IL CERVELLO (Fabrizio Marzi)

Quasi fuori dalla città

che respiro un altro inverno

e la fortuna si fermerà

proprio davanti al tuo sorriso

e potrò dimenticare

tu potrai sempre rubare

i sogni nati quasi per caso

nella mente di un bambino,

ed il sangue scorre bene

e i tuoi pensieri

sono tanti e tutti insieme

che non vogliono morire.

Questa notte nell'amore

ti farò dimenticare

tutto quello che ti hanno schiacciato

nel cervello dove dorme

tutta la tua ingenuità

nel cervello c'è una musica

che non si ferma mai

nel tuo cuore che ti grida:

"dove vai?".

E io sono ancora qui

coi miei problemi

tu non sai pensare più

ti hanno creduta morta

spegni la radio per favore

l'amore non si può fare

se sei difronte a un'emozione

troppo presto

navi di sogno ti portano via

e segui ancora la mia follia

non ascoltare troppo a lungo

ti può far tanto male

vogliono mettere le loro mani

le loro luride e sporche mani

nei meccanismi della tua mente

troppo in fretta

farti pensare col loro cuore

che sia tutto bello

e invece credi

che sia meglio

ascoltare una canzone

se è un sogno

puoi passarlo credendoti più viva

senza che nessuno possa

frugarti

nel cervello dove vive

una lacrima di me

nel cervello che tu ascolti

quando senti battere il tuo cuore

e nell'anima che credi

possa farti scrivere una canzone.

  
GIOVENTU' IN LOTTA (Alcazar)

Ora basta per davvero

diamo spazio all'entusiasmo

abbandoniamo i nostri ghetti

controllati i loro muri

Ora basta per davvero

basta con i fermi e buoni

finita è la repressione

costruiamo una nazione

Ora basta per davvero

per chi parte all'occasione

con migliaia di ragazzi

che la pensan come te

Ora basta per davvero

impugnamo i valori

cacceremo i malfattori

della nostra civiltà

MILITANZA SACRIFICIO

AZIONE LOTTA FEDE

CAMERATI MIEI FRATELLI

CONQUISTIAMOCI IL DOMANI (2v.)

Ora basta per davvero

la rivolta delle idee

non la possono fermare

non lo possono più fare

Ora basta per davvero

e vogliamo lavorare

siamo stufi di restare

sempre con le mani in mano

MILITANZA SACRIFICIO

AZIONE LOTTA FEDE

CAMERATI MIEI FRATELLI

CONQUISTIAMOCI IL DOMANI (2v.)

Ora basta per davvero

sventoliamo una bandiera

riprendiamoci l'orgoglio

di una fede vera

Ora basta per davvero

conquistiamo il futuro

ascoltiamo i cittadini

non crediamo ai persuasori

MILITANZA SACRIFICIO

AZIONE LOTTA FEDE

CAMERATI MIEI FRATELLI

CONQUISTIAMOCI IL DOMANI (2v.)

Ora basta per davvero

conquistiamo l'avvenire

il futuro è libertà

on è questa società

Ora basta per davvero

con i vostri intellettuali

con le vostre barbe bianche

con le vostre facce stanche

non ci casca più nessuno

non ci casca più nessuno

non ci casca più nessuno

ITALIA!

MILITANZA! SACRIFICIO!

AZIONE LOTTA FEDE!

CAMERATI MIEI FRATELLI

CONQUISTIAMOCI IL DOMANI!


SERGIO RAMELLI (Alcazar)

Dal casino della mia scrivania

un giorno in ritardo di vent'anni

il sole emerge con un po' d'affanno

e illumina camera mia

vecchie riviste sul tavolino

con la foto di un adulto bambino

capelli lunghi da qualche mese

e una selva di braccia tese

Ma il copione è sempre lo stesso

l'assemblea il voto e poi l'errore

su quel giovane calciatore

sui libri di aereo e stasso

e una data ci riporta indietro

io neppure ero ancora nato

ma un ragazzo come me fu ucciso

un cuore come il mio s'è fermato

CAMERATA RAMELLI PRESENTE!

Una lacrima caduta dal cielo

le tue pupille non si sono spente

col tuo corpo steso al suolo

CAMERATA RAMELLI PRESENTE!

Nel bagliore di quell'ospedale

siamo ancora tutti al capezzale

di chi è morto perchè contro-corrente

CAMERATA RAMELLI PRESENTE!

Una lacrima caduta dal cielo

le tue pupille non si sono spente

col tuo corpo steso al suolo

CAMERATA RAMELLI PRESENTE!

Nel bagliore di quell'ospedale

siamo ancora tutti al capezzale

di chi è morto perchè contro-corrente


  CANTECUL LEGIONARI LOR CAZUTI (Simior Lefter)
------versione in rumeno-----
[Per motivi di battitura sono stati omessi i segni grafici (accenti circonflessi etc...) presenti nella versione originale rumena]

Plange printre ramuri luna,
noptille's pustii;
caci to-ai dus pe totdeauna,
si n'ai sa mai vii.
Pe cararile umblate
de noi te-am catat;
te-au uitat pan'astazi toate,
si-ai tai te-au uitat.
Numai vantul mai suspina
dulcele tau cant
peste florile ce-alina
tristul tau mormant.
Ca o lacrima de sage
a cazut o stea,
drum de foc si biruintà
pentru Garda ta.
Bate vantul peste ape,
trece timpul greu;
noi mereu te plangem frate,
iar tu dormi mereu.

------traduzione italiana-----
[non se ne garantisce l'esattezza letterale al 100%, solo al 99%]
Piange fra i rami la luna
le notti son deserte
ti abbiamo cercato, dovunque,
senza trovarti.
Sui sentieri da noi battuti
ti abbiamo cercato.
Ora nulla più ti ricorda
anche i tuoi ti hanno dimenticato.
Solo il vento adesso sospira
il tuo dolce canto,
sopra i fiori ci sussurra
il tuo triste lamento.
Come una lacrima di sangue,
è caduta una stella,
sentiero di fuoco e di vittoria
per la tua guardia.
Soffia il vento, batte la pioggia,
passa il tempo amaro.
Noi sempre ti piangeremo, fratello [camerata],
mentre tu dormi per l'eternità.

IMNUL TINERETEI LEGIONARIE
(Ion Manzatu)
------versione in rumeno-----
[Per motivi di battitura sono stati omessi i segni grafici (accenti circonflessi etc...) presenti nella versione originale rumena]
Sfanta tinerete legionara,
cu piept calit de fier si sufletul de crin,
iures ne'franat de primavara,
cu fruntea ca un iezar carpatin,
cu bratele suim in soare
catapetezme pentru veac;
le zidim din stanci, din foc, din mare,
si, darz, le tencuim cu sange dac.

Garda, Capitanul
ne preschimba 'n soimi de fier.
Tara, Capitanul
sin Arhanghelul din cer.

Moartea, numai moartea legionara,
ne este cea mai scumpa nunta dintre nunti;
infrangem codrii si supunem munti;
nu-i temnita sa ne 'nspaimante,
nic chin, nici viforul dusman;
de cadem cu toti, isbiti in frunte,
ni-i iraga moartea pentru Capitan!

Garda, Capitanul
ne preschimba 'n soimi de fier.
Tara, Capitanul
sin Arhanghelul din cer.

Sfanta tinerete legionara,
suim biserici, stam viteji in inchisori;
in prigoana orisicat de-amara
cantam si ne gandim la Nicadori;
purtam i crivat si in soare
lumii pentru biruitori;
pentru cei viteji zidim altare
si-avem doar gloante pentru tradatori!

[ci manca la traduzione italiana! chiunque la sappia ce la invii con una e-mail grazie!!!!]

LA CANZONE DEGLI ANELLI
Liberamente tratta da una canzone di Frodo sul "Signore degli Anelli"

Tre anelli al Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende

Tre anelli al Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende

Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra

Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Nera scende
Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Cupa scende
Un Anello per trovarli un Anello per fermarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Nera scende
Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Cupa scende

Tre anelli al Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra

Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Nera scende
Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Cupa scende

Un Anello per trovarli un Anello per fermarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Nera scende
Nella Terra di Mordor dove l'Ombra Cupa scende

 


THORIN SCUDODIQUERCIA

Nubi feroci si azzannano in cielo
nei petti ormai fermi scende una coltre di gelo
Muoion per primi gli eroi ed i santi
perché con le schiere dei primi
combattono avanti
Nelle leggende dei tempi a venire
c'è un posto per te
si accorgeranno che il loro coraggio
di quercia non è
quando i bambini chiederanno:
"Ma Thorin chi è?"
Nella Montagna ti seppelliranno
uno scudo di quercia al tuo braccio porranno
Figlio di Thror e figlio di Thrain
e Scudodiquercia
ti piangono gli ultimi nani
Tutti i guerrieri attorno al fuoco
diranno di te e si accorgeranno
che un cuore di quercia in loro non c'è
quando i bambini chiederanno:
"Ma Thorin chi è?"
Thorin è morto ed il grido di guerra
si scioglie in lamento
e si sparge per tutta la terra
Si siede un uomo tra noi
che si alzi:
e narri le gesta di Thorin Scudodiquercia
Le generazioni si ricorderanno
dell'Ultimo Re
e si accorgeranno che il loro coraggio
di quercia non è
Riposa in pace c'è il canto del vento
che parla di te a ricordarci
che il nostro coraggio di quercia non è
quando i bambini ci chiederanno:
"Ma Thorin chi è?"

 

Geordie

Mentre attraversavo London Bridge, un giorno senza sole,
Vidi una donna pianger d'amore, piangeva per il suo Geordie

Impiccheranno Geordie con una corda d'oro, è un privilegio raro,
rubò sei cervi nel parco del Re, vendendoli per denaro.

Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera, sellatele il suo pony, cavalcherà fino a Londra stasera, ad implorare per Geordie.

Giordie non rubò mai, neppure per me un frutto o un fiore raro, rubò sei cervi nel parco del Re, vendendoli per denaro.

Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso, non ha vent'anni ancora, cadrà l'inverno anche sopra al suo viso, potrete impiccarlo allora.

Né il cuore degli inglesi, né lo scettro del Re, Geordie potrà salvare, anche se piangeranno con te, la legge non può cambiare.


CANTICO

Alzati o mia diletta e vieni a me, dammi la mano, nuove strade si aprono davanti ai nostri passi.

Vieni con me, l'estate è già finita gli ultimi fiori coglierò per te, li intreccerò sui tuoi capelli d'oro, come regina ti incoronerò.

Ti porterò con me sulle colline, ti parlerò col cuore sulle labbra, ti chiamerò mia sposa e mia colomba, acqua di fonte io sarò per te.

Eccomi sono pronta a venire con te, non ho paura, nuove strade i passi miei con te conosceranno.

Verrò con te nei campi e nelle vigne, fiori dorati coglierò per te, ti canterò dolcissime canzoni, danze di gioia danzerò per te.

Ti chiamerò mio sposo e mio diletto, ti seguirò ovunque tu vorrai, nel tuo riposo e nella tua fatica terra accogliente io sarò per te.

Le nostre mani unite costruiranno giorni di luce mentre il tempo fonderà le nostre vite in una.

E passeranno i mesi e le stagioni, la nostra terra si coprirà di frutti, cadrà la neve sui nostri capelli, ma il fuoco acceso non si spegnerà.


CANTO DEL BAMBINO NON NATO
 Non ho ancora un nome, non ho visto il sole ancora, il mio cuore batte già ormai da qualche ora, la mia voce con le orecchie non si può sentire ma si sente con il cuore quello che ho da dire.

Voi che avete già firmato la condanna a morte e con un calcio avete chiuso a me tutte le porte ascoltate: sono vivo e se mi avrete spento maggio tornerà ogni anno e io sarò nel vento.

Maggio tornerà ogni anno madri cieche e ingrate, tornerà per ricordarvi quel che disprezzate, quel che l'egoismo vostro oggi si divora, Maggio tornerà ogni anno e piangerete ancora.

Mamma non respingermi non esser senza cuore, non ti pentirai di avermi dato un po' d'amore, anche se pensavi ormai di avere già deciso puoi salvarmi ancora, non mi hai ancora ucciso.

Vai, ora, grida a tutto il mondo che hai sbagliato, dì alle madri che son vivo anche se non sono nato, dì che voglio vivere, che sono già un bambino, grida che chi uccide sarà sempre un assassino.

Anche se la legge dice che mi puoi schiacciare, mamma tu non cedere, non farti più ingannare e la voce della vita si alzerà più forte contro chi vorrebbe la vittoria della morte.


Canzone per l'Europa (Fabrizio Marzi)
Se tu credi in un mondo diverso domani non alzare le rosse bandiere, se tu credi nell'uomo e nel suo destino sei diverso dai servi di Marx.

Ti hanno detto bambino, la tua terra è a Oriente la tua patria si chiama Occidente, se l'America è il sogno che ci proteggerà lo zio Sam tu servire dovrai
Ti hanno detto che i miti son fatti di vento, ti han tracciato una vita normale.
È vietato sognare, il tuo ventre lo sa, e governa la tua realtà.
E dall'alba alla notte si consuma la vita con il letto, due soldi, ed un voto, l'angoscia che tutto non ha senso oramai, li nel gregge non sai dove vai.
Ma se un giorno lontano lontano vicino, cercherai qualche cosa che vale, oltre un muro di gomma di potenti e viltà, c'è il gran mostro della verità.
Non temere ragazzo e con volto severo, non sorridi coi denti serrati, hai le rughe a millenni, ma una gran dignità, il coraggio della civiltà.
Quando un giorno lontano, lontano o vicino, la verità ti potrà parlare, questo cielo d'Europa ti rivelerà il colore della libertà.
 

 
 
PARSIFAL o la canzone dell'ideale
(Claudio Chieffo)

Parsifal, Parsifal

Non ti fermare

E lascia sempre che sia

La luce unica dell'ideale

Ad indicarti la via

Sarò con te

Io ti ho messo una mano sul cuore

Sempre con te

Come un fuoco che dentro non muore

Non fermarti alla corte delle anime nane

Che ripetono i gesti e non sanno capire

Non fermarti al castello degli uomini giusti

Che adorano il Sole

E quel Sole è lo specchio di chi non si vuole vedere

Parsifal, Parsifal

Devi lottare

Devi cercare dov'è

Il punto fermo tra le onde del mare

E questa isola c'è

Sarò con te

Io ti ho messo una mano sul cuore

Sempre con te

Come un fuoco che dentro non muore

Io sapevo da sempre che avresti tradito

Mille volte in un giorno e poi mille altre ancora

Ma i tuoi occhi che cercano son gli occhi di chi

Si sorprende ferito

Il mio braccio è più forte del male

Più grande dell'ora

Parsifal, Parsifal

Non ti fermare

E lascia sempre che sia

La luce unica dell'ideale

Ad indicarti la via


Piccolo Attila
Questa canzone è stata dedicata al camerata Nanni de Angelis morto impiccato il 15 ottobre di 17 anni fa (circa).
Iniziava l'estate di un anno fa
e tranquilli eravamo noi,
quando entrammo ridendo in un prato che
di strana gente brulicava già.
Ci mettemmo seduti e davanti a noi
solo l’erba si stendeva là,
ma strisciavano a cento e cento
gli sciacalli nell’oscurità.
Mille stelle in cielo splendevano,
alti alberi tutti intorno a noi,
dolci canti antichi suonavano,
i loro attila parlava a noi.
E diceva di verdi prati che
di rugiada brillavano nel sole,
e guerrieri a cavallo intonavano
le canzoni degli antichi eroi.
Tutti in piedi ci alzammo
e davanti a noi gli sciacalli già fremevano,
avanzaron ghignando sicuri già
d’inseguire schiene nude.
Ma la mano di Piccolo Attila
contro il cielo stellato si levò
seminando il terrore calava giù
l’orda buia non rideva più.
E con la forza di un fiume in piena poi
caricammo e la terra sotto noi,
rimbombando tremava e gli alberi
ondeggiavano nel vento.
E mai più, mai più quel prato rivedrà
una sera come un anno fa.
Non si scioglierà mai la compagnia
ma c’è chi non è più sulla via.
Come un’aquila ora vola lui,
sorridendo alle stelle ancor più su
e il suo flauto suonando i guiderà
verso l’alba che sicura è già.
Iniziava l’estate di un anno fa
e felici eravamo noi,
quando uscimmo ridendo in un prato che
due occhi a mandorla non rivedrà.

 
Generazione '78 (Francesco Mancinelli)
E ti svegli una mattina e ti chiedi cosa è stato, rigettare i tuoi pensieri sulle cose del passato, prendi un fazzoletto nero che conservi in un cassetto, cominciare tutto un giorno, forse un giorno maledetto, frequentando certa gente di sicuro differente, è un battesimo di rito con il fiato stretto in gola, quando già finiva a pugni sui portoni della scuola, e inciampare in un destino che già ti cresceva dentro da bambino, ed un ciondolo d'argento che ti tieni intorno al collo odio e amore per cercare di capire una logica ideale, una logica ideale in cui ciecamente credi e tua madre piange sola e ti osserva dielro i vetri, perché sa che non perdona questa guerra, perché sa che non ha pace la sua terra
Un partito vecchia storia, Un'eredità che scotta, nell'ambiguità di sempre come un senso di sconfitta, e ignorare circostanze, giochi assurdi di potere, che ne sai di quel passato di nostalgiche illusioni, di un confronto che da sempre si è attuato coi bastoni, e sentirsi viver dentro a vent'anni all'occasione per cercar di dare un senso alla tua Rivoluzione
poi una sera di gennaio resta fissa nei pensieri, troppo sangue sparso sopra i marciapiedi, e la tua disperazione scagliò al vento le bandiere, gonfiò l'aria di vendetta senza lutto nè preghiere, su quei passi da gigante, per un attimo esitare, scaricando poi la rabbia nelle auto lungo il viale, fra le lacrime ed i vortici di fumo, da quei giorni la promessa di restare tutti figli di nessuno
Pochi giorni di prigione ti rischiarano la vista, dimmi, come ci si sente, con un'ombra da estremista, cosa provi nelle farse di avvocati e tribunali, ed Alberto che è finito dentro l'occhio di un mirino, la Democrazia mandante un agente è l'assassino, e Francesco che è volalo sull'asfalto di un cortile, con le chiavi strette in mano, strano modo per morire, e bracci tesi ai funerali ed un coro contro il vento, oggi è morto un Camerata ne rinascono altri cento, e il silenzio di un'accusa che rimbalza su ogni muro, questa volta pagheranno te lo giuro, poi la sfida nelle piazze ed i sassi nelle mani, caroselli di sirene echi sempre più lontani, quelle bare non ancora vendicate, le ferite quasi mai rimarginate.
Ma poi il vento soffiò forte, ti donò quell'occasione, di combattere il Sistema in un'altra posizione, tra la fine del Marxismo e i riflussi del momento, costruire il movimento tra le angosce dei quartieri ed un popolo una lotta chiodo fisso nei pensieri e generazioni nuove in cui tu credevi tanto, poi quel botto alla stazione che cancella tutto quanto, e al segnale stabilito si da il via alla grande caccia i fucili che ora puntano alla faccia, le retate in grande stile dentro all'occhio del ciclone, tra le spire della santa inquisizione.
Poi le tappe di una crisi, di una storia consumata, di chi trova la sua morte armi in pugno nella strada, di chi viene suicidato in una stanza, di chi scappa di chi chiude nei cassetti anche l'ultima speranza.
E ti svegli una mattina sulle labbra una canzone, e l'immagine si perde sulla tua generazione, quei ragazzi un po' ribelli un po' guerrieri, che hanno chiuso nei cassetti e dentro ai cuori tanti fazzoletti neri.
 

Steppa
Tu, figlio d'Europa, alza la tua testa, dove vedi un campo prima era foresta

Sotto questo ghiaccio i nostri passi congelati, restano le tracce dei nostri carri armati
sotto questa neve, è qui che siam passati
Quando è luna piena, quando soffia il vento, lungo quel sentiero potrai sentire un canto
un canto che racconta di quando siam partiti
andati per combattere invisibili nemici, lungo quel sentiero, è li che siam passati.
Tra noi diverse lingue ma una sola tradizione, tra noi diverse genti ma solo una legione
partiti in primavera da qui siamo passati i campi erano verdi e gli alberi fioriti
dietro a quei monti, è li che ci siam fermati.
Colpiti dall'inverno, noi giovani soldati i cuori ci battevano nei carri cingolali.
Noi aquile d'argento, noi aquile ghiacciate, ormai da quel sentiero non saremmo piu tornate.
Voi giovani d'Europa non ci dimenticate.

 
Il NERO SI VOLTA (Loris Lombroni)
È difficile esprimere con le parole la nostra voglia di sole, la nostra voglia di luce, di aria, di libertà.
Il nero adesso si sta chiedendo che razza di mondo è questo qua, lui solo forse questa canzone capirà.
Che cosa gli state raccontando: crisi, catastrofi, chissà... lui vuole luce, aria, sole e non piangerà.
Chi cerca aria, luce e sole non puoi fermarlo con le parole. Le vostre paure lui ve le lascia e se ne va.
Se il vostro mondo sta crollando, lui dice "che importanza ha". Il nero si volta sorridendo e se ne va.
La luce e il sole che sta cercando si trova in alto, fuori di qua, lui questo mondo lo lascia agli schiavi dell'oscurità.
Chi cerca aria, luce e sole non puoi fermarlo con le parole. Le vostre paure lui ve le lascia e se ne va.
Il nero adesso si sta chiedendo che razza di mondo è questo qua, lui solo forse questa canzone capirà.
Che cosa gli state raccontando: crisi, catastrofi, chissà...lui cerca luce, aria, sole e non piangerà.
Se il vostro mondo sta crollando, lui dice "che importanza ha". Il nero si volta sorridendo e se ne va.
Il nero si volta sorridendo e se ne va. Il nero si volta sorridendo e se ne va.
 

IMPERO
Alzati in volo e vola sulla terra, un battito delle tue ali e vita amore guerra,
sei viva una promessa tu occhio di Dio avvolgi con le ali la terra il mare i cieli.
Impero!
ti han scelto come simbolo gli uomini d'allora ti han scelto ma esistevi già prima dell'aurora
Ricordi i cavalieri sei tu sugli stendardi tra mille bei colori ancora li ricordi.
Ricordi nei millenni dell'uomo i tempi belli, ricordi il contadino all'ombra dei castelli.
Impero!
Certo che è cambiato ma il tempo non è niente, gli uomini di allora si troveranno sempre
ne nasceranno ancora ne sono sempre nati, non hanno l'armatura non hanno elmi piumati
ma han te nel cuore e i cuori son bandiere, e loro già combattono per le tue piume nere.
Impero!
E vola sulla terra tu simbolo di gioia, esulta nel tuo cuore che batte con la storia
tu ridi delle patrie ridi delle nazioni sei tu la sola patria e tu non hai confini
uomini d'altre terre han te come bandiera, a renderci nemici non sarà certo una frontiera.
Impero!
Veloce come il vento nei cieli onnipresente, già l'uomo ti dimentica non te ne importa niente
non è lui che ti fa vivere sei eterno come l'aria, tu ascolti solamente chi canta la tua gloria
ascolti chi sereno combatte per vedere nel cielo d'occidente la sua aquila imperiale
Impero!
 

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