COMUNICATO STAMPA

Vittoria, 28 dicembre 2000

  Al Palacatania, in occasione della convention di AN del 18 dicembre u.s., alla presenza di quasi 5000 simpatizzanti e del presidente FINI, il coordinatore regionale di AN, on. le Lo Porto, si è esibito in una imbarazzante esternazione, indicando in Gianfranco Miccichè il candidato del Polo alla presidenza della Regione Siciliana.

Pochi minuti prima, con ben altra prudenza, il presidente FINI aveva puntualizzato che nessuna decisione in materia di candidato del Polo era stata presa.

Ed i 5000 presenti hanno ovviamente fischiato l’on.Lo Porto reo di essersi macchiato di una fuga in avanti tutta personale ed in contrasto con Fini e Gasparri, orientati verso una candidatura dell’on. le Nello Musumeci, comunque da concordare con gli altri partiti della coalizione.

Candidatura che appare naturale, peraltro, in considerazione dell’enorme popolarità del Presidente della Provincia di Catania ed eurodeputato(il più votato del Polo), dato per favorito da tutti i sondaggi, sostenuto dal popolo di AN e concretamente in grado di battere Leoluca Orlando che tre anni addietro sconfisse nettamente lo stesso Miccichè.

In questa vicenda, pur assicurando la lealtà di AN in seno alla coalizione e tutto l’appoggio del partito alla candidatura che sarà espressa, è necessario porre in evidenza e stigmatizzare l’atteggiamento dell’on. Lo Porto che persegue, in antitesi con il bisogno di democrazia interna al partito, politiche di gestione personalistica e  di stampo patriarcale.

Svendere la candidatura di Nello Musumeci in favore di un accordo ristretto che assicuri allo stesso Lo Porto una poltrona all’ARS, è una operazione di nessuna valenza politica che conduce il partito in una posizione di reale sudditanza.

A questa operazione bisognerà opporsi duramente per il rispetto che si deve all’impegno di tanti militanti, i soli che hanno nel tempo costruito i valori e la dignità del partito.

Diversamente, la regionalizzazione di AN, così tanto reclamata dal coordinatore Lo Porto, diventa nient’altro che un mezzo per fare e disfare a proprio piacimento, prescindendo dagli interessi prioritari del partito e dalle indicazioni degli iscritti, a vantaggio di interessi politici personali.

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