Bologna,  13 Novembre 2003

Intervento di Rocco GIACOMINO,

Capogruppo Regionale Comunisti Italiani nel dibattito in Consiglio Regionale sull’attentato alla caserma dei carabinieri di Nassiryah in Iraq

RITIRO IMMEDIATO DEI NOSTRI MILITARI DALL’IRAQ

“Signor Presidente, colleghi,

i Comunisti Italiani dell’ Emilia-Romagna, con immensa tristezza, rinnovano il profondo cordoglio e la solidarietà alle famiglie dei militari caduti. Giovani vite spezzate in una guerra illegittima , illegale ed ingiusta. Una sporca guerra per il petrolio, per interessi economici e per i disegni geopolitici di dominio del governo americano.

Una guerra coloniale ed imperialista. L’opinione pubblica mondiale ed italiana è stata contro questa guerra ed è contro l’occupazione militare dell’Iraq Il governo italiano è politicamente responsabile di quanto accaduto. Senza indugio e senza se e senza ma, si decida per il ritiro immediato del nostro contingente militare dall’Iraq, come il PDCI con una petizione popolare sta già chiedendo da diversi mesi. .  Ne’ un soldato e né un euro per questa sporca guerra del petrolio. A proposito, perché non si parla più del petrolio iracheno; chi lo estrae, chi lo distribuisce e a chi va il ricavato della sua vendita? Perché dovremmo nascondere un sentimento di collera e di ribellione di fronte a questa ipocrisia? Altro che “restituire l’Iraq agli iracheni” !

Il governo italiano abbia uno scatto di orgoglio e di dignità ed abbandoni una politica di servilismo e sciocca subalternità al governo americano, spesso ammantata da una  insopportabile retorica patriottarda, come in queste ore, per nascondere l’inesistenza di una politica estera degna di questo nome. C’è da vergognarsi di fronte ai summit in  ville della Costa Smeralda, alle gite sullo yacht ed all’immancabile chitarra di Apicella. Siamo ridiventati il paese della pizza, del mandolino  e di “O Sole Mio”.

Noi difendiamo la dignità nazionale, denunciando l’assenza di una vera politica estera.

In queste ore inoltre colpisce un clima bipartisan che tende a sbiadire le differenze tra la maggioranza delle forze politiche, sino quasi ad annullarle. Alla Camera, ieri, un autorevole esponente del centrosinistra spiegava che non era “degno e ragionevole” chiedere adesso il ritiro delle truppe, sebbene, aggiungeva, se fossimo stati noi al governo non le avremmo inviate. Ma perché, avremmo dovuto unirci in un indistinto “embrassons-nous”, perché non dovremmo distinguere politicamente  tra chi ha mandato quei soldati a morire e chi non  lo avrebbe fatto, come noi, che da mesi ne chiediamo il ritiro? Considero questo malinteso spirito bipartisan un tarlo che corrode la democrazia, mentre la democrazia stessa esige le differenze e si alimenta delle diversità, ne costituiscono il sale. Si è avvertito ieri,ed anche  in queste ore, un sapore vagamente maccartista verso quelle forze che hanno rifiutato l’abbraccio, se ne è sentita una eco a livello nazionale ed anche durante la Conferenza dei Capigruppo di ieri pomeriggio in Regione. Mi preoccupa seriamente questo clima, che in taluni casi si esprime anche con toni ed espressioni offensive ed inaccettabili. Solo la difesa dei principi e dei valori della democrazia e della Costituzione Repubblicana può essere un terreno cosiddetto bipartisan, non la politica estera dove ciascuno si assume le sue responsabilità. Ma anche qui è difficile trovare intese con forze  che esprimono culture estranee alla Costituzione, come si fa a condividere con chi usa verso gli immigrati parole a dir poco disumane? O con chi ha ancora nel proprio simbolo la fiamma tricolore a ricordo di quella che ardeva sul catafalco di Benito Mussolini o con chi attacca quotidianamente la stessa Costituzione definendola, dal suo punto di vista spregiativamente,  “bolscevica”. Troppo presto si sono aperti i salotti buoni e si sono sdoganate forze che non hanno fatto i conti fino in fondo con il loro passato. I Comunisti Italiani sono stati patrioti che hanno combattuto per la causa della libertà contro la barbarie nazifascista ed insieme ad altre forze hanno scritto la Costituzione Repubblicana che, non a caso, in calce reca la firma di Umberto Terracini, comunista e presidente dell’Assemblea Costituente. Quello che era prevedibile è accaduto.

Oggi siamo qui ad esprimere cordoglio a quanti sono stati colpiti, questo ci unisce, ma siamo qui anche per valutare quanto è accaduto. Ma sull’analisi , tra di noi, vi sono profonde divergenze, a cominciare dalla risposta ad una domanda: per quale causa sono morti i nostri concittadini? Di più, perché non si riescono a prosciugare i cosiddetti “giacimenti di odio” che alimentano il terrorismo internazionale ? E da dove nasce tanto odio? Dobbiamo dirci parole di verità! L’Occidente non è percepito come portatore di libertà, civiltà e democrazia, anzi, siamo visti come rapinatori di risorse, artefici di uno scambio ineguale  e dunque di ingiustizia fra i popoli. Questo pensano non solo gli iracheni o le masse arabe , ma gli uomini e le donne di tutto il mondo non sviluppato; la pensano così i popoli del Sud America, i derelitti ed i poveri dell’Africa, i bambini di Rio e quelli di Mogadiscio.

Chiedono giustizia, giustizia, giustizia.

A questa domanda siamo chiamati a rispondere tutti per costruire un  futuro di pace per i nostri popoli, per le future generazioni e per i nostri figli e per realizzare un nuovo ordine mondiale, più giusto e pacifico. Con questa ferma convinzione continueremo a batterci, qui da noi, per una società più giusta, consapevoli che la nostra lotta è la stessa lotta di tutti i popoli oppressi e sfruttati del mondo.”

 

L’Addetto Stampa


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