Sergio Ramelli:

una storia che fa ancora paura

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni

Sono un frutto
d'innumerevoli contrasti d'innesti
maturato in una serra

Ma il tuo popolo è portato
dalla stessa terra
che mi porta
Italia

E in questa uniforme
di tuo soldato
mi riposo
come fosse la culla
di mio padre
 

Mikis Mantakas

    Il 28 Febbraio 1975 si celebra a Roma la prima udienza del processo per il rogo di Primavalle in cui perirono i due fratelli Mattei.
    Alla sbarra i tre assassini, identificati dopo un anno di indagini. Nonostante l'indifendibilità di un reato così orrendo, tutta la sinistra scende in campo massicciamente in favore degli assassini.
    La mobilitazione è generale, non c'è giornale o telegiornale che non ospiti autorevoli pareri "garantisti" e innocentisti. Viene persino pubblicato un libro dal titolo "Incendio a porte chiuse" per accreditare la tesi di un incidente e scagionare così i compagni di Potere Operaio.
    Naturalmente i complici degli assassini si mobilitano anche per fare pressione "fisica" contro i giudici. Di fronte al tribunale viene organizzata una manifestazione e alla fine si forma il solito corteo per le vie paralizzate della città e da esso si stacca - secondo una strategia ormai nota - un gruppo che assalta la sezione del MSI di via Ottaviano, al cui interno si trova un piccolo gruppo di studenti universitari del FUAN in riunione.
    Gli assalitori sfondano il portone, riescono a penetrare nel cortile interno, ma qui vengono affrontati dagli studenti del FUAN che li respingono nella via. Dal gruppo messo in fuga, però, saltano fuori improvvisamente delle pistole.
    Pochi colpi secchi e Mikis Mantakas, 21 anni, cittadino greco, iscritto all'Università di Roma, da un anno militante del FUAN, rimane a terra senza vita. Ferito anche un'altro studente, Fabio Rolli, di 18 anni.
    Sabrina, la ragazza di Mikis, il giorno dopo, scrisse una struggente lettera d'addio pubblicata sul "Secolo d'Italia". Proprio quella lettera ispirò a Carlo Venturino degli "Amici del Vento", una delle più belle canzoni di musica alternativa, rimasta per oltre vent'anni il simbolo del martirio dei giovani di destra: "Nel suo nome".
 

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Due degli assassini, Alvaro Lojacono e Fabrizio Panzieri, quelli che materialmente impugnarono le pistole, furono identificati e arrestati. Anche in questo caso, nei mesi successivi, si ripeterà l'ormai noto balletto di complicità e protezioni. L'allora segretario del Partito Socialista, Giacomo Mancini, arriva addirittura al punto di andare a far visita in carcere al suo "amico" Lojacono. In quegli anni è attivo anche il "Soccorso rosso", un'organizzazione finanziata dal Partito comunista che forniva avvocati e aiuti economici ai carcerati di sinistra. Fu così che anche Lojacono e Panzieri, come già gli assassini dei fratelli Mattei, furono scarcerati tra una fase processuale e l'altra, riuscendo a scappare all'estero e sfuggendo, quindi, alla condanna definitiva.




dal libro, scritto da alcuni ragazzi di Milano:
"Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura".



 
 

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