Il Punto

di vista di Franco Palumbo

Vittoria, Febbraio 2000

La decisione di impedire che sugli spalti degli stadi possano essere esposti striscioni razzisti, mi trova naturalmente d'accordo. Reputo giusto che lo Stato intervenga a disciplinare una eccessiva "libertà di espressione", anche se la civiltà di una Nazione non si misura certo da uno striscione in uno stadio: voglio dire che allo stadio si potrebbe anche scrivere "w gli extracomunitari" e poi fuori magari sbatterli in un campo di concentramento/profughi: se un osservatore straniero si fermasse solo allo striscione dello stadio potrebbe pensare che gli extra li vogliamo un sacco bene!
Così come - sempre allo stadio - bisognerebbe impedire i cori ululanti rivolti ai giocatori di colore (nero) che ogni qualvolta vengono in possesso di palla sono inondati da un ùhu-ùhu dal ritmo tribale.
Ma quello che non comprendo ( e a dire il vero non mi va proprio giù) è invece l'ignoranza e la malafede di chi approfitta di questa occasione per scatenare la caccia alla….croce celtica! Le TV di stato e la stampa di regime sono con i telescopi puntati!
Ma cosa c'entra la croce celtica con il razzismo? Basterebbe andare in una qualsiasi cittadina  scozzese o irlandese o nei cimiteri delle nostre città per vedervi delle croci celtiche.
La croce celtica ha sicuramente una sua simbologia: è un simbolo di lotta, un simbolo guerriero, sacro...ma razzista no!
E la croce di S.Andrea o quella di Lorena  sono ammesse? E la più grande delle croci che l'Umanità abbia dovuto sopportare, la FALCE ed il MARTELLO, sono ammesse negli stadi ? E le stelle a cinque punte sono della S. Pellegrino o delle BRIGATE ROSSE ?
La verità è che hanno paura: si proprio paura. Hanno paura di quel meraviglioso mondo, a loro sconosciuto ed incomprensibile, che sta dietro ai simboli. Hanno paura di quelle comunità umane che vivono di ideali e che credono nei valori fondamentali dell'amicizia, della lealtà, del cameratismo. Esse rappresentano un pericolo perché "pensano" e quindi vanno imbavagliate o - peggio - criminalizzate.


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