischiano di essere
sostituiti da precari, i precari di non essere confermati. Questo vale anche
nei casi in cui i precari abbiano formalmente parità di salario e diritti: la
minaccia della mancata riconferma rende difficile fare valere dei diritti
9)
Il diritto a
un’istruzione ‘’libera e gratuita’’ è stato pesantemente rimesso in discussione
con la cosiddetta ‘’parità scolastica’’. Il buono scuola è stato prima
introdotto da una regione ulivista come l’Emilia Romagna e poi ulteriormente
peggiorato da Formigoni. Il riordino dei cicli rende la scuola dell’obbligo più
professionalizzante, idem la ‘’riforma’’ dell’università, pensata su misura per
le imprese. Nulla è stato fatto per eliminare la piaga cronica del precariato
nelle nostre scuole, ma, al contrario, sono state introdotte nuove figure di
educatori precari
10) La sanità pubblica è stata mantenuta, pur con vari
tagli, ma i criteri aziendalistici adottati dagli ospedali (aziende
ospedaliere) preludono a un ulteriore scadimento del servizio: la
razionalizzazione delle spese avviene sulla pelle dei degenti. Inoltre, prima
dell’abolizione, diluita nel tempo, dei tickets, proprio nell’anno delle
elezioni, vi era stato un complicato processo di ricollocazione dei farmaci nelle
varie fasce, che aveva determinato l’aumento del prezzo di molti medicinali
11) Dal punto di vista dei diritti democratici non stiamo
certo meglio. In particolare con la gestione del ministero degli interni da
parte di Enzo Bianco, finita in farsa, la repressione contro le forme di
dissenso sono aumentate pesantemente. Le cariche contro qualsiasi tipo di
manifestazione (studentesca, operaia, dei centri sociali, anti G8,
antifascista) sono state la norma. Un esempio eclatante sono i 300 feriti della
manifestazione anti G8 a Napoli. Non si è disdegnata neppure l’invenzione di
teoremi accusatori contro piccole organizzazioni dell’estrema sinistra,
accusate di fiancheggiamento delle nuove BR senza lo straccio di una prova. La
fine tragicomica del ministro Bianco è stata determinata da un miope eccesso di
zelo nel taglio della spesa pubblica. Per non dare quattro soldi a un numero
congruo di scrutatori sono state drasticamente ridotte le sezioni elettorali,
creando ingorghi notevoli e impedendo, di fatto, a diverse persone anziane o
con problemi di salute, di esercitare il diritto di voto.
12) Il diritto borghese alla rappresentanza è stato del
resto calpestato non solo con l’estensione del sistema uninominale alle
regioni, ma anche con la presentazione delle truffaldine liste civetta, che ha
accomunato Ulivo e Casa delle Libertà.. Dunque la democrazia borghese, a cui
gli ulivisti credono ciecamente, è sempre più farsesca anche grazie a loro
13) Poco clamore ha suscitato, purtroppo, quello che è
stato orwellianamente definito ‘’giusto processo’’, ovvero l’esasperazione
della giustizia di classe. I ricchi potranno riequilibrare il rapporto
accusa/difesa pagandosi anche un detective privato, i più poveri vivranno ancor
più drammaticamente lo squilibrio.
Risulta
molto chiaramente, anche da questa schematica e indubbiamente lacunosa
esposizione, come l’Ulivo abbia colpito proprio le classi che intendeva
rappresentare, sia nel portafoglio, sia nei diritti. Dopo 5 anni di Ulivo ci
ritroviamo ad essere più poveri e meno liberi. Gli imprenditori, i rentiers, in
compenso, sono molto più ricchi e più forti.
Oltre
a ciò con la guerra dei Balcani l’Ulivo è riuscito ad affossare l’immagine
pacifista delle sue componenti cattoliche e verdi, con la legge
Turco-Napolitano sull’immigrazione è riuscito a distruggere la sua immagine
solidale, con il Giubileo e la parità scolastica si è alienato i consensi di
chi tiene alla laicità dello stato.
Per
motivare tutti questi scontenti al voto l’Ulivo non ha potuto fare altro che
procedere alla demonizzazione dell’avversario, il quale, a sua volta, ha
accettato il gioco di buon grado, ricavandone un fortissimo vantaggio
all’interno della sua coalizione. Dopo la sconfitta la spocchia dell’Ulivo si è
riversata contro il PRC e contro gli elettori della destra, che sarebbero tutti
idioti o briganti corrotti. Nell’elettorato di destra, purtroppo, ci sono
invece dei settori popolari che dovrebbero essere riconquistati con una
politica che faccia realmente i loro interessi, ovvero quella della costruzione
di un polo di classe anticapitalista.
Non
si può evidentemente, tacere sul fatto che una buona parte dei punti ricordati
sopra si è concretizzata col voto favorevole di Rifondazione, che si è sempre
concepita come elemento condizionatore a sinistra del centro sinistra. Anche il
PRC, quindi, dovrebbe fare un bilancio serio del suo operato, oltre a
difendersi dai pesanti attacchi ulivisti. Il rischio di illudere la sua base e
imbarcarla in una nuova operazione suicida come quella della sinistra plurale
equivale al rischio della cancellazione di ciò che si è faticosamente
preservato in tutti questi anni.