![]() Nell'attesa di quel giorno - Sestriere - Il viale
dei castagni |
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Nell'attesa di quel giorno Sono soltanto attimi sfuggevoli come quel giorno che t'invitai a raccogliere fiori bianchi come glicini al vento. Tu sussurrasti una frase poetica Eri sul muricciolo di un attico Sognai quella notte e fuggii da te. Mi era rimasta la tua immagine fiabesca come un talismano da nascondere... E piansi lacrime di gioia Nell'attesa che qualcuno compri la merce F.C. - luglio 1994 "laboratorio di
"Arteterapia" Violetta O bella viola che nome porti del tuo colore ed il verde abbelli dell'erbe in cui t'ascondi, benché modesta e piccola sei tanto celebrata, e certo perché sei umile al tuo profumo grato io fui sempre fedele. Già nei lontani anni ad ogni primavera cercando ti andavo nelle scoscese rive del mio bel Paese con un nascosto amore, perché d'ornar sei degna o graziosa violetta di donna il più bel cuore. G.G. - Reparto Marro, 1967 La rondine Rondinella piccolina dell'azzurro sei regina ogni anno a san Benedetto tu ritorni al vecchio tetto. Fai il nido ai rondinini e tanto cibo loro doni finché son deboli e piccini. Come sei bella rondinella il tuo canto mattutino è un allegro cinguettio che dà gioia a tutti i cuor. Elegante nel tuo volo pien di grazie e leggerezza la tua vita è pien di ciel. Rondinella benedetta quanto in alto, alto voli lontano e lassù, porta un grazie al supremo Creatore M.B. - Reparto Chiarugi La farfalla Quando un bimbo s'avvicina la farfalla birichina graziosetta e tutta blu svelta, svelta lascia il fior e vola in su. M.B. - Reparto Chiarugi La neve Nel tepor della casetta un bimbo dalla finestra guarda la neve che scende leggera silenziosa e bianca e come per l'incanto tutto imbianca. O mio paesello sotto la neve come sei bello! M. B. - Reparto Chiarug Il giorno Mi alzo e vedo una luce, il sole. Le persone che si alzano, sono tutte piene di buona volontà di lavorare,chi di qua chi di là.
si rifà nel passare dei giorni e degli anni G. C. - Osservazione Uomini Il sorriso Questo, un dono come tanti, ma forse è il più bello. Viene quando uno è felice e lo tiene con le labbra strette, e allargandole di felicità. G. C. - Osservazione Uomini Infinito Infinito, ti penso come un abisso immenso,come un vuoto palpabile....... non ti posso veder, non ti posso toccar, ma ti posso goderti posso vagheggiar io ti stringo con l'anima! Se penso troppo a te mi prendo le vertigini.... ti sento dentro me, ti sento fuor di me, io sono immerso in te, misterioso infinito.... quando, sotto le stelle, nelle notti tersissime, con uno sguardo solo abbraccio tutto il cielo, sfolgorante di fascino, e spazi, spazi immensi, luci, luci ammalianti, gioie, gioie celesti si riversano in me, sono con Te, Infinito. ed io respiro in Te, in dolce intimità, pace e felicità. Tu mi carezzi l'anima, ed io respiro in Te, avidamente, tanta, tanta felicità. R.G. - Osservazione Uomini La vita cos'è Lasciatemi cantar, lasciatemi sognar, lasciatemi goder, io sono lieto di essere; lasciatemi pensar,lasciatemi guardar, lasciatemi veder,profondamente in me la mia vita cos'è; un nettar celeste che piove su di me, un'acqua limpidissima che mi riflette in sé, un pesciolino rosso che guizza dentro me! Ecco cos'è la vita! O gioia indistruttibile, o gioia inalienabile, d'una felicità che non morrà mai più, che porto sempre in me; e la gioia dell'essere, e l'ebrezza del vivere! Quanto sei bella, o vita! Come ti sento in me! Lasciatemi cantar, lasciatemi goder, io son lieto di essere; lasciatemi pensar, lasciatemi guardar, lasciatemi veder, profondamente in me, la mia vita cos'è; un nettare celeste che piove su di me, un'acqua limpidissima, che mi riflette in sé, un fiore profumato che sboccia dentro me dilatandomi il cuore! R.G. - Osservazione Uomini, 1970 Una stella ed io Che fa quella stella tremula, che fa lassù nel ciel? Tremula, tremula come le lacrime degli occhi miei, pallida, pallida come una primula, in un praticello blu? Nulla, ma sembra che mi guardi, che capisca, comprenda il mio dolore, la fatica d'una giornata dura di lavoro; par che sia stanca anche lei; s'affievolisce lentamente tra la bruna che sovrasta le colline, si spegne con i miei occhi ma ci guardiamo, ci vediamo che si chiudono per la stanchezza, fino all'ultimo istante, per godere di reciproco amore, anima con anima, luce con luce. R.G. - Osservazione Uomini, 1970 Margherite Accanto al rosaio mentre da tempo a voi intorno tutto è brullo, triste, scolorito, voi, umili e care margherite, curvando il vostro timidetto fiore fra le corte foglie intirizzite, per lunghi giorni sofferto avete e brina e gelo e freddo oblio, la notte conversando con le stelle, nel chiaro incantato della Luna, sì, ch'io, passando a voi vicino, stupisco vedervi belle, sempre in fiore; sui cresciuti gambi al Ciel alzate la rosa dei bei petali felici quasi a dir grazie al Ciel così benigno. G.G. - Reparto Marro, 1967 La Primavera E' nel suo pieno fulgore. Come da un balcone fiorito dalle sue magiche dita s'involano colori e profumi e serenità di cieli ad allietar la Terra G.G. - Reparto Marro, 1970 Nuvoletta Nuvoletta leggera candidissima seminata nel limpido blu come da mano invisibile d'angelo, sai tu dirmi che fai lassù? Nulla, in apparenza,ma non è così.... A poco a poco il vento ti sperde nell'infinito incantevole azzurro, e tu suggerisci a me l'immagine di un'anima candida che, staccandosi dal corpo, si ricongiunge a Dio. R.G. - Osservazione Uomini, 1971 |
Sestriere E' sera....io affacciato ad una finestra del grande condominio che si chiama "S. Giovanni", rivolgo il mio sguardo lassù nell'incantevol mezzogiorno dove le vette, la luna e gli astri si riuniscono congiuntamente per formare uno di quei paesaggi che, raramente, è dato ad occhio umano di contemplare con il fiato sospeso... Il crinale dei monti va descrivendo quella conca così meravigliosa che si racchiude fra magici colli dove si corre per sciare e contemplare, per respirare un'aria immacolata, per vedere un azzurro così terso che l'uomo può appena immaginare. Io non son capace di sciare, e nemmeno m'è dato d'imparare; in casa mi trattiene il mio lavoro, ma vedo volentieri quei che scendono rapidi, a pieni polmon respirando, un'aria forte che dà tono e vita; ammiro i formicai di gente allegra che si intreccian e si rincorron lieti dimenticando, per un giorno almeno, i fastidi e le noie della vita.
cadon e poi si rialzan subito, riprendon con voga la discesa e, talvolta, ahimé, "crac" si rompon l'ossa. Spiacevoli sorprese......ma in compenso questo sport è un gran divertimento ed io già mi rallegro nel guardare ..... Però, direi, mi piace più la sera, quando contemplo quel bel panorama che vi descrissi un poco da principio. Vedendo quei crinali stesi a conca indorati e raggianti di malia l'azzurro fitto e scuro di quei monti la luna che si posa nel bel mezzo di quel lago di cielo illuminato, sembrami quasi tornare a quei tempi lontani in cui Iddio creatore con magica matita descriveva quel cielo, quel crinale e quei bei monti, riponendo nel bel mezzo della conca lo splendido gioiello della luna. R.G. - Osservazione Uomini, 1971 Come le pecorelle Come le pecorelle escon dal chiuso ad una a due a tre e l'altre stanno, timidette, atterrando l'occhio e 'l muso
così gli ammalati a prender scendono il cibo che li attende nel cortile. Sembriam pecore ch'escon dal chiuso, pecore dico, perché tutte docili al naturale od artificialmente. Anziché due o tre siam sette od otto, alcuni altri, non direi- timidetti- ma bensì poveretti, qua e là seduti attorno ai tavoli di formica, i gomiti distesi sulle mense, i volti sprofondati in mezzo ai gomiti, attendon ch'arrivin gl'infermieri e dican loro: "Ma su, risvegliatevi ch'ormai è giunta l'ora di mangiare!". chi scruta attentamente il proprio tavolo per pulirlo eventualmente s'è sporco, chi s'appressa al lavandino per prendere le ponderate gocciette o pastiglie. Qualcun, ch'è meglio tacere, scrutando attento i corridoi e gli angoletti, va raccogliendo mozzicon d'ogni genere, o meglio li richiede dai degenti, visitatori, passanti o parenti. Il sigaro di Giorgio è 'l preferito....... Fumato appena a metà, viene accolto da bocche poc'amanti dell'igiene, cui la fretta di fumare impedisce di aprirsi per poter ringraziare. Scendiamo intanto a prendere 'l mangiare, pressapoco siam sempre gli stessi..... Il trenin rosso è già là che ci aspetta. Scendono tosto pentole e marmitte, confondonsi talor uomini e donne e, mentre talun va ricercandosi il recipiente più leggero e comodo, qualcun altro, affettuoso e galante, va rivolgendo a donnette e infermiere
dei complimenti come tra amanti. Infine risaliam con il nostro carico.... Con le marmitte che prendiamo in due, che non siam sempre di uguale statura, facciam di tutto per tenerle in piano, ma talora quei manici taglienti ci costringon a cambiar di mano o, peggio ancora, qualcun che discende l'un dietro l'altro costringe a salire... Ecco come si fa a sbrodolare! Non parliam poi del cestello bucato, riempito a metà di pere cotte, dal qual discende, quasi certamente, un po' di sugo su quei bei gradini. la gradinata fa davver paura, ed io sentii personalmente dire un giorno dal signor Direttore: "Che sudiciume!". Ed era venerdì. Forse, forse, con un po' di riguardo, tenendo in ordine le guarnizioni, non riempiendo tanto le marmitte, facendo sempre e meglio attenzione, qualche cosa si potrà ottenere. Teniam conto però che si tratta di persone non sempre efficienti, liete quest'oggi, svogliate domani, e che, forse, facendo poco e male, fanno uno sforzo soprannaturale. R.G. - Osservazione uomini, 1971 La casa amica Benché sia amara l'onda che a te mi porta, Villa Regina, tu mi sei cara, or che la neve t'imbianca i pini e la Chiesetta pare un bimbo incappucciato, tutto adorno dei fiori rossi e blu delle vetrate accese, tu mi sembri un gentil nido di fate. Fate invisibili del color del cielo, che a notte intreccian danze tra un pino e l'altro svanendo nel chiarore del mattino. Ad una ad una, nelle notti bianche, l'ore passan silenti come ancelle che vadan per la via; mentre la neve, incerta, vola per l'aria, prima di cadere. Alfine ecco il fischio, laggiù, del primo treno: oh! sì ben presto sarà giorno ancora. Già qualcun si ridesta dal greve sonno pieno di fantasmi, e qualche voce s'ode. Ahimé! Non voce tranquilla di preghiera o d'anima serena. Son voci che distinguo ad una ad una ed in cui trema l'angoscia e il terrore. Allor m'appare, come ad una svolta, il gorgo nero, in cui talor s'affonda il limpido ruscel della mia vita e il cui perché invan mi preme il cuore. Ma ecco l'alba appare giù ad oriente, i pini svettan nel biancore e gli uccellini, più di me felici, cantan tra i rami, l'inno della vita. misteriosa forza che mi tiene. M. G. R. - Tamburini Donne, 1968 Turin Turin, ti tses 'n ti me sogn cume la bela fiaba ch'an cuntava sempre 'l me papà. Tute le volte, che chial a mla cuntava 'dle principsse 'l veste, a cambiava; e mi v'dia 'dl Princi la sala tuta a risplendi d'or e d'argent e quei volte fin a 'diamant. Cenerentula, l'era la pi bela e l' Prinsi la spusava. ca intrava nen n'ti pe a le bele fie d'l pais, am restava 'n tla memoria e mi sugnava 'd pudeila misuré co mi, mac misurela. M.G.R. - Tamburini Donne, 1971 Turin, ti tlas vursume bin Sun staita 'n tanti post a travaié: ma ti Turin it las vursume bin, et 'vdras che 'n dì, mi turnerei da ti. Piassa Castel, piassa Vitoriu, cula dla Stasiun e 'l Valentin, mi chrdu bin che v' rivdrai 'n dì. Sa sarà prest o tard, sei propi nen sa sia basta che 'tvdda ancura, Turin mia. M.G.R. - Tamburini Donne, 1971
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Il viale dei castagni Di Sommariva Bosco viale dei castagni, o fido amico,quanti ricordi mi ritorni al cuore! Del tempo là vissuto e di mia vita ch'ogni anno ò un po' con voi passato. uscir dai loro involucri lucenti di resina, avide d'anidro e di sole e poi i fiori a grappoli che a mille mucchiavan il verde cupo del fogliame di bianco e rosso e di pistilli d'oro. Com'era bello passeggiare a maggio sotto la volta concava dei rami da cui scendevan come neve i fiori ad infiorare i viali ed erbe intorno o nell'estate quando i frutti bruni occhieggiavano fra le corte spine aperte e cadendo saltellavano correndo... Oppur nei giorni dell'autunno tardo quando le foglie giù scendevano dai vostri rami io passeggiavo svagato in tanta silenziosa pace. bianchi, bianchi, un fiore sol di neve che ricoperto aveva i vostri rami spogli alzati al cielo, come ploranti braccia. Così, ad ogni vostro mutar d'aspetto venivo a voi come a un incontro atteso. E quante cose avete visto, quante... E liete e tristi nel volger del tempo...... Il frettoloso passar mattutino di chi lontano va oprar e torna a sera stanco ma felice ai suoi cari. Ed il lento andare in lor raccolte delle donne al Santuario di Maria a chiedere conforto alle lor pene al fianco lume di tremule fiammelle. Oh! quante volte alle vostr'ombre mute avete accolto tanti fidi amici in cerca di riposo e confidenza. corrervi intorno e coppie strette, strette d'innamorati nella sera bruna scambiarsi teneri d'amor parole e baci. Anch'io spesso al vostro fresco ombroso su panche verdi come la speranza ò meditato, o nel buio della sera mentre nel folto l'usignol cantava stanco in corpo e cuore ò atteso l'amor, la gioia, non mai venuti; e forse anche voi una gran pena sentito avete per la mia vana attesa. da sempre sinceri e fidi amici miei come me del tempo già mostrate le rughe, ma a voi intorno ancora la vita sempre pur si rinnovella con nuovi volti e vi illude, bella che mai tramonti la vostra giovinezza. G.G. - Reparto Marro,1968
Una nube veleggia nel cielo soffice e bianca: il saluto vien da lontano a portarmi di più precoci primavere e di tanti bei fiori sbocciati in climi più miti? Qui, le prime timide gemme, già bucano le scorze dei rami ancora spogli e scuri e salutano il cielo ed il sole che dan loro la vita. G.G. - Reparto Marro, 1969 La lacrima Una lacrima dolce e amara è giunta dal mio cuore sul mio ciglio. A' brillato un istante come stille intorno ai rami in disgelo. portando con sé un po' del mio dolor. G.G. - Reparto Marro, 1969 Ad una gru in riposo
O ferrigna creatura che or giganteggi in mota col tuo possente braccio teso sull'ampio giro, basterà un sol tocco perché in te invisibile scorra il freddo fuoco della vita. ti parrà debole e piccino l'Uom Signore che t'ha creata, ma docilmente lo servirai, umile. G.G. - Reparto Marro, 1969 Arrivederci Aprile Oggi te ne vai bel mese di Aprile e, com'è tuo destino, verso altre genti senza fermarti mai. sei tanto bello e piaci. Sei il mese delle tenere erbe, piante di viole e margherite di girasoli e fiori blu, degli alberi inverditi e dei ritornanti augelli. del tuo fresco Cielo, venti impetuosi, rudi, brividose carezze, che sanno ancor di gelo e quei tuoi cumuli enormi di nubi bianche, sorgenti dai monti intorno come da mani fatate. caro e buon amico, che da tanti anni il saluto mi porti della Primavera. G.G. - Reparto Marro, 1970 Le meraviglie dell'universo Che spettacolo stupendoci offre il Cielo coi suoi mattini, le sue rosate aurore, i suoi meriggi ardenti, i suoi tranquilli tramonti svanenti nel viola turchini e le stelle che a mille il Cielo infiorano a notte con tremolanti fiammelle ammiccanti alla Luna. E la Terra ci mostra le sue piane verdi o bionde di messi, o scure di boschi di primea bellezza e al corsa dei colli ondulati selvosi o fioriti o dormienti sotto nevoso biancore. o splendenti di neve assolata, ed il mare immenso al sol cangiante che or calmo si culla sulla bionda rena o su sassosa riva si frange in perle di spuma, o in tempesta con onde possenti percuote e rode gli scogli ingombranti, mentre il vento ulula con urlo profondo. davanti scenari di sogno che Mano Suprema compose: ecco la Primavera che col suo caldo fiato risveglia la Terra ed incontro ci muove vestita di verde e di fiori trillante di augelli tutto il Creato chiamando alla vita. olezzante di fiori fresca d'ombre boscose colma di frutta mature seguita dal calmo, malinconico Autunno ma già di stanco languore. Dai rami già cadono pigramente le foglie che restano al suolo o se ne van col vento senza meta alcuna. che ogni cosa colora d'un morbido, candido manto e di fragili fiori, infiora i rami scuri e spogli ed ogni vita vegetal rallenta e sopisce. dei camini accesi e delle tarde ore passate, sui muri riflesse osservando, l'ombre danzanti delle lingue di fuoco o delle fiamme il bagliore che pare un caldo raggiante sorriso; o il vento ascoltando rumorare in folate che perdendo si van in lungo, dolente lamento. che tornano a mente allor che dietro finestra dà pena, pena, oppressi s' insegue quel mondo ormai lontano che nel ricordo si dilegua come svanisce il suono di campane a sera. ed al labbro più dolci ritornano i Nomi di Chi ci diede alla Vita, come da Essi venisse conforto alle nostre pene e sicura speranza d'un domani migliore. G.G. - Reparto Marro, 1970 Mio fratello Bruno E’ l’alba, la notte è trascorsa Il giorno. Torna la notte, e nel sogno Mio fratello Bruno parla, che piacere. E’ mattina, piango come un bambino. Bruno non c’è più. A.M. - Comunità Monviso, 1993 La fuga Fuggivo da te perché nel mio cuore c'era qualcosa ch'io non potevo capire. Fuggivo da te perché avevo paura di te. Fuggivo e avrei voluto gettarmi nelle tue bracce aperte.... Ma più vasta del tuo amore, la solitudine, mi voleva con sé. M.G.R. - Tamburini Donne, 1970 |