FEDERALISMO MUNICIPALE
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Bossi aveva proposto un federalismo rozzo e spiegato in malo modo con toni folcloristici. La voce del "condottiero" del Carroccio, che si era fatta più pacata nel periodo in cui faceva parte del governo, oggi si è risvegliata con l'originale desiderio di far della politica un teatrino di affermazioni d'avanspettacolo. Da notare, invece, è che altre voci si schierano oggi a difesa del federalismo. Persone che con la Lega non hanno mai avuto a che fare hanno trovato nell'idea di base del federalismo una possibile via d'uscita dalla crisi economica e amministrativa che affligge il nostro paese. Sia Fini che D'Alema, infatti, si sono battuti per il federalismo. Di federalismo parlano entrambi ma è il modo di attuarlo che li divide. Il federalismo di sinistra  consiste nel dare l'autonomia alle regioni mentre quello della Destra propone di fornirla ai comuni. La proposta della sinistra non porterebbe nulla di nuovo poiché i paesi più piccoli, le provincie che hanno bisogno di fondi dovrebbero chiedere i soldi alla regione che diventerebbe una sede staccata di Roma. L'autonomia data ai comuni invece permetterebbe di gestire l'economia del paese con maggior libertà, eliminando l'iter burocratico che permarrebbe con un federalismo regionale. Il permanere delle forti differenze socioeconomiche in seno al territorio nazionale hanno fatto esplodere la questione federalista sulla scena politica. Discutere del problema, anche a Destra diventa quindi necessario ed importante. Quando si parla di federalismo bisogna innanzitutto allontanarlo da tutte quelle tentazioni di tipo particolaristico, tendenti sostanzialmente al secessionismo leghista. Per cercare di eliminare la piaga della partitocrazia e delle tangenti che affligge il nostro paese bisognerebbe ottenere un mag-gior rapporto tra cittadini ed istituzioni, un controllo più diretto da parte degli italiani sull'Italia. Ecco perché la Destra chiede un federalismo, che potremmo definire municipale, che dia ai comuni il potere di gestire le risorse senza dover dare la maggior parte delle tasse raccolte a Roma e senza dover chiedere permessi e autorizzazioni a per-sone che vivono in altre città, in contesti socioeconomici quindi molto differenti. Le deleghe di potere affidate di volta in volta alle regioni hanno dimostrato in modo ben evidente la loro inefficienza. E' importante che ora vengano promosse le autonomie locali il cui compito essenziale sarà quello di saper sommare le molteplici varietà culturali e sociali della città, piccola o grande che sia, stimolandole. E' infatti ben lungi dalla destra il parlare di una scissione del paese in tanti piccoli staterelli o principati dove ogni sindaco può fare la prima cosa che gli viene in mente. Il futuro dell'Italia è uno, comune per tutti i cittadini che non dovranno dividersi, ma unirsi sotto la bandiera del rinnovamento. Il valore di "Nazione" può coesistere perfettamente con le esigenze autonomistiche, infatti con il federalismo municipale mai e poi mai lo Stato si disinteresserà delle città. Prerogative quali la difesa e la lotta al crimine, le relazioni con l'estero, le grandi linee economiche, l'emissione della moneta, la giustizia, la ricerca e la scuola saranno sempre destinate allo Stato, poiché caratteristiche inalienabili di ogni paese che si possa considerare unito. L'amministrazione della giustizia deve essere una per garantire la libertà dei cittadini ed il loro diritto di vivere in una Nazione civile; la qualità della scuola deve essere equilibrata su tutto il territorio nazionale. Punto di riferimento, se qualcuno ( di Destra o di Sinistra che sia ) e la Destra ha di certo le carte in regola, riuscisse mai a realizzare il federalismo, dovrà essere il Presidente della Repubblica che, da una parte, dovrà essere rivalutato, ottenere il riconoscimento di poteri più ampi e perdere così quella presenza soltanto formale e d'intrattenimento dei leader internazionali, dall'altra dovrà basare la sua politica su un decentramento delle risorse che non dovranno più finire nelle mani dello Stato ma in quelle delle comunità locali ormai, appunto, autonome di gestirle. Il Presidente della Repubblica dovrà di conseguenza rappresentare tutti gli italiani ed essere il pilastro dell'italianità nelle varie zone del Paese. Tutto ciò è realmente possibile però solo con l'elezione diretta del Presidente, un'elezione che individui l'uomo giusto che faccia crescere la credibilità nazionale ed internazionale dello Stato, un'elezione che indichi un passo avanti verso una più intelligente democrazia e verso una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, un'elezione che leghi gli italiani al loro presidente. Il federalismo municipale e di pari passo il presidenzialismo potrebbero essere unitariamente la strada, forse quella giusta, per risollevare l'Italia sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale
Vito Andrea Vinci
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