MASSIMO MORSELLO

OTTO DI SETTEMBRE (M. Morsello)

Notte di settembre che gli hai fatto al mio cuore
alle mie gambe di vent'anni così sicure dove andare
Otto di settembre che mi hai spento la luce
c'hai frugato nei sogni ci hai spezzato la croce
Dieci soldati armati ci fecero fermare
ci indicarono coi fucili il percorso da fare
e la guerra come un'onda ci soffiava sulla schiena
una fiamma di metallo ci faceva da corona
voltando pagine alla storia come un libro scritto male
ci lasciava la memoria e un Repubblica Sociale
dieci generali stanchi già puntavano sul petto
medaglie di stoffa tra il nostro cuore e il colletto
e l'Italia era una barca e se ne andava alla deriva
e il futuro era in catene al legno marcio della stiva
ci ridarono i nostri morti e i nostri pezzi di bandiera
stivali di cuoio duro ed una camicia nera
notte di settembre che gli hai fatto al mio cuore
alle mie gambe di vent'anni che non sanno più scappare
otto di settembre in quelle canne di moschetto
ci hai infilato la morte che ci arriva sul petto
dieci briganti sporchi che si credevano soldati
premono il grilletto sui nostri sorrisi sudati


INTORNO AL MIO CUORE (M. Morsello)

Bandiere e ghiaccio mi han nascosto l'amore
lacci di metallo mi han fermato il cammino
il silenzio del bosco mi ha insegnato a ascoltare
ed un cane lontano mi è venuto vicino

Una fila di frontiere mi ha cacciato dal mondo
una freccia ed un arco mi han levato la fame
un fischio nel bosco mi ha insegnato il comando
mi ha nascosto la sete dentro un bricco di rame
Due braccia di donna mi han legato ai ricordi
e un filo di mare mi ha spiegato i tramonti
tonfi di tamburo che risuonano sordi
e ci chiamano alla guerra e noi siamo pronti
e conosciuto la spiaggia quella ai confini del mare
ed ho lasciato l'Italia stretta intorno al mio cuore
e ho conosciuto le notti che non ci fanno dormire
ed ho lasciato l'Italia chiusa sotto al rumore
chiusa dentro a quei gesti di mano
che ci vogliamo spiegare
frecce di occhi mi han spiegato l'inganno
strette di mano che ti spezzano il pane
ed il vento, i ricordi e le stagioni dell'anno
non esiste un inizio non esiste una fine
Oh notte del cielo perchè mi hai dato la fame
e perché nel mio cuore ci hai nascosto la guerra
e perché nel selciato tra le foglie e il catrame
ci trovano i sogni che ci lasciano a terra
e una fila di frontiere ci ha nascosto nel mondo
il cerchio e la croce mi ha insegnato il cammino
il vento, la storia e le stagioni dell'anno
vanno intorno alla terra costruiscono l'uomo
e ho conosicuto la pioggia quella ai confini del sole
ed ho cacciato via il gelo fuori dal mio tepore
ed ho sorpreso i tuoi occhi stretti intorno al mio cuore
ed ho lasciato l'Italia curva sotto al dolore
chiusa dentro a quei pezzi di storia
che io continuo a cercare


ABORTO (M. Morsello)

Racconta pure del momento in cui lo hai saputo
delle volte che lo hai voluto e del pericolo sventato

E della fame della fame che gli hai risparmiato
e della bocca che non si è sporcato con il cono di un gelato
e quel dolore senza dolore: mani di velluto
racconta pure di quella voglia di tornare indietro

Di quelle reti da pescatore che lasciavano nel mare
la tua mano stretta forte, la tua trappola in discesa

Il tuo angelo di morte suggerisce la tua resa
a guardarti dentro agli occhi sembri un sogno quasi fatto male

Ma la mano che ti sveglia questa notte non è mano d'amore
è solo un ago che t'entra a stimolarti il dolore

Ma all'angolo della strada appoggiato al futuro
non ci sarà nessuno che chiede un giro in bicicletta
o a soffrire come un bambino
e alla vita, alla morte, alla strada lui non ci penserebbe ancora
a quanto è grande la tua casa e a quanto guadagni l'ora

A quanto è studpido il sorriso della gente che ora ti consola

Io ti racconto del mondo che non ho conosciuto
della vita che non ho vissuto
e delle cose che non ho saputo

Di quelle navi, di quelle storie da marinai
di quelle strade e di quei via vai
di quei "buongiorno" e di quei "come stai?"

Di questo buio senza colore di questi occhi miei

Del mio rischio che mi tiene in fallo: "sbagliare o rifarlo ancora?"
di soffrire quando ci si innamora
e di tremare quando c'ho paura

E della fame, della fame che non ci spaventa
e della musica che c'addormenta e del freddo che ci ammala

E del rifugio che ci accoglie la notte sotto le lenzuola

Questa scelta che ti arma la mano
e che ti accende la luce:
ti fa donna moderna, ti fa donna che piace

Ma all'angolo della sera stanotte c'è un gatto sopra il tetto
lui ne ha vista di gente e di strade passare sotto
e della vita e la morte e del vento lui non si chiede niente
guarda il cielo e verso le stelle che si sono spente

Guarda il mondo e cerca la musica ma non la sente!


 
I MIEI AMICI (M. Morsello)

I miei amici hanno tutti occhi neri
e hanno capelli che non conoscono il vento
hanno sogni che sono di ieri
e ci sognano da sopra il cemento

E i miei amici hanno tutti una storia
e ci vanno ogni notte a dormire
i miei amici hanno tutti un ora d'aria
si coprono bene prima di uscire

E i miei amici hanno tutti paura
di una storia cominciata per strada
e finita dentro una galera

I miei amici hanno facce fresche
occhi puliti e puntati nel sole
hanno le mani dentro alle tasche
non hanno il fango sotto le suole

I miei amici non hanno futuro
ma ci stanno quasi sempre a pensare
e disegnano sopra il muro
le vele gonfie di una nave

E i miei amici parlano poco
di una storia cominciata per strada
e finita quasi per gioco

E i miei amici hanno tutti occhi neri
ed un sorriso per ogni giorno che passa
qualche volta sono anche sinceri
a volte la noia li ingrassa

E i miei amici non hanno futuro
ma ci stanno quasi sempre a pensare
e si segnano sopra il muro
ogni giorno in meno da fare

E i miei amici non hanno paura
di una storia cominciata per strada
e finita dentro a una galera

E i miei amici parlano poco
di una storia cominciata per strada
e finita quasi per gioco


LEON DEGRELLE (M. Morsello)

Una sirena dietro al vento
taglia il cielo di Madrid

Scende la pioggia
ad aiutare il traffico

Gente che sale
e scende dai taxi

E un generale di ottant'anni
con un passo forestiero

Niente medaglie appese al petto
solo una croce tutta d'oro

E qualcuno ha bussato alla porta
è il passato che lo viene a cercare

È una storia che è morta e sepolta
dal mare

È una storia da ricordare
come il Natale passato in casa

E una guerra persa per sempre
come una curva pericolosa

E la candela riflette la luce
sopra un foglio fitto di righe

Un leone attraversa la storia
e la penna che scrive

Generale la tua spada è nel vento
e ha la lama che punta nel sole

E la notte da dietro al tramonto
che sale

E il vapore del caffè che fischia
come un amico che ti vuole

Come una nave che gonfia
le vele

E i giornali sono già usciti
Come volpi affacciate alla tana

E le macchine rimesse in moto
e il profumo del caffè in cucina

 

 


I nostri canti assassini (Massimo Morsello)
Siamo lontani siamo tutti vicini e lanciamo tra le stelle i nostri canti assassini. E lanciamo sperando che arrivi quel giorno che con le braccia aperte faremo ritorno. Ed ogni passo battuto su quella dolce strada amara. Vi faremo sentire ancora chi ce l'ha fatta pagare. Sentendo parlare degli amori di ieri con le mani sudate alzeremo i bicchieri, e alzeremo i ricordi come si alza la testa cominciando da capo, da quello che resta. Leggendo tra le righe del nostro cammino capimmo qual'era il nostro sporco destino. Leggemmo sulla pelle di chi ci piange accanto che infondo la pelle è solo un pallido guanto, ma tra gli occhi e le stelle c'è un pallido sole che solo la vita sa far riscaldare, questa vita che ridendo ci prese per mano ci levò le catene per portarci lontano che ci ha dato questi figli che già sanno parlare che già stanno pagando prima di cominciare....
Introduzione della versione originale
Entrammo nella vita dalla porta sbagliata in un tempo vigliacco, con la faccia sudata, ci sentimmo chiamare sempre più forte, ci sentimmo morire, ma non era la morte
E la vita ridendo ci prese per mano, ci levò le catene per portarci lontano, ma sentendo parlare di donne e di vino, di un amore bastardo che ammazzava un bambino e di vecchi mercanti e di rate pagate e di fabbriche vuote e di orecchie affamate
Pregammo la vita di non farci morire, se non c'era un tramonto da poter ricordare, e il tramonto già c'era era notte da un pezzo, ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo, ma sentendo parlare di una donna allo specchio, di un ragazzo a vent'anni che moriva da vecchio, e di un vecchio ricordo di vent'anni passati, di occasioni mancate e di treni perduti, e scoprimmo l'amore e scoprimmo la strada, difendemmo l'onore col sorriso e la spada
Scordammo la casa, e il suo caldo com'era, per il caldo più freddo di una fredda galera, e uccidemmo la noia annoiando la morte e vincemmo soltanto cantando più forte
E ora siamo lontani, siamo tutti vicini, e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
E ora siamo lontani, siamo tutti vicini, e lanciamo nel cielo i nostri canti bambini
 


LA VITA (Massimo Morsello)
Perchè c'hai dato la vita, perchè ce la fai cantare perchè ce l'hai messa nel cuore, fra le dita, e non sa più cosa fare, per venderla forse a chi non sa comperare a chi è giovane senza gioventù, a gettarla negli occhi di chi muore di fame per vedere se si vive di più, o a strapparla alle stelle con un canto impazzito che ti ruba il tuo cuore anche se non l'hai cantato, perchè c'hai dato la vita colorata negli occhi, sulla strada ingiallita, per rischiarla di notte, sopra un mare già mosso che dipinge le sue ali con un fuoco più rosso, o rubarla nei bar in faccia alla gente che col vino non ci pensa più, annegarla in un fiume fino alla sua sorgente, o donarla come hai fatto tu, o lasciarla tra i sassi come un cane malato come un ago che inietta il suo sogno scontrato, perchè c'hai dato la vita, mezzo morto d'amore mezza viva e finita, per cantarla d'estate in una sera d'agosto su una spiaggia solitaria col sorriso al suo posto, spaccarla sopra i muri che non fanno passare, sulla strade che non sanno arrivare, o brindarci con un mezzo bicchiere di vino con un amico che sa starti vicino, raccontarla da vecchio ad un pallido specchio che ti ascolta annoiato che ha già visto e vissuto.
 

CREDI CREDI CREDI (Massimo Morsello)
Credi, credi, credi Fallo finchè resti in piedi finchè il mondo che tu vedi Respira e ce la fa.
Canta, Canta, Canta Se di forza ce ne hai tanta Se vorrai con una canzone Il mio cuore strapperai fallo finchè c'è una sera finchè c'è una notte vera fallo finchè c'è la vita che ci guarda divertita.
Vola, Vola, Vola finchè il cielo è azzurro e viola finchè gli occhi suoi ti danno La tua forza e non lo sanno.
Ama, Ama, Ama Che la gente tua ti chiama Che la gente tua t'aspetta Ama forte e fallo in fretta finchè avrai gli occhi per poter vedere Ed un tramonto per poter sognare ed una canzone da lanciare al vento Una bandiera, un sentimento.
Credi, Credi, Credi se resisti e se non cedi se rimani dritto in piedi Il tuo canto si udirà
Canta, Canta, Canta che la stella sua s'è spenta Che la mano sua s'è tesa Se fai forte ti vedrà ti vedrà perchè non ti sei arreso Perchè porti tu il suo peso ti vedrà in un sogno vero e puro Con lo sguardo nel futuro.
 

Cento Chitarre (Massimo Morsello)
Tra l'alba e la morte s'è fermata L'auto correva veloce e forte e veloce battevano quei giovani cuori battevano nel silenzio Nemmeno una voce
Se lui avesse potuto (2v) Immaginare il suo sorriso schiacciato tra un'autostrada storta Ed un sonno sbagliato
Cento chitarre suonano Cento sorrisi per lui volano Cento chitarre suonano Cento sorrisi per lui volano
E il fischio di quel treno Che bucava le montagne gelate spezzava la notte Come fosse di gesso e il fischio di quell'auto Con le ali spiegate che piangeva la morte Come non faccio io adesso e in un solo minuto (2 v.) gli rubava la vita ridendo Non sapendo nemmeno che lui stava sognando, Lui che aveva creduto (2 v.) che la morte arrivasse di sera O con i primi fiori della primavera
Cento chitarre suonano Cento sorrisi per lui volano Cento chitarre suonano Cento sorrisi per lui volano
 

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