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Vittoria, Febbraio 2000
La decisione di impedire che sugli spalti degli stadi possano essere esposti striscioni razzisti, mi trova naturalmente d'accordo. Reputo giusto che lo Stato intervenga a disciplinare una eccessiva "libertà di espressione", anche se la civiltà di una Nazione non si misura certo da uno striscione in uno stadio: voglio dire che allo stadio si potrebbe anche scrivere "w gli extracomunitari" e poi fuori magari sbatterli in un campo di concentramento/profughi: se un osservatore straniero si fermasse solo allo striscione dello stadio potrebbe pensare che gli extra li vogliamo un sacco bene! Così come - sempre allo stadio - bisognerebbe impedire i cori ululanti rivolti ai giocatori di colore (nero) che ogni qualvolta vengono in possesso di palla sono inondati da un ùhu-ùhu dal ritmo tribale. Ma quello che non comprendo ( e a dire il vero non mi va proprio giù) è invece l'ignoranza e la malafede di chi approfitta di questa occasione per scatenare la caccia alla….croce celtica! Le TV di stato e la stampa di regime sono con i telescopi puntati! Ma
cosa c'entra la croce celtica con il razzismo? Basterebbe andare in una qualsiasi
cittadina scozzese o irlandese o nei cimiteri delle nostre città per vedervi delle croci celtiche. La croce celtica ha sicuramente una sua simbologia: è un simbolo di lotta, un simbolo guerriero, sacro...ma razzista no! E la croce di S.Andrea o quella di Lorena sono ammesse? E la più grande delle croci che l'Umanità abbia dovuto sopportare, la FALCE ed il MARTELLO, sono ammesse negli stadi ? E le stelle a cinque punte sono della S. Pellegrino o delle BRIGATE ROSSE ? La verità è che hanno paura: si proprio paura. Hanno paura di quel meraviglioso mondo, a loro
sconosciuto ed incomprensibile, che sta dietro ai simboli. Hanno paura di quelle comunità umane che vivono di ideali e che credono nei valori fondamentali dell'amicizia, della lealtà, del cameratismo. Esse rappresentano un
pericolo perché "pensano" e quindi vanno imbavagliate o - peggio -
criminalizzate.
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