Europeismo, federalismo, secessione, mondialismo, e tutti gli altri modi nuovi di vedere l'amministrazione delle nazioni non possono non portare a domandarsi che cosa accadrà all'Italia fra qualche anno. Bossi ha detto spesso che la Padania deve liberarsi dal giogo romano e smettere di essere solo una colonia per dare un giusto riconoscimento al suo grande popolo, ma in risposta diversi esperti hanno criticato dal punto di vista economico la soluzione secessionista. Essendo il problema economico l'unica cosa che interessa coloro che si sono radunati intorno a Bossi con la speranza di meno tasse, credo sia doveroso analizzare gli avvenimenti successivi ad un'ipotetica divisione dell'Italia. Con la secessione il Nord entrerebbe a far parte dell'Europa di Maastricht mentre il sud rimarrebbe escluso dall'Unione Europea diventando il terzo mondo del nostro continente. La lira nella Padania sarebbe rivalutata mentre un marco si aggirerebbe intorno al valore di 500 lire del Nord, di conseguenza l'importazione costerebbe molto meno agli imprenditori che necessitano di materiali presenti all'estero. La lira del Sud, nello stesso tempo, si svaluterebbe mandando in crisi la gente che si troverebbe, ammesso sempre che abbia un lavoro, degli stipendi da fame (molto peggio di ora). Mentre l'importazione nel Sud sarebbe totalmente impossibile l'esportazione verrebbe rivalutata notevolmente (anche se chiaramente poche sarebbero le industrie con qualcosa da esportare dato che di fabbriche concorrenziali non ce ne sono tante nel meridione). Il Nord da solo sarebbe il settimo paese più industrializzato del mondo mentre il Sud quasi il centesimo. Tutto ciò, però, soltanto agli inizi. Già perché in poco tempo nel Sud andrebbero a costruire imprese tutti gli industriali del Nord che si troverebbero così una specie di Taiwan a pochi chilometri di distanza. Non solo, anche i paesi esteri investirebbero nel Sud. La manodopera chiaramente non costerebbe nulla ma le industrie prolificherebbero parecchio creando così innumerevoli posti di lavoro. Il Sud diventerebbe senza dubbio più forte dal punto di vista industriale ma rimarrebbe notevolmente povero poiché i soldi finirebbero sempre al Nord o all'estero, cioè a chi ha creato delle imprese sfruttando la manodopera a basso prezzo. Unico punto sicuramente favorevole sarebbe il turismo che si raddoppierebbe, ma che dire delle migliaia di paesi privi di interesse culturale o naturalistico? Cosa rimarrebbe di essi? Mah! E la Padania? Nel frattempo la Padania (che per Bossi dovrebbe comprendere anche la Toscana e l'Emilia) non avrebbe più possibilità d'esportare in quanto la moneta sarebbe diventata forte e perciò nessuno comprerebbe più nel Nord d'Italia. Le industrie diminuirebbero poiché, ovviamente, gli imprenditori investirebbero con maggior profitto pochi chilometri più in giù nella penisola. E il turismo? Sparirebbe o per lo meno diventerebbe elitario, soltanto cioè per quegli stranieri molto ricchi che potrebbero permettersi la villeggiatura in un paese con una moneta piuttosto forte. Gli altri turisti, quelli economicamente "normali", andrebbero un giorno a Venezia, un giorno a Firenze, un giorno a Ravenna, per poi stare un mese a Roma, a Pompei, a Taormina. E per gli italiani? Le vacanze cambierebbero notevolmente. Se ora si spende parecchio per andare in Sardegna, con la Secessione quell'isola diventerebbe meta di tutti. L'economia del Nord ne risentirebbe parecchio e quella del Sud non sarebbe da meno. E tutti i problemi amministrativi rimarrebbero. La secessione non porterebbe a nessun tipo di federalismo poiché il Nord e il Sud si trasformerebbero in due Italiette dove i politici imbroglioni e i mafiosi continuerebbero a vivere alle spalle di chi lavora veramente. Dopo tutto questo discorso contro la secessione ci vuole però qualcosa da proporre. Le possibilità offerteci dai vari partiti sono varie, ma solo due sono significative: la sinistra propone un federalismo regionale mentre la Destra un federalismo municipale. La differenza è chiara. La sinistra vorrebbe decentrare i poteri alle regioni, mentre la Destra parla di un maggior potere dei comuni. Il federalismo municipale sarebbe però più utile poiché altrimenti ci si ritroverebbe in una situazione analoga ad ora. Se il paesino sperduto del nord della Lombardia e tutte le città della nostra regione dovessero dare le proprie tasse a Milano, poco cambierebbe da adesso in cui le tasse vengono mandate a Roma. Con un federalismo municipale invece ogni comune si amministrerebbe autonomamente mentre i paesi più disagiati usufruirebbero di un fondo a carico di una percentuale delle tasse della Nazione. Solo in questo modo l'Italia potrebbe cercare di organizzarsi in modo decente per entrare a far parte un giorno non lontano dell'Europa unita.