Mentre tutti i dipendenti statali e privati sono
costantemente soggetti a programmi di valutazione e di riqualificazione,
pena la fuoriuscita dal circuito produttivo, i docenti si esimono da ogni
controllo e rivendicano, infondatamente, nuovi aumenti salariali.
La categoria che ha sempre vissuto all'ombra della partitocrazia, schiava degli
interessi economico-politici, più accreditati nel Paese (servi del perverso
potere nepotistico clientelare), ora riceve appoggio da tutti i partiti
politici, per impedire l'introduzione del principio meritocratico, nel settore
scolastico, ambito pseudo-produttivo nazionale, esiziale per il progresso
sociale e politico dello stato e della Società.
Con la bocciatura del mega-concorso degli insegnanti è assicutato lo statu quo,
fondato sull'impreparazione, l'incapacità e l'arretratezza del corpo docente
italiano.
I sindacati hanno garantito il posto a migliaia di persone, capaci
esclusivamente di pesare sul bilancio dello Stato, senza fornire, in
contropartita, quel delicato servizio di formazione culturale delle nuove
generazioni.
Escluse rarissime eccezioni, si pavoneggiano dei titoli di maestro e di
professore, imponendo una potestà scaturiente dal solo fatto di blaterare, ex
cathedra, nozioni ed opinioni anacronistiche ed inqualificate.
Pertanto, giustamente, è stata ritirata la proposta Berlinguer: essa era troppo
lassista e bonaria; piuttosto di un concorso finalizzato all'identificazione dei
meritevoli di conseguire l'aumento di stipendio, è necessario un concorso, che
si dovrebbe ripetere con cadenza ottannale, teso a determinare gli idonei a
svolgere l'attività, mentre gli inidonei dovrebbero essere LICENZIATI,
SENZA ALCUNA PIETà.
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Ultimo aggiornamento: lunedì 01 maggio 2000