Un'antologia ben fatta è un completo dispensario di medicine per le più comuni malattie mentali, e può essere usata sia per la prevenzione, sia per la cura. Robert Graves
Amarti, e non poter far altro che amarti, inconvenienza
di cui soffrii una volta, e poi non più, per
poi ricadere. Soffrendoti invitavi: parlare
più chiaro, lacerare l'aria di piccoli gridi
ottusi, poi disinfettare l'aria stessa, e
chiamarla amore anch'essa, che tanto ti divideva
dalle mie braccia fuse d'invidia, dai miei
tantrums segreti, dalla tua faccia proclive
che non biasimava se non quasi il mio affaccendare
gli orologi della mente intorno al tuo corpo.
Amare malgrado ottusità, disprezzi
nati e morti, amare per tutta la lunga via
che portava al campo dove tu solerte risparmiavi
le monete gialle, che parlavano d'altri bisticci
d'altre usure, d'altri incantamenti, tutti
trapiantati in un unico essere se stessi arrampicati
per un albero. E tenace invitavi: e tenace
respingevo; la danza dagli orli trapuntati
il ricamo sì meraviglioso che era non per
noi che lo sgualcivamo con le nostre tenerezze
di bassa leva. Non era per noi scendere a
patti, non era per noi decidere se quel fil
di lana portava davvero a quella capanna.
Amelia Rosselli, 1930 - 1996
O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
queste notti frenetiche
sarebbero la nostra estasi!
Futili i venti
a un cuore in porto:
ha riposto la bussola
ha riposto la carta
vogare nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi, questa notte, in te!
Emily Dickinson, la "vergine reclusa", 1830 - 1886
Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata
a solitudini vissute in due,
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono
al morto gelo dei tuoi occhi,
a un mondo crudele e rozzo,
a un Dio che non ci ha salvato.
Anna Achmatova, 1889 - 1966
Ti ho attratto alle mie garrule rive, gorgogliando,
a lungo, finché - ubriaco d'aria,
sicuro che è solo acqua che parla -
vieni finalmente al mio silenzio.
Ascolta, sono buia,
immobile e abbastanza profonda.
Nemmeno il più caldo risonante sole
del più lungo giorno
può cancellarmi.
Cosa aspetti?
Io sono qui, invitante, ammiccante.
Con la donna, è stato facile.
Simile a simile, l'ho chiamata, lei è venuta.
Per un attimo l'ho avuta
fuori di sé, è scivolata dentro le mie calze d'acqua,
sporgendosi si raccoglieva e sorreggendosi
al mio verde vetroso reggiseno.
Ma è te che voglio, e tu lo sai, uomo.
Ti guardo, svestito, immerso fino al ginocchio,
nelle mie acque basse, mentre dici a te stesso
che ciò che ti toglie il fiato
e ti attorciglia le budella
non è questa mia freddezza ma la tua stessa paura.
- La tua ragionevole paura,
la parte sincera di me lo ammette -
(Sebbene più profonda, oh
più antica di qualsiasi ragione)
Sì, potrei affogarti, tu
potresti infettare le mie profondità, non è poi
così tanto strano. Il pesce
in me farebbe carne viva di te,
le mie umide alghe contro la tua coscia, questo
sarebbe orribile.
Potrei farti
annaspare con i pugni dibatterti
lontano da me.
Divento più scura, e succhio più forte,
uomo in bilico, tu
desideri che io riluca e abbagli di nuovo.
Faresti un feticcio delle ronzanti libellule?
Vuoi che mi racchiuda a cerniera
al volo radente del martin pescatore,
che sia bella?
Ti dico: niente trucchi. Ti dico solo: affidati,
impregnerò la tua pelle e
spegnerò la tua sete.
Io osservo. Tu aggrappati
aggrappati e vieni dentro di me.
Ciò che la pozza disse, nel giorno di mezza estate. Liz Lochhead
Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un'altra vita -
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.
Perché tu eri
la purità mia,
tu cui un'onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavo con labbra impure.
Tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto -
e così ti parevo più bella.
O velo
tu - della mia giovinezza
mia veste chiara
verità svanita
o nodo
lucente - di tutta una vita
che fu sognata - forse.
Oh, per averti sognata
mia vita cara
benedico i giorni che restano -
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.
Antonia Pozzi, 1912 - 1938
La mia vita sognata, 25 settembre 1933
Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita
buttata fuori dal mio desiderio d'amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto
ho riso e ho sperato!
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il signore,
poi dall'idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l'amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell'uomo, che è la scienza mia.
Alda Merini
Ogni sera mi scrivo
orecchini caraibici
foulards indiani
anfibi metropolitani
sombreri e velette
anni quaranta.
Ondeggio mollemente
sulle stelle maghrebine
serpeggio nel merengue
solfeggio la salsa.
E la notte si alza
su partiture colorate
scoperchia l'aurora.
Lieve l'incanto sfiora.
L'alfabeto del corpo, Martina Banchetti
Alda Merini, Ballate non pagate, Einaudi 1995
Anna Achmatova, La corsa del tempo, Einaudi 1992
Amelia Rosselli, Antologia poetica, Garzanti 1987
Antonia Pozzi, La vita sognata e altre poesie, Scheiwiller 1986
Liz Lochhead, da "Linea d'ombra" n. 110, dicembre 1995
Emily Dickinson, Poesie, Rizzoli 1979