L'Araldo di Thule #11

anno 4, Ostara 2248 Er/1998 Ec


"Houston Stewart Chamberlain : Le fondamenta del XIX Secolo"

seconda ed ultima parte

In questa seconda ed ultima parte vi proponiamo la tesi del Rinascimento Germanico che ha colpito molti nostri lettori alcuni numeri or sono. Le considerazioni sull’attuale stato delle cose, pur risalendo al periodo in cui è stato scritto il presente articolo (1992) si dimostrano più che mai attuali, per così dire, "profetiche", vista l’attuale persecuzione del nostro contadinato.

AdT

L’Italia Germanica

"Lo stesso riscontro di un irrefrenabile individualismo che, nel campo politico e religioso, porta a rifiutare l’universalismo ed a creare le nazioni moderne, promuove la creazione di un mondo nuovo , con nuove caratteristiche, bisogni, necessità di un nuovo ordine sociale, di una nuova civiltà, di una nuova cultura . Solo il sangue germanico, nella mia concezione di razza slavo-celto-germanica , ne è stata la potenza formatrice e la forza motrice. E’ impossibile giudicare correttamente il divenire della nostra cultura nord-europea, se ci si allontana ostinatamente o se ci si chiude gli occhi davanti al fatto essa poggia su delle basi fisiche e morali di una determinata umanità. Oggi tutto questo lo si può vedere con chiarezza, per il fatto che un paese risulta tanto più incivile quanto meno esso è stato germanizzato : se noi andiamo dal Nord al Sud dell’Europa, entriamo dalle nebbie nel sole e da un’altra raffinata civiltà a una mezza barbarie, nell’ignoranza, nell’imbroglio, miseria e sudiciume .

L’Italia non ha mai cessato un solo giorno di essere il centro nodale di una civiltà altamente sviluppata ; la stessa sicurezza dei suoi abitanti e nei rapporti con gli altri, lo dimostra ; quello che oggi salta agli occhi è, oltre ad una evidente decadenza, come viene da più parti affermato, anche il retaggio della cultura imperiale romana 1, considerata di livello eccelso, certamente considerata superiore a quella nella quale si trovano gli uomini di oggi, i cui ideali sono stati forgiati da eventi del tutto diversi.

Quando l’Italia fiorì stupendamente, illuminando il cammino agli altri paesi europei, verso un nuovo mondo, essa, pur latinizzata esteriormente, conteneva ancora nel suo seno dei puri elementi germanici ; il Bel Pese che per vari secoli, dopo la caduta dell’Impero , era diventata sterile per la fortissima denatalità, si dissetò ad una ricca fonte di sangue germanico : Celti, Goti, Longobardi, Franchi e Normanni avevano occupato quasi l’intero paese e vi rimasero di fatto per lungo tempo, si al Nord che al sud, senza quasi mescolarsi agli Italici , per il fatto che da rozzi e bellicosi guerrieri quali erano, avevano costituito una casta militare aristocratica a se stante, in ottemperanza a norme dell’antico diritto romano e germanico 2, in base alle quali l’elemento germanico costituì una classe distinta dai ceti popolari fino al XII e XIV secolo ; nella Lombardia, addirittura fino al XV secolo, che ne impedirono il meticciamento o, quantomeno, ritardandolo considerevolmente .

Così, questi diversi gruppi germanici convissero - come afferma lo Savigny - col resto della popolazione ( più esattamente coi resti del caos razziale della romanità decaduta), mescolandosi localmente fra loro, ma pur sempre divisi, per lungo tempo, nel diritto e nelle costumanze.

Fu allora che al germano primitivo, venuto per la prima volta a contatto diututrno con una superiore cultura, si risvegliò la consapevolezza del proprio valore e si propiziò in tal modo la nascita di un mondo nuovo, un focolaio di idee originali, irruento come un vulcano . : l’industriosità, l’erudizione, una caparbia affermazione dei diritti civili ed il germoglio dell’arte germanica.

Un terzo dell’Italia, da Verona a Siena, rassomiglia , nel particolarismo del suo sviluppo, ad un’altra Germania, il cui imperatore abbia voluto abitare al di qua delle Alpi. Si incontravano ovunque Conti germanici subentrati ai governatori romani ed un re, sempre sul punto di venire rovesciato per il fatto che l’anti-sovrano : il Papa, intrigava perpetuamente per abbatterlo e prenderne il posto.

In tale modo si poté sviluppare quella caratteristica tendenza indogermanica primordiale che in un certo senso forgiò la nascita e lo sviluppo delle città autonome del Nord-Italia, che divennero le potenti dominatrici dell’intero paese. L’estremo Nord fu il più avanzato, ma seguito subito dalla Toscana che si avvantaggiò della secolare diatriba che contrapponeva il Papa all’Imperatore, per contendersi i beni matildiani, edificando quella pleiade di memorabili città di quell’antico ducato ( : logobardo ), dalle quali ci vennero l’Ariosto, il Mantegna, il Correggio, il Galilei, il Petrarca e molti altri geni immortali, per non parlare della perla di tutte le città : Firenze, madre delle arti, che dette i natali a Dante, Giotto, Donatello, Leonardo e Michelangelo, da qui si irradiò quell’individualismo creativo e antiromano ( che plasmò di sé il cd. Rinascimento) . Solo allora la Roma impotente dei Papi si poté di nuovo agghindare : la laboriosità, lo spirito d’iniziativa degli uomini del Nord scaricava ingenti ricchezze nelle case papali, facendo risvegliare lo splendore che per secoli si era inaridito, per messo degli incalcolabili tesori che le forze creative del risveglio germanico le aveva donato.

Non era questo un "rinascimento", come ritenevano a torto i cultori dilettanti di belle lettere, nell’esagerata ammirazione delle loro composizioni letterarie ; ma un vero "nascimento" [ in italiano nel testo, N.d.A.], la nascita di qualche cosa che non c’era ancora stato, che prese proprie, inedite strade non tramandate dal passato, nell’arte, così come negli altri campi. Si spiegarono le vele per esplorare gli Oceani che i Greci e i Romani non avevano osato fare e si osò scrutare nei misteri dei corpi celesti per schiuderli alla comprensione umana.

Se dovessimo vederci solo una "rinascenza", questa non sarebbe certo una rinascita del mondo antico, ma la rinascita dell’uomo , libero dal livellamento del tardo Impero : Libertà delle organizzazioni politiche nazionali, in antitesi al modello universalistico ; Libertà di concorrenza e d’indipendenza individuale nel lavoro, nell’intraprendenza nelle aspirazioni, in antitesi alla pacifica uniformità della "Civitas dei" ; Libertà dello spirito di osservazione, in antitesi alle dogmatiche indicazioni della natura ; Libertà di Ricerca e di pensiero , in antitesi al sistema artificioso inaugurato da Tommaso d’Aquino ; Libertà di creazioni artistiche in antitesi alle forme jeratiche prestabilite e , per ultimo, la libertà di fede religiosa, in antitesi alla coercizione della Chiesa romana .

Se inizio questo capitolo e con esso un nuovo settore dell’opera con il riferimento all’Italia, ciò avviene per uno scrupolo di coscienza di ordine cronologico ; sarebbe inammissibile affermare senz’altro che il "Rinascimento" della libera individualità germanica sia incominciato prima in Italia che altrove ; semmai vi sono sbocciate le prime intramontabili gemme culturali. Volevo richiamare l’attenzione su questo : che perfino al Sud, alle porte di Roma, il rifiorire dell’indipendenza comunale, dello sforzo industrioso, dello zelo scientifico e della creatività artistica, era dovuto esclusivamente all’intraprendenza germanica e pertanto, a tale riguardo, direttamente antiromana. Uno sguardo al tempo passato (al quale ritorno) lo dimostra, non meno che il tempo presente.

Due circostanze hanno causato, nel frattempo, una crescente diminuzione di sangue germanico in Italia : da una parte l’inarrestabile fusione con la plebe meticiata ; indi lo sterminio della nobiltà germanica nelle interminabili guerre civili, nelle lotte tra città , così come nelle sanguinose faide, o negli altri eccessi di passionalità violenta. Si legga al riguardo la storia delle varie città, come quella di Perugia, la cui classe dominante era formata quasi completamente da elementi goto-longobardi, è stupefacente che pur nell’incessante stillicidio di assassinii di intere famiglie, che iniziò con l’indipendenza della città, siano rimasti dei rampolli di puro sangue germanico .

La meteora del genio fu rapida come una folgore : mentre il suo cuore superbo ancora pulsava, già il corpo imputridiva e la fiamma si spegneva, come se i Germani fossero venuti a contatto con un sangue avvelenato 3. Già l’Arisoto chiamava l’Italia dei suoi tempi una cloaca puzzolente :"O d’ogni vizio fetida sentina, dormi, Italia imbriaca"(Orlando Furioso, XVII-76). A Nord delle Alpi il corso della storia fu diametralmente opposto : non ci fu invero una simile fioritura, ma nemmeno un’eguale catastrofe, che può essere spiegata solo come l’eclissi dello spirito creativo, in altre parole, della razza che aveva provocato tale fenomeno .

se noi osserviamo gli italiani di oggi ci accorgiamo che il tipo dei grandi geni di allora è completamente scomparso ; qua e là affirora talvolta il ricordo del germanesimo italico, quando osserviamo degli operai italiani mentre lavorano sulle nostre strade e ferrovie : bella gente, di alta statura ; è rimasta la forza fisica, la nobile fronte, il naso ardito, lo sguardo ardente. Ma purtuttavia essi sono dei poveri sopravvissuti del naufragio del germanesimo italico . Fisicamente questa estinzione si appalesa a sufficienza per le suindicate ragioni ; a questo va aggiunto un fattore importante : la distruzione dello spirito e con esso della razza dell’anima ; il nobile fu abbassato a contadino , il plebeo ignobile ne divenne il suo padrone ed operò secondo la sua indole.

Il patibolo di Arnaldo da Brescia, il rogo del Savonarola e di Giordano Bruno, le torture del Campanella e del Galilei, sono visibili simboli di una lotta diuturna e generalizzata contro il Germanesimo, una sistematica lotta di demolizione e annientamento della libertà dell’individuo .

Se guardiamo ai Domenicani, passati da inquisitori d’ufficio a filosofi e riformatori della Chiesa ed ai Gesuiti, dopo esserci documentati sulla storia del loro ordine e della loro attività in Italia a partire dal XVI secolo, non potremo più stupirci della scomparsa di ogni genialità e del Germanesimo, in questo paese. Chi potrebbe fermarsi oggi in Italia ed intrattenersi con i suoi gentili e dotati abitanti, senza sentire con dolore che qui è andata perduta una nazione, senza possibilità di salvezza, perché è venuta meno la forza spirituale, la grandezza d’animo che si univano al loro grande talento. Questa forza la conferisce solo la razza . L’Italia la possedeva finchè teneva i Germani nel suo seno . Ancora oggi, in quelle regioni nelle quali prima i Celti e poi i Germani e i Normanni tennero saldamente in pugno il territorio, la sua popolazione, erede almeno in parte del loro sangue, sviluppa ancora il tipico dinamismo germanico e produce uomini che con indomabile volontà si sforzano di dare il meglio della loro energia a favore della collettività nazionale, come un Cavour all’estremo Nord od un Crispi che proveniva dal profondo Sud.

Ma come può risollevarsi un popolo quando la fonte della sua vitalità si è esaurita ? Che significa il fatto che il leopardi chiami i suoi compatrioti "una razza degenerata ", mostrando loro gli esempi dei padri ?

Ma gli antenati degli Italiani contemporanei non sono i forti cittadini dell’antica Roma, campioni di schietta virilità , di indomabile libertà e del severo senso della giustizia e neppure quei semidei di genialità, forza e bellezza, che, come uno stormo di allodole al sorgere del sole, volarono sul suolo italico, baciato dalla luce ; il loro albero geneaologico ci porta invece a quell’incalcolabile massa di schiavi e liberti africani e asiatici, alla mescolanza dei diversi popoli italici superstiti ed alle colonie militari insediate in tutti i paesi conquistati, in breve, al caos razziale, realizzato così magistralmente dal morente Impero. E l’attuale situazione generale del paese non significa altro che la vittoria di questo caos razziale 4, sull’elemento germanico migrato nel frattempo e mantenutosi puro per un certo periodo . Di qui anche la constatazione che l’Italia la quale ancora tre secoli orsono era una fiaccola della civiltà e della cultura , appartiene ormai a quei popoli che sono rimasti indietro ( rispetto alla restante Europa), perché ha perduto quell’equilibrio che non si può più ritrovare, giacché due culture non possono coesistere con i medesimi diritti : o l’una o l’altra deve perire : la cultura ellenica non poteva sopravvivere sotto il giogo romano ; quella romana scomparve quando avvenne il meticciamento con le genti semitiche del Nord-Africa, che, con la decadenza dell’Impero, si erano stabilite, numerose, nell’Urbe.(...)"

Che cosa dire a commento, trascorso quasi un secolo , dall’impietosa analisi di H.S.Chamberlain ? Dobbiamo semplicemente ammettere che l’evolversi della crisi etnica europea ha subito un grave peggioramento, dal tempo della stesura del libro : per diversi motivi.

Anzitutto per lo scatenarsi di due guerre mondiali sul suolo europeo che, al di là delle opposte barricate ideologiche, si sono concluse con due sconfitte dei popoli europei, nessuno escluso.

Ha vinto l’antieuropa, rappresentata soprattutto dalla talassocrazia americana, guidata dalla setta mondialista, connivente con il potere occulto del Sionismo internazionale.

Le conseguenze più tragiche sono state lo sfruttamento egoistico o meglio il saccheggio indiscriminato delle risorse naturali del pianeta ed una dissennata corsa ad una industrializzazione selvaggia che ha contaminato l’aria, le acque e di conseguenza tutte le derrate alimentari, divenute dei veleni che presto o tardi colpiranno a morte gli abitatori del globo, a qualsiasi razza appartengono. Così non esisterà più alcun problema razziale.. !

Siamo stati precipitati nella "civiltà" consumistica : quella dello spreco : la peggiore barbarie, mai provata prima dall’umanità.

Oltre a ciò delle intelligenze demoniache, con la scissione dell’atomo, hanno regalato all’umanità l’energia atomica con tutti i suoi irrisolvibili problemi per poterla utilizzare a fini pacifici ; il "progresso" della contaminazione radioattiva dei suoli e dei mari non ha registrato alcun rallentamento a partire da quel maledetto anno 1945.

Ma anche se per miracolo la catastrofe indotta dall’industrializzazione e dall’energia nucleare potesse essere evitata, il caos razziale si è aggravato a tal punto che ci sono già dei popoli in Europa che sembrano colpiti da una sorta di paralisi progressiva : nei paesi dell’ex Unione Sovietica, Romania, Albania ed in altri, compreso il nostro !

L’estinzione della "razza attiva" vede lo spegnersi progressivo di ogni forza dinamica vitale necessaria ad un ordinato sviluppo dell’attività umana. La nostra Italia è ancora e più che mai come la vedeva l’Alighieri, "..nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello..". Uno Stato che pare preoccuparsi solo di omosessuali, tossicodipendenti, handicappati, ammalati di Aids, extracomunitari ; per tutti gli altri disgraziati, come gli ammalati di cancro e di leucemia (tra i quali tanti bambini), c’è la più completa distrazione : non fanno notizia.

Eppure la prevenzione sarebbe facile : produrre alimenti esenti da inquinamento ; per fare ciò bastava incoraggiare ed incentivare una categoria che è quasi scomparsa : quella degli agricoltori. Ma da tempo, contro di loro si è scatenata la forsennata persecuzione dei Sionisti : lo si è visto in Russia dopo il 1917, dove la vittoria dei Bolscevichi ha perseguito l’obiettivo dell’espropriazione della terra e l’eliminazione fisica di 10 milioni di piccoli coltivatori recalcitranti.

Pure negli U.S.A. conquistati dal Sionismo, gli agricoltori tradizionali sono in via di estinzione.

Fino a quest’ultimo dopoguerra si era conservato anche da noi un patrimonio razziale prezioso : il contadinato ; da allora, dalle Alpi alla Sicilia si è fatto di tutto per strappare ai campi la manodopera necessaria all’industrializzazione selvaggia di un paese completamente privo di risorse naturali ; il risultato non poteva essere che il fallimento, la bancarotta dello Stato. Ora le norme del GATT volute dalle lobbies finanziarie statunitensi, accettate passivamente e servilmente da tutti i governi europei, incatenati alle strutture coloniali del Mondialismo : ONU ? NATO ? CEE ,ecc., daranno la mazzata finale al contadinato.

Non c’è stato crimine più grande di aver stornato quello che da sempre è stato il serbatoio naturale della buona razza, per dirottarlo verso i vari poli industriali, nei quali esso è stato fagocitato da quella spazzatura etnica chiamata volgarmente "proletariato urbano", nel quale si è dissolto.

A questo punto solo il caos generalizzato coinvolgente la massa può essere il forgiatore di una nuova selezione naturale.

Per concludere con una nota di tragico ottimismo, possiamo dire di intravederne già l’inizio dietro l’angolo, con la debacle economica dei paesi dell’Occidente capitalista ; ad Oriente essa ha già travolto quelli del capitalismo di Stato dell’ex impero sovietico.

Ora tocca a noi : ne saremo tutti travolti, ma resta l’unico modo possibile perché i più forti, i più volitivi, i più resistenti ne emergano ; ma per farlo dovranno affossare senza pietà i più deboli, i pigri, gli inetti. E’ una legge crudele, ma naturale, che nessuno può augurarsi, ma che nessuno potrà riuscire a fermare. zGualtiero Cìola
 

Il Monumento che onora il Dio Germanico ULLR a Schweinfurt - Germania

ULL o ULLR, figliastro di Donar/Thór, è il patrono della caccia, del tiro con l’arco e dell’attività sciistica. Molti villaggi svedesi e norvegesi ed altri luoghi ancora, includono il nome di ULL nei loro toponimi.

Gli arcieri di Schweinfurt, una città situata nella provincia tedesco-meridionale della Baviera, hanno eretto un monumento commemorativo dedicato ad ULLR sulla loro area di allenamento .

La scultura consiste in tubi d’acciaio ed una figura stilizzata rappresentante un arciere. Il tutto sarà decorato da piante rampicanti.

Quando venne inaugurato il monumento, l’arciere-capo lo consacrò con un sacrificio di birra . Egli chiese anche a tutti i membri del club di mirare calmi e sicuri come il loro collega d’acciaio .

Naturalmente la cerimonia terminò con un bel party sull’area d’allenamento.

Memorial honors Germanic God ULLR in Schweinfurt - Germany ULL or ULLR, son in law of Donar/Thór, is responsible for hunting, archery and skiing. Many Swedish and Norwegian villages and other places include ULL in their names.

Archers in Schweinfurt, a town situated in southern German province of Bavaria, have erected a memorial of ULLR on their training area.

The sculpture consist of steel tubes and picture a stilisized archer. It will be decorated with climbing plants.

When the memorial was unveiled, the chief archer consecrated it with a sacrifice of beer. He asked every club member to aim as calm and sure as their iron collegue.

Of course the ceremony gave reason to a nice party being held on the training area.

Reinhold JORDAN


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