La Repubblica, Giovedì 23 Gennaio 1997

 

 

Civile o militare ad ognuno la sua naia

Si del governo: ma chi non indossa la divisa farà tre mesi in più

 

di Carlo Chianura

 

Roma- Un esercito della solidarietà composto da 120 mila volontari, ragazzi e ragazze, s’insedierà tra pochi mesi nei centri sociali e nei muse, accanto agli anziani soli o agli ammalati, in Italia o all’estero. L’unico problema è che alla difesa della patria i civili dovranno dedicare tredici mesi invece di dieci.

Sullo sfondo sempre più vicino c’è l’esercito dei professionisti: entro il Duemila i volontari saranno 160 mila, contro 80 mila militari di leva.

Ieri il Consiglio dei ministri ha varato l’atteso Servizio Civile Nazionale e adesso la parola spetta al parlamento: l’ipotesi realistica è che i primi volontari civili partano all’inizio del 1998: Cade l’obbligatorietà per i maschi: La rivoluzione della leva coinvolge anche le donne: se faranno domanda potranno scegliere la carriera militare, anche tra i Carabinieri e nella Guardia di Finanza, fare la naia oppure optare per il servizio civile. Porte aperte nella leva civile anche agli extracomunitari.

E’ il primo atto della "seconda fase" del governo Prodi. "Avevamo promesso prima delle elezioni", ha ricordato ieri il presidente del Consiglio durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, "di dare al giovane l’opportunità di scegliere tra il servizio civile e quello militare".

Il principio di fondo è la pari dignità costituzionale tra servizio civile e servizio militare: il paese si difende e si serve anche senza le armi, è la sostanza. Un principio su cui si sofferma il vicepresidente del consiglio Walter Veltroni in un articolo su "L’Unità". E aggiunge: "Il nostro programma non era un libro dei sogni".

La scelta tuttavia non avverrà su basi paritarie: al contrario di quanto era previsto nella bozza iniziale, il servizio civile durerà tredici mesi invece dei dieci della naia. I tre mesi in più sono motivati con la necessità "di una fase di addestramento allo specifico settore di impiego". A meno di cambiamenti in sede parlamentare, la decisione potrebbe scoraggiare una quota non indifferente di ragazzi in teoria interessati a scegliere il servizio civile. Hanno prevalso le ragioni dei militari, interessati a non sguarnire troppo i contingenti annuali della leva.

In linea di massima parteciperanno alla leva civile i cittadini "abili" al servizio di leva che dichiarino la loro preferenza a prestare il servizio civile piuttosto che quello militare e che allo stesso tempo "non risultino necessari al soddisfacimento delle esigenze delle forze armate". Questo significa che se in certo anno la Difesa non riesce a completare il contingente di leva perché le domande per il civile sono state superiori alle aspettative, lo Sto potrà dirottare il numero necessario di ragazzi verso il servizio militare. Un ulteriore paracadute per le forze armate.

Saranno ammessi alla leva civile anche i cittadini abili al servizio militare ma eccedenti il contingente di leva, sempre che facciano domanda. È un ulteriore modo per qualificare il servizio di leva aprendolo a chi effettivamente è motivato a trascorrere dieci mesi in una caserma: li potremmo definire volontari al cinquanta per cento:

E’ stata evitata in extermis anche una spaccatura con il parlamento che sta per votare l’attesa riforma del obiezione civile. La parte relativa alla disciplina del servizio di chi rifiuta l’uso delle armi è stata cassata dal testo finale del disegno di legge. Così la riforma potrà essere varata oggi stesso dal Senato in tempi dunque molto minori rispetto al DDL. Lo nota con soddisfazione il sottosegretario alla Difesa Massimo Brutti.

Il governo prevede per il servizio civile nazionale 220 miliardi per il 1997, che difficilmente potranno essere subito spesi, anche perché il ministro della Difesa Beniamino Andreatta si è riservato sei mesi di tempo per varare "gli indispensabili decreti per regolare il reclutamento".

Tra le altre caratteristiche del servizio civile, c’è quella che sarà un’Agenzia della Presidenza del consiglio e no il ministero della difesa a gestire l’attività di chi opta per il servizio civile. In realtà per i primi tre anni, sarà la Difesa ad assicurare la gestione mettendo a disposizione il suo tradizionale kow-how nelle questioni di leva. Anche per questo, forse, il capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Guido Venturoni, parla di una riforma "che non indebolisce le forze armate". Pensano anzi l’esatto contrario molte delle associazioni degli obbiettori.

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