H.S. Camberlain (1855-1927) è quasi completamente sconosciuto in Italia : le notizie che ne diamo le abbiamo prese dal libro di John Baker dal titolo "Race", apparso nel 1974 per la Oxford University Press - London/New York/Toronto.
Figlio di un ammiraglio inglese, filosofo, musicologo, biografo, storico e antropologo, è soprattutto noto per aver dato alle stampe in Germania, nel 1899, una poderosa opera, scritta in lingua tedesca : "Die Grundlagen des XIX Jahrunnderts" ; nei due tomi della sua controversa ricerca elaborò delle teorie che da allora gli avvalsero l’epiteto di "razzista" dai contemporanei ed ancor più dai posteri .
Chamberlain si era trasferito assai presto in Germania , ove aveva sposato una figlia di Richard Wagner ; nel 1916 gli fu conferita le cittadinanza germanica, dopo che si era decisamente schierato dalla parte delle potenze centrali allo scoppio della grande guerra 1914 -’18. Si può dire Chamberlain, nel 1914 rinnegò la sua nazione per non rinnegare la razza alla quale sapeva di appartenere ; anche allora, come nel 1939, quello che scoppiò fu un conflitto di razze : come Lui,, sul finire della seconda guerra, dei Francesi, Spagnoli, Belgi, Olandesi, Danesi, Norvegesi, Svedesi, Slavi e Italiani andarono a morire indossando una uniforme tedesca. Essi fecero la medesima scelta , poiché capirono che era in gioco la sopravvivenza stessa della razza ario-europea.
Che la loro intuizione fosse giusta lo sta dimostrando lo spappolamento delle etnie europee, sotto la minaccia del meticciamento razziale voluto e guidato dalle centrali del Nuovo Ordine Planetario, pilotato dal sionismo internazionale.
Le teorie di H.S.Chamberlain ci sono sembrate interessanti per il fatto che non coincidono esattamente con quelle dei suoi nuovi compatrioti, pur essendo stato molto prodigo di elogi per le virtù dei Germani, alfieri della civiltà europea, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
La sua interpretazione del Rinascimento italiano lo accosta ad un altro antropologo : Ludwig Woltmann ; ambedue hanno interpretato il fenomeno come la nascita di una nuova civiltà, anziché come il risveglio della Romanità che consideravano ormai definitivamente estinta [al riguardo si veda l’articolo apparso sullAdT#9 "Rinascimento...Italiano ?" N.d.R. ]
Il XIII secolo viene considerato dal Chamberlain come il momento intermedio di questa nuova interpretazione della Rinascenza che arriverebbe fino al XIX secolo quale fase preparatoria di una nuova era.
Il progresso nella vita civile che si verificò nel Medio Evo viene da Lui visto come l’estrinsecazione del genio germanico che si è risvegliato da un lungo sonno : in questa nuova luce si può parlare di Rinascimento.
Il concetto di germanicità inteso da Chamberlain si differenzia da quello proposto dalla più parte degli autori tedecschi . " Io comprendo nell’Accezione di "Germani" le diverse popolazioni nord-europee che come Celti, Germani e Slavi irruppero nella Storia, dai quali, e per lo più mescolati ad essi, si formarono i diversi popoli europei. Che provenissero originariamente da un’unica famiglia, lo dimostrerò nel corso della mia opera ; purtuttavia l’animo germanico descritto da Tacito si è mantenuto così bene nel campo spirituale, morale e psichico, che ci sentiamo autorizzati ad usare tale termine come compendio di tutta la stirpe ."
Pur non discostandosi dalle tesi del De Gobineau che vedeva nel meticciamento razziale un male enorme, incommensurabile, non ne condivideva a fondo il pessimismo, anzi, ne auspicava una fusione dell’elemento germano-tedesco con quello dei paesi slavi dell’est europeo.
Pur accusando il crescente influsso giudaico in politica, nel Diritto, nella Scienza e nell’arte europea e pur riconoscendo gli Ebrei diversi dai popoli indoeuropei ed ammettendo essere essi il risultato di un meticciamento tra semiti-siriaci ed europei, non può esimersi dall’ammirarne la caparbia difesa della loro stirpe, intesa a mantenerla pura da altre commistioni e contaminazioni ; per questo non simpatizzò mai con i più accesi antisemiti, ironizzando inoltre sulla loro pretesa di fare apparire gli Ebrei come i capri espiatori di tutti i mali del mondo.
Chamberlain morì, per sua fortuna, alcuni anni prima dell’avvento del Nazismo, ma anche così è stato considerato , per le sue teorie, un razzista precursore dei Rosenberg e dei Günther.
" L’ingresso dei Germani nella Storia del Mondo.
Il concetto di "germano" è da intendersi in senso più ampio e nello stesso tempo più restrittivo di quanto fece Tacito, per delle sue considerazioni sia storiche che antropologiche.
Il concetto è amplificato dalla convinzione che i germani di tacito possono essere difficilmente differenziati sia dai loro predecessori storici : i Celti, che dai loro successori che siamo abituati a riassumere semplicisticamente nel termine di "popoli slavi". Nessun naturalista esiterebbe a considerare queste tre stirpi, secondo le caratteristiche fisiche, come rami di un medesimo ceppo. I Galli che nel 380 a.C. conquistano Roma, corrispondono perfettamente alla descrizione che tacito fa dei germani : "radiosi occhi azzurri, capelli rossicci, alta statura " ; d’altra parte i reperti cranici delle necropoli più antiche hanno dimostrato, con grande meraviglia del mondo scientifico, che gli Slavi del tempo delle grandi migrazioni dei popoli erano,, senz’ombra di dubbio, dei veri dolicocefali di alta statura, come lo erano gli antichi Germani e come lo sono ancora quelli rimasti di ceppo puro. Inoltre le ricerche del Vircow sul colore dei capelli e degli occhi ha portato al risultato che gli Slavi, nelle loro sedi originarie, erano egualmente del tipo biondo, come lo sono ancora in certe regioni dell’Est, analogamente ai Germani.
Così sembra che, a prescindere dalla rappresentazione teoretica ed ipotetica dell’uomo indoeuropeo, si debba ritenere con ogni ragione che il concetto di "Germano" che ci è venuto da Tacito, legato poi a considerazioni puramente linguistiche, debba assumere un significato più ampio.
Noi assegniamo i Celti al ceppo greco-italico, mentre essi sono, al contrario, più intimamente legati ai Germani, perché consanguinei.
Può darsi che i Galli totalmente romanizzati abbiano voluto differenziarsi dai loro vicini Franchi o Burgundi, così come più tardi i Galli stanziati da secoli nel Nord-italia, che Floro rappresenta sempre come "super-uomini " (corpora plus quam humana erant), facendoli ancora rassomigliare fisicamente ai Germani, ma non solo fisicamente, giacchè avevano in comune la voglia di migrare, la gioia e la propensione per la lotta e la guerra ( come più tardi i Goti) che li spingerà a guerreggiare sino in Asia, il loro amore per il canto...Tutto questo rappresenta un segno tangibile della fratellanza razziale celto-germanica, mentre sarebbe più arduo trovare simili punti di contatto con i ceppi greco-italici.1
Mescolati a Celti e guidati da Celti 2, i Germani compaiono sulla scena della storia mondiale nel vero senso dei racconti di Tacito ; già la parola "germani" è di origine celtica...
Non incontriamo forse ancor oggi in Scozia e nel Galles alte stature con occhi azzurri e capelli rossicci che sono più simili ai tedeschi che non ai Mediterranei ? E non vediamo anche i moderni Bretoni emulare gli antichi Vichinghi quali temerari navigatori ? Come questo fiero carattere celto-germanico si sia in molti luoghi ingentilito e quasi effemminato a contatto con la civiltà romana, ce lo descrive G.Cesare nella prima parte del suo libro "De bello gallico". Ma ancora più sorprendenti e decisivi sono i caratteri spirituali che affratellarono gli antichi Celti ai Germani, che si deducono dalla storia e che costituiscono la specifica indole germanica (...)". Germanica e non tedesca, dice Chamberlain, poiché si riferisce non all’epoca moderna, ove le differenziazioni indotte dall’istruzione hanno creato dei caratteri "nazionali" che, seppur superficialmente dividono, ma a mille anni indietro, quando i Bretoni e gli altri Celti erano ancora del tutto simili agli Svevi ed ai Bavaresi.
Ma è soprattutto nella poesia che la comune
appartenenza razziali di Celti e Germani meglio si appalesa, soprattutto
nelle saghe e nelle composizioni epico-cavalleresche francesi composte
a cavallo fra il XII ed il XIII secolo.
La stessa osservazione l’abbiamo fatta anche per i Dalmati e gli altri Croati che, assieme ai Cosacchi, erano ritenuti, da parte degli ideologi dell’Ahnenerbe , appartenere ai resti dei Goti Orientali e dei Variaghi vikinghi, variamente slavizzati3 . Che ciò corrisponda al vero non ci sentiamo di affermarlo senza prove concrete ; quel che è certo è che tutte le popolazioni slave hanno inevitabilmente subito mescolanze coi c.d. Popoli delle steppe, di origine asiatica, che hanno mescolato dei segni caratteristici inequivocabili che si riscontrano frequentemente tra i Serbi, i Bulgari e gli stessi Russi ; fra le eredità caratteriali asiatiche rientra senz’altro la proverbiale ferocia dei bellicosi Serbi, tutto ciò appare evidente ad ogni attento osservatore anche se Chamberlain afferma che "...il cosiddetto tipo slavo dai tratti mongolici, non l’ho mai incontrato una sola volta nei miei viaggi durati mesi, in quel paese ( la Russia) , così come non ho visto il caratteristico "viso a patata" dei contadini cechi . Lo stesso vale per lo stupendo ceppo montenegrino" . Però ammette che i crani dolicocefali che si trovano nelle tombe, decrescono, passando dalle necropoli più antiche a quelle più moderne : segno di un imbastardimento progressivo che ha interessato peraltro tutti i popoli indogermanici . Siamo d’accordo con Lui quando afferma : "Malgrado il generale e diffuso pregiudizio, ci sono ancora adesso sufficienti indizi fisici che i Germani, nel momento in cui entrarono nella storia, oltre ai fratelli più antichi dell’occidente, ne avevano altri più giovani ad Oriente dai quali non differivano affatto .
Assai complicato risulta districare il problema degli Slavi originari, a causa del dato di fatto che questo ramo della famiglia germanica venne assai presto quasi completamente assimilato alle altre etnie, assai prima ed in modo più radicale ed anche misterioso di quanto non successe ai Celti ; tutto ciò non ci deve impedire di riconoscere i tratti di affinità razziale e di intraprendere il tentativo di distinguerli e di selezionarli da quella massa estranea."
Qui Chamberlain pare ammettere quanto abbiamo sostenuto più sopra, vale a dire che l’incontro e lo scontro con i popoli migratori delle steppe asiatiche ha profondamente modificato i tratti somatici e spirituali di una parte degli Slavi ; solo un lungo periodo di politica eugenetica avrebbe potuto o ancora potrebbe far riapparire la razza slava originaria. Ma lo stesso discorso varrebbe per tutti i popoli europei, non escluso il nostro...
Anche per gli Slavo-Germani Chamberlain invoca la produzione poetica per ritrovare i legami dello spirito con Celti e Germani, in particolare il ciclo epico-eroico, eco delle tante guerre combattute, durante le quali il sentimento di fedeltà fino alla morte, la supremazia dell’onore personale, rispetto alla scarsa considerazione per i beni materiali, li accomuna agli stessi miti celtici e germanici.
Fine prima parte