ORIENTAMENTI PER UNA RIVOLUZIONE CONSERVATRICE
Ridefinire gli orientamenti culturali giovanili: ecco la richiesta che spontanea emerge da gran parte dei militanti e dei simpatizzanti di Azione Giovani. Un desiderio legittimo, quasi una necessità in tempi di “Pensiero Unico” e di nichilismo imperante. Non è certo impresa facile però ricondurre ad un “unicum ideologico” tutte le svariate anime della Destra giovanile. Convivono infatti, nella stessa “casa comune”, i socialnazionali e i liberali,  i cattolici tradizionalisti e i conservatori tout court. Senza considerare le mille sfumature che si sommano a quelle sopra menzionate. Tuttavia, il tentativo di trovare una visione del mondo comune a tutte le componenti di AG va fatto. Non escludendo, comunque, che molteplici possono essere le filosofie, plurali le condizioni d’animo e di esistenza, infiniti i modi di esprimersi.
Ciò che cerchiamo è una sintesi che non annulli le differenze. Preservare le tradizioni con lo sguardo rivolto al futuro. E’ questo lo spirito che deve guidare il nostro percorso culturale. Ricordare sempre che “a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principi immanenti”, per dirla con Prezzolini. Essere nello stesso tempo rivoluzionari e conservatori, cercando di non dissociare mai i due aspetti. Per noi, come ben spiegò Moeller van den Bruck, “essere conservatori non significa dipendere da ciò che è stato ieri, ma vivere di ciò che è eterno”, non mantenendo in vita regimi passati, istituzioni decrepite, classi dirigenti parassitarie. Conservare cioè l’essenza positiva delle esperienze passate, non ciò che, circondandola, la minaccia. Senza timore del futuro. Guidati da questo spirito rivoluzionario-conservatore è ora possibile individuare quell’asse di valori che formi la nostra visione del mondo. Marcello Veneziani, in una lettera rivolta ai giovani, ha ben sintetizzato i riferimenti che noi riteniamo insostituibili ed incancellabili, quali “il richiamo al radicamento, il senso delle patrie, della comunità e dell’identità nazionale, il senso religioso ed antimaterialista della vita, l’interventismo della cultura, il riconoscimento della libertà come condizione essenziale per la vita politica e civile e la considerazione che l’utile, il mercato, il profitto non possono essere valori fondanti di una società ma solo condizioni fisiologiche per il suo funzionamento”, senza dimenticare il primato della politica sull’economia e la meritocrazia. Tutto ciò delinea un’identità forte e riconoscibile. Ed è proprio di un’identità caratterizzante che il nostro movimento giovanile ha bisogno. Non è sufficiente avere un vecchio nemico per svolgere un’efficace azione politica. Non basta essere anticomunisti o, adesso, antiulivisti. Oltretutto,  nemici meno visibili, e forse più pericolosi come i poteri forti, la tecnocrazia e i centri di omologazione culturale sono spesso sottovalutati. E’ fondamentale dunque affermare le nostre idee con sempre maggior slancio, per contrastare più efficacemente nemici vecchi e nuovi. E’ inoltre innegabile che le nostre posizioni, ancor prima che affermate, vanno fatte conoscere, rompendo quel vero e proprio muro di egemonia “politicamente corretta”. Operazione non facile ma necessaria. Le strade per riuscire in ciò sono innumerevoli e tutte da adottare e sperimentare: quelle alla nostra portata vanno dall’associazione culturale alla cooperativa libraria, dai convegni (soprattutto nelle scuole e nelle Università) alla diffusione di giornali e riviste non conformiste, fino a giungere a gesti simbolici di immediato impatto massmediatico. Non ci sembra da sottovalutare un altro aspetto dell’azione culturale, cioè la formazione politica giovanile, con la nascita di un’apposita “scuola”, che diventi centro di elaborazione degli strumenti di intervento sopraelencati. A questo proposito, vogliamo ribadire ancora una volta l’importanza che per noi assume il connubio cultura-politica. Lo esprimemmo già nel nostro mensile “Pensiero e Azione”, adottando come sottotitolo la frase di Ezra Pound “l’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni”. Lo ripetiamo ora: a nostro avviso non vi può essere una buona politica senza cultura alle spalle e non può bastare alla cultura vivere in una dimensione esclusivamente accademica, fuori dagli avvenimenti e da ciò che li determina. Del resto la cultura nazionale è sempre stata “politica, nella migliore accezione del termine, dal Risorgimento, all’Interventismo, al Fascismo. Non ci resta ora che adottare questa visione del mondo “in formazione” alle nuove problematiche dell’umanità, prima fra tutte la globalizzazione dei mercati. Il nuovo millennio si sta per aprire in compagnia di scenari sconosciuti di progresso tecnologico, che vanno attentamente compresi ed interpretati. Non necessariamente queste innovazioni daranno esiti negativi. Se Ernst Junger, infatti, nelle sue analisi della tecnica prevede che “il suo immancabile risultato è l’anarchia”, lo stesso ultracentenario scrittore tedesco conclude dicendo che “nella tecnica riconosciamo il più efficace, il più incontestabile strumento di rivoluzione totale”. Se, dunque, l’uomo riuscirà a cavalcare la tigre tecnologica” ed i suoi radicali cambiamenti, indirizzandone il corso e non rimanendone travolto, potremo guardare al futuro con ottimismo. Per far ciò è però necessaria quell’identità forte, sprezzante del relativismo e antitetica al nichilismo e quello spirito rivoluzionario-conservatore, con i quali potremo avventurarci nel mare aperto del III Millennio senza il timore di naufragare.
Massimiliano Mingoia
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