GENNAIO. Nasce
il governo Dini: Berlusconi fa fuoco e fiamme contro il ribaltone, poi
viene a sapere che il guardasigilli sarà Filippo Mancuso, un nome,
una garanzia. E regala l'astensione.
FEBBRAIO. Mentre
il gip di Brescia proscioglie Di Pietro dalle accuse di Cusani e un agente
della scorta sventa un attentato contro Gerardo D'Ambrosio, torna in campo
il Gico di Firenze con il suo capo, tenente colonnello Giuseppe Autuori,
che consegna alla procura fiorentina un dossier di 263 pagine sul caso
Autoparco: "Una franca rivisitazione di fatti e situazioni già rappresentate".
I veleni contro Di Maggio, Nobili & C., già smascherati dai
giudici di Brescia, tornano in circolazione con l'aggiunta di nuove insinuazioni
contro Armando Spataro e Ilda Bocassini.
MARZO. Cusani
va a trovare Gorrini per complimentarsi della sua deposizione agli ispettori
e procurarsene una copia. Poi avvicina Tradati (così almeno riferirà
quest'ultimo) per invitarlo a presentarsi agli ispettori di Mancuso e denunciare
pressioni del pool per incastrare Berlusconi. Mancuso blocca il decreto
del governo per la creazione del "Sis" da affidare a Di Pietro.
APRILE. Di
Pietro, dopo alcuni incontri con Berlusconi e Previti, fa sapere che alle
prossime elezioni non appoggerà nessuno, tantomeno il Polo. Prodigiosamente
il dossier Gorrini e alcuni altri ricompaiono tra le mani dell'avvocato
Carlo Taormina, legale del generale Cerciello e futuro cadidato di Forza
Italia. Il giorno 7, Taormina e Cerciello denunciano Di Pietro per presunte
pressioni sul maresciallo Nanocchio al fine di convincerlo a tirare in
ballo il generale e Berlusconi. E' un'altra bufala che si smonterà
presto, con tanto di smentita di Nanocchio e archiviazione a Brescia, ma
intanto Di Pietro è di nuovo indagato per abuso d'ufficio. E lascia
per sempre la magistratura. Il 13, a TEMPO REALE, Berlusconi rivela che
Tonino gli confidò di non aver condiviso l'invito a comparire nei
suoi confronti. Il 18, Taormina, reduce da alcuni incontri in via dell'Anima,
chiede che Di Pietro testimoni al processo Cerciello per chiarire una lunga
serie di vicende "oscure": le stesse contenute nel dossier Gorrini, con
l'aggiunta dell'Autoparco, di traffici d'armi e chi più ne ha più
ne metta. Il tribunale respinge la richiesta, ma il missile è lanciato.
E sta per andare a segno.
MAGGIO. La
relazione degli ispettori, che scagionano il pool dalle accuse di Biondi
e chiudono i lavori con un encomio solenne a Mani Pulite, non piace affatto
al ministro Mancuso. Che, il giorno 5, avvia l'azione disciplinare contro
il pool per aver "intimidito" gli ispettori e annuncia una nuova ispezione
a Milano. Non contento, chiede nuove indagini sui suicidi in carcere di
Gabriele Cagliari e Sergio Moroni (salvo poi scoprire che Moroni non era
mai stato arrestato). Il 19, frattanto, si scopre che il pg Catelani,
non contento di aver sollecitato in privato (negandolo in pubblico) l'ispezione
ha pure promosso un'indagine informale dei carabinieri contro Borrelli,
per una vicenda equestre. Mesi prima, su un settimanale, Borrelli era stato
ritratto al galoppatoio su un cavallo con la sigla "G.G." sulla sella.
Sigla che secondo un anonimo, corrisponde al Giancarlo Gorrini. Informato
della cosa, Borrelli denuncia Catelani al Csm. La sigla è di tal
Giovanni Gennari, vecchio proprietario dell'animale. Ma intanto, per qualche
giorno, i giornali non parlano d'altro, Proprio mentre, il 20, viene chiesto
il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per corruzione.
GIUGNO. Tocca
di nuovo a Di Pietro. Il pm bresciano Fabio Salamone interroga Gorrini
e Pillitteri, poi, il giorno 3, indaga Tonino per concussione: avrebbe
premuto su Gorrini e D'Adamo affinché ripianassero i debiti di gioco
di Rea. L'11 arriva il bis: Di Pietro inquisito per altre concussioni ai
danni di Gorrini (prestito di 100 milioni, Mercedes, pacchetto sinistri
della Maa affidato allo studio della moglie Susanna Mazzoleni). L'11, IL
GIORNALE torna alla carica contro Davigo: stavolta titola sulla "strana
coppia Davigo-Cerciello", insinuando chissà quali traffici tra il
pm e il generale inquisito per corruzione. In realtà il pm s'era
iscritto con altri magistrati ad una cooperativa nata per costruire alloggi,
e se n'era andato qualche giorno dopo l'ingresso di Cerciello (che comunque,
all'epoca, era il numero uno della Guardia di Finanza milanese, neppure
sfiorato da sospetti). Il 14, c'è una nuova richiesta di rinvio
a giudizio per Berlusconi: frode fiscale per la villa di Macherio. Il Cavaliere
risponde con esposto al pg della Cassazione Ferdinando Zucconi Galli Fonseca
per ben 130 presunte fughe di notizie e per l'accanimento persecutorio
del pool contro l'inerme Biscione: altra inchiesta a Brescia. E, il 19,
terzo siluro targato Salamone: Di Pietro sotto inchiesta per abuso d'ufficio:
avrebbe aiutato Rea a diventare capo dei vigili di Milano. L'indomani,
si diffonde una voce: Di Pietro è stato arrestato. Il 30, ci si
mette anche Craxi che inonda i giornali con il fax dei tabulati Sip sulle
telefonati di Di Pietro nel 1992: "Me li diede Parisi". Vuole dimostrare
che Mani Pulite è tutta un bluff, che Di Pietro era pilotato via
cavo da amici avvocati e imputati. Poi si offre a Salamone: "Se vuole sentirmi
su Di Pietro, sono qui".
LUGLIO. Il
giorno 2, Di Pietro viene interrogato a Brescia per 18 ore e denuncia 137
tentativi di delegittimazione ai suoi danni. Il 7, secondo round di 5 ore.
Salamone indaga anche sul complotto che lo indusse a dimettersi dal pool:
Previti, Dinacci, De Biase e Paolo Berlusconi gli indiziati.
AGOSTO. Craxi
morde il freno: dà alle stampe IL CASO C. PARTE SECONDA e invita
Salamone a indagare su un viaggio di Di Pietro in Costarica, dove avrebbe
incontrato fantomatiche "importanti personalità della finanza italiana
e internazionale". Mani Pulite come complotto planetario. Salamone prepara
le valigie per Hammamet. Il parlamento riesuma il decreto Biondi e, con
qualche correttivo peggiorativo, lo approva plebiscitariamente sotto il
nome di "Riforma della custodia cautelare".
SETTEMBRE.
Di Pietro scopre che un agente della scorta, anziché proteggerlo,
lo spiava e riferiva ai "superiori" i suoi spostamenti. Poi denuncia a
Brescia che un certo Roberto Napoli, agente del Sisde, gli ha confidato
di averlo spiato fina dal 1992. Napoli conferma: "Mi ordinarono di indagare
su Di Pietro e su tutto il pool, non scoprii nulla di illecito, Parisi
sapeva tutto". Le informative finivano anche ad un alto dirigente romano
del Sisde, Bruno Contrada. Il 2, Di Pietro è a Cernobbio, con un
durissimo discorso contro il colpo di spugna: "Se lo tenteranno, scenderò
in campo per fermarli". L'indomani Berlusconi, allarmatissimo, chiama D'Adamo
per sventare la minaccia: "Ingegnere, il suo amico è fuori di testa,
bisogna che lei si prepari. Siamo nelle sue mani!". Seguiranno sette incontri
ad Arcore, per concordare aiuti finanziari al gruppo D'Adamo, che naviga
in pessime acque. Intanto IL GIORNALE tira in ballo Di Pietro per Affittopoli
(un alloggio in via Andegari, avuto dalla Cariplo ad equo canone). E, il
15, Brescia lo indaga per l'ennesima volta: concussione e abuso d'ufficio
per il piano di informatizzazione del tribunale di Milano. Il 29, si smonta
anche la bufala mancusiana degli ispettori "intimiditi": su proposta del
pg della Cassazione, il Csm archivia l'indagine disciplinare contro Borrelli
e il pool. A Milano si trascina stancamente la seconda ispezione. Craxi,
preoccupato, avverte l'avvocato Salvatore Lo Giudice: "Se qualcuno in prima
fila non apre il 289 ("attentato agli organi costituzionali", n.d.a.) e
affronta la testa del serpente, non si va da nessuna parte. L'obiettivo
è la fine dell'imbroglione trafficante". Cioè di Di Pietro
che, secondo Craxi, è pure un falso laureato. Falsa laurea e 289:
due tra gli argomenti preferiti del fido Ferrara.
OTTOBRE. Nuova
inchiesta della procura di Brescia contro Di Pietro: questa volta è
accusato di falso ideologico insieme a Borrelli, per aver firmato i verbali
di alcuni interrogatori della polizia giudiziaria senza avervi presenziato
per intero. Ma si indaga anche sulla deposizione dell'agente Napoli, che
ha rivelato lo spionaggio continuato e illegale del Sisde ai danni del
pool (dossier Achille): nessuno scoprirà mai chi fosse questo Achille,
anche perché il capo del servizio Gaetano Marino negherà
per mesi l'esistenza stessa del fascicolo, salvo poi consegnarlo con tante
scuse al comitato di controllo sui servizi segreti. Il giorno 12, nuova
bufala berlusconiana: questa volta il bersaglio è Borrelli, che
avrebbe gravemente peccato avvertendo Scalfaro dell'avviso di garanzia
a Berlusconi prima che quest'ultimo ne avesse notiziza. Borrelli precisa
che Scalfaro lo seppe negli stessi minuti in cui Berlusconi veniva informato
da un colonnello dei carabinieri. E comunque il segreto investigativo è
a discrezione del pm. Scandalo enorme, per un fatto che persino Tiziana
Parenti giudica "corretto". Mancuso, che sta per essere sfiduciato dal
parlamento, fa in tempo a scatenare un supplemento di ispezione, un'inchiesta
a Brescia per violazione del segreto e un'azione disciplinare al Csm. E
altre azioni disciplinari chiedono gli ispettori per i pm milanesi Ilio
Poppa, Gherardo Colombo, Fabio De Pasquale. Parlando alla Camera nel giorno
dell'addio, Mancuso invoca un'ispezione a Palermo. Poi, alludendo a due
Consigli dei ministri "secretati", lascerà cadere il sospetto che
vi si fosse parlato di gravi reati commessi dal pool di Caselli.
NOVEMBRE. Si
comincia con una POCHADE: Luciano Panciroli, allenatore dell'ex moglie
di Paolo Berlusconi, Mariella Bocciardo, con qualche guaio giudiziario,
tenta di vendere alla Lega Nord un dossier contro Di Pietro, che sembra
la fotocopia di quello di Gorrini. La donna dirà di aver avuto le
carte dall'ex marito. E mentre Brescia arriva, riceve dal gip romano Maurizio
Pacioni una denuncia contro Borrelli, Davigo, Colombo e Ghitti per omissione
in atti d'ufficio e falso ideologico: avrebbero tenuto sotto scacco l'ispettore
capo Ugo Dinacci tramite un'inchiesta sul figlio, l'avvocato Filippo. Pool
di nuovo indagato, al gran completo.
DICEMBRE. Il
giorno 2, nuova telefonata Berlusconi-D'Adamo. Berlusconi:" Io ho fatto
quel che dovevo fare". D'Adamo: "Perfetto". Più tardi il costruttore
incontra raggiante il Cavaliere in villa e gli consegna un dossier sui
suoi rapporti con Di Pietro, dove dice l'esatto contrario di quel che ha
detto ai pm di Brescia. Il prezioso incartamento, rimasto nel freezer di
Arcore per un anno e mezzo, tornerà d'attualità nel febbraio
'97, scongelato e consegnato da Berlusconi alla procura di Brescia ormai
a corto di carte, Il 7, il comitato servizi segreti interroga il comandante
della Guardia di Finanza Costantino Berlenghi per sapere se membri del
Corpo abbiano spiato il pool: il generale smentisce sdegnato; poi si scoprirà
l'attività illegale di dossieraggio di vari ufficiali e sottufficiali
(Simonetti, Nanocchio, Salato) e Berlenghi promuoverà un'indagine
amministrativa, conclusa in fretta e furia con draconiane raccomandazioni
del tipo: "Masticare gomma americana all'atto di rivolgersi aii superiori
è un grave atto di maleducazione". Simonetti e Salato verranno promossi
al servizio segreto delle Fiamme Gialle (forse per le loro formidabili
doti spionistiche). Il 5 dicembre, il Gip di Brescia archivia anche le
accuse di Cerciello e censura le indagini di Salamone. Il quale si prende
la rivincita il giorno 20 con una raffica di richieste di rinvio a giudizio
per l'ex-pm: cinque concussioni e due abusi d'ufficio. La Falange armata
aveva previsto tutto da dieci giorni: "Di Pietro ha infranto i patti: adesso
la sua fine è segnata". Regali di Natale anche per gli altri del
pool: Colombo, Davigo e Greco indagati per le nuove accuse di Cusani su
un'improbabile missione pilotata da Tradati in Svizzera alla ricerca
di carte Fininvest. Lo stesso giorno, il 22, IL GIORNALE pubblica un'intervista
a Maurizio Raggio, prestanome dei conti di Craxi e latitante in Maessico,
realizzata sei mesi prima e rimasta - chissà perché - nel
solito freezer. Raggio sostiene che Pacini Battaglia avrebbe versato 5
miliardi e rotti a Lucibello che, d'intesa con Di Pietro, li avrebbe trasferiti
in Austria. Tutti gli interessati smentiscono. Compreso Raggio.
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