L'ordine di Berlinguer |
L'avvenimento offre l'opportunità di fermare l'attenzione su una pagina di storia contemporanea, della quale Gramsci è stato certamente protagonista e di riflettere sul ruolo che egli ha svolto come uomo politico, pensatore di forte carattere e testimone per l'affermazione dei valori di libertà e democrazia.
Avuto riguardo alle responsabilità che le competono nel processo di formazione dei giovani, ritengo che la Scuola non possa fare a meno di proporre alla riflessione delle classi terminali degli istituti di istruzione secondaria superiore il segno che Gramsci ha lasciato nella storia nazionale, allo scopo di far cogliere ai giovani il messaggio che promana dalla sua vita.
Ritengo che, in tale contesto, gli insegnanti possano impegnare gli studenti in un'azione di ricerca sul pensiero di Gramsci, sull'originalità e sull'importanza dei suoi scritti, sull'impegno profuso in favore del mondo operaio e sul valore della testimonianza delle sue sofferenze.
Prego le SS.LL. di trasmettere la presente circolare ai Capi delle scuole e degli istituti interessati, perché gli organi collegiali possano farne oggetto di esame o deliberare in ordine alle iniziative da promuovere.
IL MINISTRO
Luigi Berlinguer |
Il testo dell'interrogazione
di Aloi, Gasparri, Carlesi,
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Per sapere:
se non ritenga che la recente diramazione di una circolare - inviata ai provveditorati agli studi - sulla celebrazione - in occasione del sessantesimo anniversario della morte - di Gramsci sia un fatto che viene ad introdurre un elemento di preoccupante ideologizzazione e di reale pericolo di faziosità nell'ambito della scuola che, anche a seguito della iniziativa relativa all'insegnamento della storia del Novecento nell'ultimo anno delle scuole superiori, può diventare luogo di conflittualità culturale-ideologica, per nulla necessaria al processo di sviluppo socio-pedagogico degli allievi;
se non ritenga, al di là della valutazione del pensiero di Gramsci ed anche delle vicende «interne» del suo partito nel cui ambito si registrò il contrasto tra il filosofo sardo e la componente filo-stalinista, che la celebrazione in questione sia quanto meno inopportuna e non necessaria, per la logica interpretazione del suo pensiero - e ciò va ribadito - in termini meramente ideologici, trattandosi del filosofo che ha fatto dell'ideologia una delle ragioni essenziali del suo pensiero nell'articolazione concettuale della «egemonia», del «partito principe» dell'«intellettuale organico», eccetera;
se non ritenga infine - anche con riferimento a quanto affermato dalla Conferenza episcopale italiana, che considera la celebrazione di Gramsci un'«operazione tipicamente marxista» - di dover provvedere al ritiro della circolare, evitando così che un'«operazione» di strumentalizzazione ideologica possa produrre effetti negativi, se non devastanti, in un'importante istituzione - quale è la scuola - che sta diventando terreno di pericolosi esperimenti riformatori, assurdi e per nulla in sintonia con il nostro patrimonio didattico-culturale. (3-00840)