SINTESI DELLA TESI DI LAUREA

"I negoziati successivi all'Uruguay Round nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio"

Relatore: Prof. Andrea COMBA  (Organizzazione Internazionale)

Correlatori: Prof. Michele VELLANO, Prof. Gianfranco GRIBAUDO

Partendo dal presupposto che il sistema economico internazionale evolva in direzione di una sempre maggior globalizzazione, intesa come l'utilizzo dei fattori produttivi su scala planetaria, e considerando che la complessità e la vastità delle problematiche commerciali richiedono livelli decisionali e di cooperazione interstatali sempre più raffinati, si è inteso individuare l'assetto istituzionale più adatto a favorire lo sviluppo del sistema commerciale internazionale in maniera non conflittuale e non discriminatoria, orientato all'accrescimento del benessere comune.

Avvalendosi di un modello cartesiano appositamente approntato, sono stati individuati quattro possibili scenari, differenziati tra loro da un diverso grado di calibrazione della dimensione multilaterale e della dimensione regionale.

Con un approccio mediante tra il punto di vista economico-giuridico e quello politologico, si è dimostrata la proficua complementarità delle due apparenti tendenze contrapposte: Regionalismo e Multilateralismo. Mentre il Multilateralismo consente di perseguire la liberalizzazione dei mercati tra il più vasto numero di Paesi e l'uniformità di trattamento per tutti gli operatori economici, a prescindere dalla loro nazionalità; il Regionalismo, dal canto suo, persegue gli stessi obiettivi tra un ristretto numero di Paesi, generalmente confinanti tra loro, che hanno spontaneamente scelto di aggregarsi e di dar vita ad unioni doganali o a zone di libero scambio. L'estrema omogeneità politico-economica, che spesso li accomuna, potrebbe indurli ad evolvere da un "Regionalismo aperto" a un "Nazionalismo Regionale" aggressivo e protezionistico verso l'esterno, tale da creare le premesse per la nascita di vere e proprie "fortezze commerciali", riproponenti il protezionismo anni Venti e Trenta. L'attività delle organizzazioni multilaterali deve dunque concentrarsi sulla prevenzione di simili rischi.

In altre parole, si è dimostrato, non solo che le Organizzazioni d'integrazione regionale e quelle a vocazione universale perseguono gli stessi obiettivi, ma che persino le loro azioni si  integrano e si corroborano a vicenda. Questo è quanto si è potuto evincere dall'analisi dei risultati conclusivi dell'Uruguay Round e dei successivi negoziati, condotti nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC-WTO).

Il fatto che la sua nascita ufficiale, il primo gennaio 1995, sia avvenuta in concomitanza di una nuova fase di regionalizzazione degli scambi internazionali non è stata letta come una prevalenza della dimensione regionale. Infatti l'autorità ed i poteri conferiti all'OMC, sono tali da permetterle di vigilare sul mantenimento di un adeguato grado di apertura delle aggregazioni regionali verso l'esterno e di sanzionare eventuali accenni di erezione di nuovi ostacoli (all'uopo si considerino quelli che sono stati definiti gli "organi d'interfacciamento", ovvero il Comitato per gli accordi commerciali regionali e l'Organo di risoluzione delle controversie).

Attraverso un'attenta disamina del progresso dei negoziati relativi ai Servizi di Telecomunicazione, ai Servizi Finanziari ed ai Servizi di Trasporto Marittimo, svoltisi sotto l'egida dell'OMC, tra la conclusione dell'Uruguay Round e la fine del 1997, è stato messo in evidenza l'apporto decisivo delle organizzazioni regionali nell'arginare le velleità nazionalistiche dei singoli Stati e quindi nel promuovere la positiva conclusione dei negoziati stessi.

Le funzioni istituzionali dell'OMC sono state sostenute dal rapporto di “osmosi” instaurato con le organizzazioni regionali: l'OMC traendo giovamento dall'esperienza maturata in ambito regionale è riuscita a conseguire considerevoli risultati, scaturiti nel varo dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS).

Si è osservato come proprio le aree regionali che al loro interno avevano già avviato politiche di liberalizzazione si sono più strenuamente battute per il successo multilaterale, consapevoli del fatto che un arroccamento regionale le avrebbe condotte ai margini del sistema commerciale mondiale.

Al contrario, come provato empiricamente, le aree prive di strutture capaci di mediare tra gli obiettivi statuali e quelli multilaterali, tipo il continente africano, sono meno partecipi nelle trattative multilaterali e rischiano, pertanto, la deriva economica, che le porta a subire passivamente le “esternalità negative” dell’altrui progresso.

Il fenomeno dell'osmosi normativa è stata una caratteristica peculiare dei negoziati sui servizi: i membri di CE, APEC, MERCOSUR e NAFTA sono stati i più attivi negoziatori, forti di una solida esperienza di liberalizzazione regionale. Soprattutto la CE, in quanto espressione più evoluta di organizzazione regionale, è stata un modello di riferimento ed il suo impianto giuridico in tema di liberalizzazione degli scambi di servizi è stato ripreso pressoché inalterato.

Particolarmente emblematici sono stati i negoziati sulla liberalizzazione del commercio dei servizi finanziari, dove la positiva conclusione, nel dicembre del 1997, è strettamente dipesa dalla ferma volontà di successo espressa dalla Comunità Europea (CE), che, in quanto portavoce unica delle posizioni negoziali dei 15 membri, ha posseduto il necessario potere contrattuale per piegare l'ostruzionismo statunitensi.

L'esempio CE, in futuro, potrebbe divenire la formula vincente; le strutture regionali concertando al loro interno le posizioni comuni da assumersi in sede multilaterale potranno ridurre il numero di posizioni negoziali e di conseguenza i tempi, necessarie per il conseguimento di un accordo reciprocamente soddisfacente.

Viceversa, l'assenza di valide esperienze regionali in atto o in fieri ha giocato a danno del raggiungimento di un accordo multilaterale sulla liberalizzazione dei servizi marittimi ed il mantenimento dello statu quo, dominato dal potere praticamente incondizionato delle conferenze marittime, è equivalso alla preservazione delle rendite di posizione, da parte delle maggiori potenze del settore.

Lo stretto legame intercorrente tra iniziative regionali e multilaterali è stato evidenziato dall'accordo sul commercio dei prodotti dell'Information Technology (ITA), maturato nell'ambito della prospettiva di costituzione di una zona di libero scambio transatlantica, tra CE ed America settentrionale. La successiva adesione della quasi totalità dei Paesi APEC ha aperto la strada all'integrazione dell'ITA nel sistema multilaterale del  GATT1994.

Ovviamente, gli Stati non sono animati da un puro spirito mondialista, bensì la scelta di devolvere parte delle proprie competenze, prima in favore di strutture regionali, e poi a vantaggio di organizzazioni a vocazione universale, è il frutto di una ponderata valutazione dei costi-benefici.

Con la stipula degli accordi multilaterali sui servizi finanziari e di telecomunicazioni, gli Stati hanno mirato a garantire alle imprese nazionali l'accesso regolamentato ai mercati stranieri, senza il timore di subire trattamenti discriminatori. D'altronde le aggregazioni regionali per difendersi da eventuali free-riders, che avrebbero potuto godere, senza nulla offrire in contropartita, dei benefici derivanti da un recente abbattimento delle barriere interne, hanno ritenuto preferibile una concertazione multilaterale a una guerra commerciale dagli incerti esiti. Altrettanto vale per l'ITA, la cui adesione corrisponde all'opportunità di partecipare a pieno titolo al mercato internazionale dell'alta tecnologia, scevro di ostacoli daziari.

Da queste scelte è derivato un netto beneficio per i consumatori, che possono fruire di una vera concorrenza tra diversi operatori, impegnati ad accattivarsi nuovi clienti, offrendo una miglior qualità di merci e servizi a prezzi sempre più bassi.

In conclusione, si è ribadito che il futuro sviluppo del commercio mondiale è orientato inevitabilmente verso una sinergica e complementare azione normativa sul piano regionale e sul piano multilaterale.

La Tesi è corredata di un'amplissima bibliografia.

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Il sommario della Tesi è pubblicato alla pagina Internet: http://www.geocities.com/capitolhill/8406/tesi.html

 



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