Il Real, storie di donne normali
Storie di donne normali, normalissime, con una passione in comune:
il calcio a cinque, o futsal, per usare il linguaggio globalizzato. Sono le storie di cinque delle componenti del Real Statte
bicampione d’Italia. Storie che abbiamo scelto per capire meglio come
nasce la "Famiglia Real", il fenomeno tutto stattese, tutto tarantino,
tutto meridionale dello sport italiano.
Se capiti a Statte per andare a fare una partita di calcetto allo
Sporting Club, il punto più lontano della verdissima zona residenziale
di Montetermiti, non puoi fare a meno di incontrare
Patrizia Convertino.
Perché lei è lì, la prima ad arrivare alle 15,30 e l’ultima ad
andare via. È stato proprio il presidente-allenatore a sceglierla per
affidarle i compiti di gestione operativa della struttura, dalla
custodia alla segreteria, dalla pulizia alla gestione del bar. Un modo
per vincere le "resistenze" dei genitori, che considerano il calcio
sport da maschi. «Mi volevano a casa; con il calcetto mi sento
realizzata ed ora anche mamma e papà lo hanno capito», dice con soddisfazione
La 30enne di Montemesola. Convertino, nel frattempo divenuta vice
capitana, ha saputo ripagare divenendo un punto di forza del Real.
«L’anno scorso l’emozione è stata più bella - ammette - perché era la
nostra prima volta. Questa volta eravamo abituate al successo, ma le urla si sono sentite ugualmente, tutta Ischia le ha sentite!».
Per Convertino le vittorie del Real «sono il frutto del sacrificio
di tutte le settimane, degli allenamenti sotto la pioggia e il vento.
E rappresentano la massima gratificazione.
Noi non prendiamo soldi, giochiamo solo per passione. Dio ci ha
dato questa dote di saper giocare a calcetto, Tony le ha sapute
esaltare al meglio. Gli scudetti sono merito al 50 per cento di
Marzella, al 50 per cento di noi ragazze e di tutti i collaboratori. Marzella padre di famiglia? Direi un fratello maggiore ».
L’altra "anima" del Real è
Mina D’Ippolito, la
giocatrice-copertina, la capitana 33enne dal sorriso grande e dalla
grinta enorme. Anche lei ricorda con affetto lo scudetto del 2005:
«Era il primo titolo, dopo tanti vani tentativi, fu una liberazione. Ma questo è
indimenticabile, perché stavolta eravamo la squadra da battere e tutti
hanno giocato al 110 per cento contro di noi». E c’era da fare i conti con la tifoseria ostile: «Chi vince diventa
sempre antipatico, stranamente anche le squadre eliminate hanno tifato
contro di noi. Ma noi siamo scese in campo con la massima umiltà,
senza spocchia. Ed è la prima caratteristica che Marzella ci chiede. A
fine gara, i complimenti si sono sprecati, tutti si sono ricreduti nei
nostri confronti».
Mina, che ha in squadra una delle sue sorelle,
Monica, "allarga" la famiglia:
«Ci sentiamo tutte sorelle, in campo e fuori. Siamo una grande
famiglia, che sta insieme per puro divertimento. Il premio pattuito
quest’anno? Un viaggio, probabilmente in Romagna, per fare anche noi
finalmente un po’ di vita notturna, dopo tanti sacrifici». Cosa ci vuole per riconfermarsi l’anno prossimo? Semplice per il
capitano: «Tanto duro lavoro. ritroveremo squadre ancora più forti e
determinate. Noi non faremo nulla di più: sono due anni che vinciamo
con la stessa squadra e lo stesso metodo di lavoro. E l’anno prossimo
avremo lo stimolo della Coppa Italia, un tabù da abbattere».
Patrizia D’Andria
è l’altra giocatrice del "gruppo storico" su cui
Marzella punta ad occhi chiusi. Ha solo 24 anni ma gioca al calcetto
da ben 11: praticamente è cresciuta a pane e pallone. Tutti dicono che
è la pigra della compagnia: si sveglia solo in finale, lo scorso anno
segnò tre gol (su quattro) alla Polaris Palermo, quest’anno i soli due
gol della finale contro il Montevelino sono stati i suoi:
«Sì, mi
hanno affibbiato questa nomina, ma in realtà scendo sempre in campo
decisa a dare il meglio. Magari mi esalto nelle partite più
importanti, perché sento di meno l’emozione».
Patrizia ha una storia personale particolare: decima di 13 figli (7
femmine e 6 maschi), vive ancora con la mamma ed altri 7 fratelli in
un appartamento alle Case Bianche di Paolo VI.
«Solo io ho deciso di
fare sport, è un modo per staccare dalla mia solita vita».
La vita, a
Paolo VI, scorre monotona, in assenza di strutture di aggregazione, ad
iniziare proprio da quelle sportive.
«Ce ne vorrebbero di più, per togliere un po’ di giovani dalla strada»,
conviene. Per la sua comitiva è la "campionessa", la voglia di giocare non è
ancora al capolinea, anzi: «Ho ancora tanta passione. Dopo questi scudetti, c’è più gusto a giocare. Ora vogliamo tutte
vincere questa benedetta Coppa Italia. Il massimo sarebbe segnare
qualche gol».
Non fa parte del gruppo storico, ma
Roberta Buonfrate è una
giocatrice che nel gioco di Marzella ha trovato il suo spazio preciso.
Ventinove anni, gioca a calcio a cinque da una vita, e non potrebbe
essere altrimenti, visto in famiglia il calcio è di casa: suo padre è
Umberto Buonfrate, storico allenatore delle giovanili del Taranto
(allora ancora A.S. Taranto), due fratelli hanno giocato proprio nelle
giovanili. «Ho iniziato alla Polisportiva Ippodromo Publimedia di
Donato Carelli, poi sono passata ai Delfini Taranto, quindi al Real Statte, dove ho
conosciuto i campionati della Figc». La sua carriera sembrava
terminata un anno e mezzo fa, a causa di un infortunio: «Il ginocchio
mi dava noie, giocare sui terreni duri del calcetto è pesante. Avevo
deciso di mollare anche perché facevo fatica a conciliare lo sport con
il lavoro appena intrapreso (è impiegata presso un’azienda di servizi, ndr).
La voglia mi è tornata vedendo giocare le mie compagne di squadra:
ho capito che non potevo fare a meno del calcetto. Anche mio padre ha
avuto un ruolo importante. Quindi, ho saputo organizzare meglio le mie giornate, lo sport è
diventato una valvola di sfogo contro gli stress quotidiani del
lavoro». Del resto, in questo campo non c’è altro stimolo, se non la passione: «Ora che sono tornata, non mi sono posta un limite:
giocherò fin quando mi divertirò. Se poi continuiamo a vincere, gli
stimoli aumentano...».
Una delle ultime arrivate è
Susy Nicoletti, 22 anni, da Parabita. Per lei, effettuare due
volte la settimana, spesso tre, gli allenamenti a Statte è davvero un
sacrificio. Ed è sinonimo di grande passione. «Ho fatto calcio, poi
calcetto al Planet Sport Corsano e al Gallipoli - racconta - ed è lì
che Marzella mi adocchiò quattro anni fa. Accettai sapendo che mi
sarei dovuta accontentare soltanto del rimborso spese per la benzina. I 280 chilometri al giorno che
faccio sono un sacrificio ripagato ampiamente dal fatto di giocare in
una delle squadre più forti d’Italia, anzi la più forte. I soldi?
Non ci do peso, mi basta lavorare al bar di mio padre a Parabita».
Eppure c’è chi si muoverebbe soltanto dietro compenso, in tanti sport,
ad iniziare dal calcio, anche a livelli bassi. «Personalmente penso
che girino troppi soldi in certe categorie dilettantistiche -dice
convinta -. Anzi, dico che sono proprio soldi buttati. E magari ci sono discipline sportive che
meriterebbero più attenzione. In questo momento, il calcio meriterebbe
un grande ridimensionamento, ma siamo in Italia...». A Parabita, città di 10.000 abitanti, con due scudetti vinti potrebbe essere un esempio, eppure... «Non tengo molto alla
notorietà. Mi basta avere la foto al bar di mio padre e sapere che i
frequentatori sappiano che quella con lo scudetto in petto sono io».
Con lei, da quest’anno, viaggia
Margarito, il portiere che
ha risolto l’eterno "neo" del Real. E’ del tacco d’Italia, Patù,
frazione di S. Maria di Leuca, un altro esempio di scrificio e
passione. «Ha solo 16 anni ma è una promessa - dice Nicoletti - ed anche lei affronta
i sacrifici con entusiasmo. Dalla sua parte c’è anche la giovane età».
Questo è il Real Statte. Una favola fuori tempo per lo sport moderno.
Il Real Statte vincitore del 2° scudetto è una vera e propria "squadra-famiglia"
Statte, ex quartiere di Taranto, è ormai una città di oltre15.000
abitanti con una sua storia, le sue tradizioni. Ma lo sport continua
ad avere poca considerazione. Lo dimostra il fatto che l’unico
impianto pubblico è lo stadio comunale e che la palestra dell’istituto
"Amaldi" per ora non sarà interessata ai necessari lavori di ristrutturazione, per mancanza
di fondi da parte della Provincia.
A ventiquatt’ore dalla chiusura della campagna elettorale per il
rinnovo del consiglio comunale, Marzella lancia il suo messaggio:
«La
mia squadra finora ha avuto poca considerazione dall’ente locale. L’unico contributo per lo scudetto del 2005 è stata
l’organizzazione della festa in piazza. Quest’anno la festa la faremo
per conto nostro, domenica, allo Sporting Club Montetermiti. Dai nuovi
amministratori mi aspetto una maggiore "cultura dello sport". Non
pretendiamo soldi, ma maggiore considerazione. E non parlo solo per la mia società, ma
anche per tutte le realtà sportive stattesi, dove sono impegnati
quotidianamente tanti giovani, a costo di tanti sacrifici, personali e delle proprie famiglie, oltre che dei dirigenti e
tecnici che sono dei veri e propri volontari. Dopo due scudetti che hanno proiettato il nome di Statte a livello
nazionale, pretendere considerazione è il minimo. E ciò si rifletterebbe positivamente
sulla prestazione della squadra».
Squadra che, anche quest’anno, si è distinta per il fair play:
«Ci
teniamo molto all’aspetto comportamentale. "Il nostro primo impegno è
la correttezza» Viene prima del successo sul campo: abbiamo sempre
dato un’immagine di squadra corretta, respingendo ogni provocazione". Le ultime sono arrivate proprio nella finale di domenica a Ischia:
pur avendo battuto la squadra di casa, il Montevelino Pescara aveva le
simpatie del pubblico. «Non ne abbiamo fatto un problema . Evidentemente, abbiamo "pagato" indirettamente la campagna contro
la Lega Dilettanti montata dai dirigenti abruzzesi per le due
espulsioni patite da due loro giocatrici in semifinale.»
Gianni Martucci (Corriere del Giorno)
L’ORGANIGRAMMMA SOCIETARIO
Presidente: Tony Marzella
Dirigenti: Angelo Axo, Emilio D’Ippolito
Allenatore: Tony Marzella
Allenatori portieri: Luca Sardella
Medico sociale: Francesco Gigante
Osteopata: Michele Genga
IL ROSTER :
Anello Maria 1978 difensore
Buonfrate Roberta 1977 difensore centrale
Caporusso Mina 1976 portiere
Convertino Patrizia 1976 difensore centrale
D’Andria Patrizia 1981 universale
D’Ippolito Mina 1973 universale
D’Ippolito Monica 1978 difensore
Eletti M. Rosaria 1973 portiere
La Bonia Concetta 1975 attaccante laterale
Ludovico Mina 1978 attaccante. centrale
Margarito Va l e n t i n a 1989 portiere
Nicoletti Susanna 1983 attaccante laterale
Pagliarulo Maria 1983 portiere
Gianni Martucci (Corriere del Giorno) |