LA COMUNITA’ S’INCAMMINI...
Da tempo ormai il nostro mondo giovanile sembra aver smarrito la capacità di veicolare all’esterno un’identità ben definita, accattivante, realmente degna della tradizione a cui ci richiamiamo.
Non è da escludere, anzi forse è proprio questo il punto, che sia difficile diffondere un’identità quando questa appare non ancora delineata sotto più aspetti, spesso confusa da un punto di vista puramente ideologico, assolutamente inindividuabile da un punto di vista metodologico ed antropologico.
Quella capacità di proiettare verso l’immaginario giovanile messaggi a tinte forti, quella volontà di trasmettere sensazioni e sapori unici, non sembra più appartenerci.
Abbiamo difficoltà di sintesi interna, abbiamo conseguentemente difficoltà d’individuazione delle battaglie esterne, abbiamo quindi problemi ad evocare quelle immagini che devono fare da supporto simbolico ad esse.
Ma se il progetto politico da parte nostra lo abbiamo ben delineato, se i nemici li abbiamo altrettanto bene individuati, dobbiamo prodigarci nella ricerca di quei fattori simbolici, aggregativi, mitici o fantastici che rendano esplosive le nostre già alte potenzialità.
Dobbiamo smettere i panni sgualciti dei “giovani rampanti di Partito” per aprirci nuove prospettive di radicamento sociale e comunitario, in rotta verso le quasi inesplorate frontiere dell’egemonia giovanile.
Abbiamo il dovere di rinnovare il nostro bagaglio simbolico, d’individuare quei miti unificanti reali, presunti o potenziali, che possano dare il senso di una battaglia di civiltà fatta irrompere con audacia nel palcoscenico globale del nuovo millennio.
Dobbiamo reinventarci una simbologia di sicura presa, d’immediato richiamo, nonché fortemente evocativa; dobbiamo scegliere scritti, canzoni, immagini ed opere d’arte a supporto costante di battaglie di nuovo e più alto profilo.
E’ importante dotarsi di un nuovo vocabolario politico e degli strumenti perché questo possa entrare di fatto nella quotidianità della nostra generazione e del nostro Popolo.
Il nostro movimento giovanile ha  il dovere di avventurarsi su di un terreno che appare per lo più inesplorato anche da Alleanza Nazionale, laddove invece altre forze politiche stanno incidendo profondamente a più livelli. Scontato il riferimento alla Lega Nord, movimento che dei richiami simbolici, mitici, identitari, della sperimentazione di nuove forme concettuali e lessicali poi rapidamente acquisite all’uso comune, ha fatto uno dei suoi aspetti più dirompenti.
La Destra giovanile deve compiere uno sforzo d’immaginazione e di ridefinizione costante delle forme espressive della propria identità: dobbiamo rifuggire quell’identità (?) triste,
sbiadita, priva di nerbo e di cuore, scevra di qualsivoglia volontà di conquista o ambizione di vittoria nella sua accezione più nobile.
Dobbiamo opporre grasse risate a chi ci vorrebbe tutti giovani moderati o comunque nei fatti sostanzialmente omologhi alle forme di Pensiero Unico imperante; dobbiamo rispondere irriverenti a chi ci chiede di “mettere da parte”, “sciogliere i nodi”, “risolvere gli equivoci”, per renderci, giorno dopo giorno sempre più accomodanti nei confronti delle cattedrali del “politicamente corretto”.
Diffondere un’identità non è soltanto lanciare dei messaggi politici, è anche e forse soprattutto irradiare, contagiare, sedurre nei fatti, nei comportamenti, nello stile di vita; diffondere un’identità non conformista significa, a maggior ragione, scegliere una strada impervia ma umanamente sempre gratificante; vuol dire uscire dal coro, andare controcorrente, costruire di fatto un’alternativa di vita.
Abbiamo il dovere di fondare nuovi momenti, strumenti, concetti e suggestioni identitarie, culturalmente antagoniste, politicamente provocatorie, antropologicamente ammalianti, emotivamente trascinanti.
Dobbiamo avere ben chiara la necessità di costruire una radicale alternativa di progetto e di costume, riscoprire la rabbia e la grinta da infondere in una gioventù sommersa dai macigni del nichilismo più aggressivo.
Un futuro già scritto da altri, una gioventù senza voce in capitolo: se questo è lo scenario, abbiamo il dovere di irrompervi da subito gettando sabbia negli ingranaggi del potere, instillando veleno delle vene della gioventù.
La strada è segnata, che la Comunità s’incammini.....
Carlo Fidanza
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