a bassa voce A bassa voce - Poesie

Nell'attesa di quel giorno - Sestriere - Il viale dei castagni
Violetta - La Rondine - La neve
La farfalla - Il sorriso - Il giorno
Infinito - La vita cos'è - Una stella ed io
Mergherite - La primavera - Nuvolette
Come le pecorelle - Casa amica - Turin
Turin ti t'las vursume bin - Mio fratello Bruno
Giorno d'aprile - La lacrima - Ad una gru in riposo -
Arrivederci Aprile - Le meraviglie dell'universo - La fuga

Nell'attesa di quel giorno

Sono soltanto attimi sfuggevoli

come quel giorno che t'invitai a raccogliere

fiori bianchi come glicini al vento.

Tu sussurrasti una frase poetica
e io ne rimasi colpito.

Eri sul muricciolo di un attico
e mi guardavi col cuore che ti batteva forte.

Sognai quella notte e fuggii da te.

Mi era rimasta la tua immagine fiabesca come un talismano da nascondere...

E piansi lacrime di gioia
là dove i sotterfugi
non si incontrano
perché sono come acqua salata dove il veliero sta sempre all'erta
per i marinai come Procida, o il Mar Morto
ove ci sono ogni giorno antenati in cerca di brio
o di cose che abitano nei mari...

Nell'attesa che qualcuno compri la merce
come facesti tu in attesa di quel giorno
quel giorno ti guardasti allo specchio più a lungo
e mi riscaldasti con i tuoi baci piccola libellula dal cuore fiero.

F.C. - luglio 1994 "laboratorio di "Arteterapia"


Violetta

O bella viola che nome porti

del tuo colore ed

il verde abbelli

dell'erbe in cui t'ascondi,

benché modesta e piccola

sei tanto celebrata,

e certo perché sei umile

al tuo profumo grato

io fui sempre fedele.

Già nei lontani anni

ad ogni primavera

cercando ti andavo

nelle scoscese rive del mio bel Paese

con un nascosto amore,

perché d'ornar sei degna

o graziosa violetta

di donna il più bel cuore.

G.G. - Reparto Marro, 1967

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La rondine

Rondinella piccolina dell'azzurro sei regina

ogni anno a san Benedetto

tu ritorni al vecchio tetto.

Fai il nido ai rondinini

e tanto cibo loro doni

finché son deboli e piccini.

Come sei bella rondinella

il tuo canto mattutino

è un allegro cinguettio

che dà gioia a tutti i cuor.

Elegante nel tuo volo

pien di grazie e leggerezza

la tua vita è pien di ciel.

Rondinella benedetta

quanto in alto, alto voli

lontano e lassù,

porta un grazie

al supremo Creatore

M.B. - Reparto Chiarugi


La farfalla

Quando un bimbo s'avvicina

la farfalla birichina graziosetta e tutta blu

svelta, svelta lascia il fior

e vola in su.

M.B. - Reparto Chiarugi


La neve

Nel tepor della casetta un bimbo

dalla finestra guarda

la neve che scende

leggera silenziosa e bianca

e come per l'incanto

tutto imbianca.

O mio paesello

sotto la neve come sei bello!

M. B. - Reparto Chiarug


Il giorno

Mi alzo e vedo una luce, il sole.

Le persone che si alzano,

sono tutte piene di buona volontà

di lavorare,chi di qua chi di là.


Così la vita ogni giorno

si rifà nel passare

dei giorni e degli anni

G. C. - Osservazione Uomini


Il sorriso

Questo,

un dono come tanti, ma forse è il più bello.

Viene quando uno è felice

e lo tiene con le labbra strette,

e allargandole di felicità.

G. C. - Osservazione Uomini


Infinito

Infinito,

ti penso come un abisso

immenso,come un vuoto palpabile.......

non ti posso veder, non ti posso toccar,

ma ti posso goderti posso vagheggiar

io ti stringo con l'anima!

Se penso troppo a te mi prendo le vertigini....

ti sento dentro me,

ti sento fuor di me,

io sono immerso in te,

misterioso infinito....

quando, sotto le stelle,

nelle notti tersissime,

con uno sguardo solo

abbraccio tutto il cielo,

sfolgorante di fascino,

e spazi, spazi immensi,

luci, luci ammalianti,

gioie, gioie celesti

si riversano in me,

sono con Te, Infinito.
Tu mi carezzi l'anima,

ed io respiro in Te,

in dolce intimità,

pace e felicità.

Tu mi carezzi l'anima,

ed io respiro in Te,

avidamente, tanta,

tanta felicità.

R.G. - Osservazione Uomini


La vita cos'è

Lasciatemi cantar, lasciatemi sognar,

lasciatemi goder, io sono lieto di essere;

lasciatemi pensar,lasciatemi guardar,

lasciatemi veder,profondamente in me

la mia vita cos'è;

un nettar celeste

che piove su di me,

un'acqua limpidissima

che mi riflette in sé,

un pesciolino rosso

che guizza dentro me!

Ecco cos'è la vita!

O gioia indistruttibile,

o gioia inalienabile,

d'una felicità

che non morrà mai più,

che porto sempre in me;

e la gioia dell'essere,

e l'ebrezza del vivere!

Quanto sei bella, o vita!

Come ti sento in me!

Lasciatemi cantar,

lasciatemi goder,

io son lieto di essere;

lasciatemi pensar,

lasciatemi guardar,

lasciatemi veder,

profondamente in me,

la mia vita cos'è;

un nettare celeste

che piove su di me,

un'acqua limpidissima,

che mi riflette in sé,

un fiore profumato

che sboccia dentro me

dilatandomi il cuore! 

R.G. - Osservazione Uomini, 1970


Una stella ed io

Che fa quella stella tremula,

che fa lassù nel ciel?

Tremula, tremula come le lacrime

degli occhi miei, pallida,

pallida come una primula,

in un praticello blu?

Nulla, ma sembra che mi guardi,

che capisca, comprenda il mio dolore,

la fatica d'una giornata dura di lavoro;

par che sia stanca anche lei;

s'affievolisce lentamente

tra la bruna che sovrasta le colline,

si spegne con i miei occhi

ma ci guardiamo, ci vediamo

che si chiudono per la stanchezza,

fino all'ultimo istante,

per godere di reciproco amore,

anima con anima, luce con luce.

R.G. - Osservazione Uomini, 1970


Margherite

Accanto al rosaio

mentre da tempo a voi intorno

tutto è brullo, triste, scolorito,

voi, umili e care margherite,

curvando il vostro timidetto fiore

fra le corte foglie intirizzite,

per lunghi giorni sofferto avete

e brina e gelo e freddo oblio,

la notte conversando con le stelle,

nel chiaro incantato della Luna,

sì, ch'io, passando a voi vicino,

stupisco vedervi belle, sempre in fiore;

sui cresciuti gambi al Ciel alzate

la rosa dei bei petali felici

quasi a dir grazie al Ciel così benigno.

G.G. - Reparto Marro, 1967


La Primavera

E' nel suo pieno fulgore.

Come da un balcone fiorito

dalle sue magiche dita

s'involano colori e profumi

e serenità di cieli

ad allietar la Terra

G.G. - Reparto Marro, 1970


Nuvoletta

Nuvoletta leggera candidissima

seminata nel limpido blu

come da mano invisibile d'angelo,

sai tu dirmi che fai lassù?

Nulla, in apparenza,ma non è così....

A poco a poco il vento ti sperde

nell'infinito incantevole azzurro,

e tu suggerisci a me l'immagine

di un'anima candida

che, staccandosi dal corpo,

si ricongiunge a Dio.

R.G. - Osservazione Uomini, 1971

Sestriere

E' sera....io affacciato ad una finestra

del grande condominio che si chiama

"S. Giovanni", rivolgo il mio sguardo

lassù nell'incantevol mezzogiorno

dove le vette, la luna e gli astri

si riuniscono congiuntamente

per formare uno di quei paesaggi

che, raramente, è dato ad occhio umano

di contemplare con il fiato sospeso...

Il crinale dei monti va descrivendo quella conca

così meravigliosa che si racchiude fra magici colli

dove si corre per sciare e contemplare,

per respirare un'aria immacolata,

per vedere un azzurro così terso

che l'uomo può appena immaginare.

Io non son capace di sciare, e nemmeno

m'è dato d'imparare;

in casa mi trattiene il mio lavoro,

ma vedo volentieri quei che scendono

rapidi, a pieni polmon respirando,

un'aria forte che dà tono e vita;

ammiro i formicai di gente allegra

che si intreccian e si rincorron lieti

dimenticando, per un giorno almeno, i fastidi e le noie della vita.


S'intreccian e si rincorron rapidi,

cadon e poi si rialzan subito,

riprendon con voga la discesa

e, talvolta, ahimé, "crac" si rompon l'ossa.

Spiacevoli sorprese......ma in compenso

questo sport è un gran divertimento

ed io già mi rallegro nel guardare .....

Però, direi, mi piace più la sera, quando contemplo

quel bel panorama che vi descrissi un poco da principio.

Vedendo quei crinali stesi a conca indorati e raggianti di malia

l'azzurro fitto e scuro di quei monti la luna che si posa nel bel mezzo

di quel lago di cielo illuminato, sembrami quasi

tornare a quei tempi lontani in cui Iddio creatore

con magica matita descriveva quel cielo, quel crinale e quei bei monti,

riponendo nel bel mezzo della conca

lo splendido gioiello della luna.

R.G. - Osservazione Uomini, 1971


Come le pecorelle

Come le pecorelle escon dal chiuso

ad una a due a tre e l'altre stanno,

timidette, atterrando l'occhio e 'l muso

 

così gli ammalati a prender scendono

il cibo che li attende nel cortile.

Sembriam pecore ch'escon dal chiuso,

pecore dico, perché tutte docili

al naturale od artificialmente.

Anziché due o tre siam sette od otto,

alcuni altri, non direi- timidetti-

ma bensì poveretti, qua e là

seduti attorno ai tavoli di formica,

i gomiti distesi sulle mense,

i volti sprofondati in mezzo ai gomiti,

attendon ch'arrivin gl'infermieri

e dican loro: "Ma su, risvegliatevi

ch'ormai è giunta l'ora di mangiare!".
Chi nervoso percorre i corridoi,

chi scruta attentamente il proprio tavolo

per pulirlo eventualmente s'è sporco,

chi s'appressa al lavandino per prendere

le ponderate gocciette o pastiglie.

Qualcun, ch'è meglio tacere, scrutando

attento i corridoi e gli angoletti,

va raccogliendo mozzicon d'ogni genere,

o meglio li richiede dai degenti,

visitatori, passanti o parenti.

Il sigaro di Giorgio è 'l preferito.......

Fumato appena a metà, viene accolto

da bocche poc'amanti dell'igiene,

cui la fretta di fumare impedisce

di aprirsi per poter ringraziare.

Scendiamo intanto a prendere 'l mangiare,

pressapoco siam sempre gli stessi.....

Il trenin rosso è già là che ci aspetta.

Scendono tosto pentole e marmitte,

confondonsi talor uomini e donne

e, mentre talun va ricercandosi

il recipiente più leggero e comodo,

qualcun altro, affettuoso e galante,

va rivolgendo a donnette e infermiere

 

dei complimenti come tra amanti.

Infine risaliam con il nostro carico....

Con le marmitte che prendiamo in due,

che non siam sempre di uguale statura,

facciam di tutto per tenerle in piano,

ma talora quei manici taglienti

ci costringon a cambiar di mano

o, peggio ancora, qualcun che discende

l'un dietro l'altro costringe a salire...

Ecco come si fa a sbrodolare!

Non parliam poi del cestello bucato,

riempito a metà di pere cotte,

dal qual discende, quasi certamente,

un po' di sugo su quei bei gradini.
Sta di fatto ch'a metà settimana

la gradinata fa davver paura,

ed io sentii personalmente

dire un giorno dal signor Direttore:

"Che sudiciume!". Ed era venerdì.

Forse, forse, con un po' di riguardo,

tenendo in ordine le guarnizioni,

non riempiendo tanto le marmitte,

facendo sempre e meglio attenzione,

qualche cosa si potrà ottenere.

Teniam conto però che si tratta

di persone non sempre efficienti,

liete quest'oggi, svogliate domani,

e che, forse, facendo poco e male,

fanno uno sforzo soprannaturale.

R.G. - Osservazione uomini, 1971

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La casa amica

Benché sia amara l'onda

che a te mi porta,

Villa Regina, tu mi sei cara,

or che la neve t'imbianca i pini

e la Chiesetta pare un bimbo incappucciato,

tutto adorno dei fiori rossi e blu

delle vetrate accese,

tu mi sembri un gentil

nido di fate.

Fate invisibili del color del cielo,

che a notte intreccian danze

tra un pino e l'altro

svanendo nel chiarore del mattino.

Ad una ad una, nelle notti bianche,

l'ore passan silenti come ancelle

che vadan per la via;

mentre la neve, incerta,

vola per l'aria, prima di cadere.
Le imposte urtano lievi contro il muro.

Alfine ecco il fischio, laggiù,

del primo treno:

oh! sì ben presto sarà giorno ancora.

Già qualcun si ridesta dal greve sonno

pieno di fantasmi, e qualche voce s'ode.

Ahimé! Non voce tranquilla di preghiera

o d'anima serena.

Son voci che distinguo ad una ad una

ed in cui trema l'angoscia e il terrore.

Allor m'appare, come ad una svolta,

il gorgo nero, in cui talor s'affonda

il limpido ruscel della mia vita

e il cui perché invan mi preme il cuore.

Ma ecco l'alba appare giù ad oriente,

i pini svettan nel biancore

e gli uccellini, più di me felici,

cantan tra i rami, l'inno della vita.
Allora penso che solo Amore è Dio.
Allor m'inchino anch'io all'infinita

misteriosa forza che mi tiene.

M. G. R. - Tamburini Donne, 1968


Turin

Turin, ti tses 'n ti me sogn

cume la bela fiaba

ch'an cuntava sempre 'l me papà.

Tute le volte, che chial a mla cuntava

'dle principsse 'l veste, a cambiava;

e mi v'dia 'dl Princi la sala

tuta a risplendi d'or e d'argent

e quei volte fin a 'diamant.

Cenerentula, l'era la pi bela

e l' Prinsi la spusava.
Ma cula scarpetta rusa

ca intrava nen n'ti pe

a le bele fie d'l pais,

am restava 'n tla memoria

e mi sugnava 'd pudeila

misuré co mi, mac misurela. 

M.G.R. - Tamburini Donne, 1971


Turin, ti tlas vursume bin

Sun staita 'n tanti post a travaié:

ma ti Turin it las vursume bin,

et 'vdras che 'n dì, mi turnerei da ti.

Piassa Castel, piassa Vitoriu,

cula dla Stasiun e 'l Valentin,

mi chrdu bin che v' rivdrai 'n dì.

Sa sarà prest o tard, sei propi nen sa sia

basta che 'tvdda ancura, Turin mia.

M.G.R. - Tamburini Donne, 1971

 

racconti

Il Golem psichiatrico

 

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Leggi la prefazione

Introduzione

Il viale dei castagni

Di Sommariva Bosco viale dei castagni,

o fido amico,quanti ricordi mi ritorni al cuore!

Del tempo là vissuto e di mia vita

ch'ogni anno ò un po' con voi passato.
A primavera le foglie tenere guardavo

uscir dai loro involucri lucenti

di resina, avide d'anidro e di sole

e poi i fiori a grappoli che a mille

mucchiavan il verde cupo del fogliame

di bianco e rosso e di pistilli d'oro.

Com'era bello passeggiare a maggio

sotto la volta concava dei rami

da cui scendevan come neve i fiori

ad infiorare i viali ed erbe intorno

o nell'estate quando i frutti bruni

occhieggiavano fra le corte spine aperte

e cadendo saltellavano correndo...

Oppur nei giorni dell'autunno tardo

quando le foglie giù scendevano

dai vostri rami io passeggiavo

svagato in tanta silenziosa pace.
Oh com'eravate belli nell'inverno

bianchi, bianchi, un fiore sol di neve

che ricoperto aveva i vostri rami spogli

alzati al cielo, come ploranti braccia.

Così, ad ogni vostro mutar d'aspetto

venivo a voi come a un incontro atteso.

E quante cose avete visto, quante...

E liete e tristi nel volger del tempo......

Il frettoloso passar mattutino

di chi lontano va oprar e torna

a sera stanco ma felice ai suoi cari.

Ed il lento andare in lor raccolte

delle donne al Santuario di Maria

a chiedere conforto alle lor pene

al fianco lume di tremule fiammelle.

Oh! quante volte alle vostr'ombre mute

avete accolto tanti fidi amici

in cerca di riposo e confidenza.
E bimbi avete visto, rumorosi, a frotte

corrervi intorno e coppie strette, strette

d'innamorati nella sera bruna

scambiarsi teneri d'amor parole e baci.

Anch'io spesso al vostro fresco ombroso

su panche verdi come la speranza

ò meditato, o nel buio della sera

mentre nel folto l'usignol cantava

stanco in corpo e cuore ò atteso

l'amor, la gioia, non mai venuti;

e forse anche voi una gran pena

sentito avete per la mia vana attesa.
Or cari castagni del paese mio

da sempre sinceri e fidi amici miei

come me del tempo già mostrate

le rughe, ma a voi intorno ancora

la vita sempre pur si rinnovella

con nuovi volti e vi illude, bella

che mai tramonti la vostra giovinezza.

G.G. - Reparto Marro,1968


Giorno di aprile

Una nube veleggia nel cielo soffice e bianca:

il saluto vien da lontano a portarmi

di più precoci primavere

e di tanti bei fiori

sbocciati in climi più miti?

Qui, le prime timide gemme,

già bucano le scorze dei rami

ancora spogli e scuri

e salutano il cielo ed il sole

che dan loro la vita.

G.G. - Reparto Marro, 1969


La lacrima

Una lacrima dolce e amara è giunta

dal mio cuore sul mio ciglio.

A' brillato un istante

come stille intorno

ai rami in disgelo.
Poi è caduta

portando con sé

un po' del mio dolor.

G.G. - Reparto Marro, 1969


Ad una gru in riposo

 

O ferrigna creatura che or giganteggi

in mota col tuo possente braccio

teso sull'ampio giro,

basterà un sol tocco

perché in te invisibile scorra

il freddo fuoco della vita.
Allor, dall'alto del tuo piede,

ti parrà debole e piccino

l'Uom Signore che t'ha creata,

ma docilmente lo servirai, umile.

G.G. - Reparto Marro, 1969


Arrivederci Aprile

Oggi te ne vai bel mese di Aprile e,

com'è tuo destino,

verso altre genti senza fermarti mai.
Pur nella tua mutevoleimprevista incostanza

sei tanto bello e piaci.

Sei il mese delle tenere erbe,

piante di viole e margherite

di girasoli e fiori blu,

degli alberi inverditi

e dei ritornanti augelli.
Arrivederci aure frizzanti

del tuo fresco Cielo,

venti impetuosi, rudi,

brividose carezze,

che sanno ancor di gelo

e quei tuoi cumuli enormi

di nubi bianche, sorgenti

dai monti intorno

come da mani fatate.
Arrivederci,

caro e buon amico,

che da tanti anni

il saluto mi porti

della Primavera.

G.G. - Reparto Marro, 1970

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Le meraviglie dell'universo

Che spettacolo stupendoci offre il Cielo

coi suoi mattini,

le sue rosate aurore,

i suoi meriggi ardenti,

i suoi tranquilli tramonti svanenti nel viola turchini e le stelle che a mille il Cielo infiorano a notte con tremolanti fiammelle ammiccanti alla Luna.

E la Terra ci mostra

le sue piane verdi

o bionde di messi,

o scure di boschi

di primea bellezza

e al corsa dei colli ondulati

selvosi o fioriti o dormienti

sotto nevoso biancore.
Ed i monti lontani tinti di viola

o splendenti di neve assolata,

ed il mare immenso

al sol cangiante

che or calmo si culla

sulla bionda rena

o su sassosa riva

si frange

in perle di spuma,

o in tempesta

con onde possenti

percuote e rode

gli scogli ingombranti,

mentre il vento ulula

con urlo profondo.
E le stagioni si svolgono

davanti scenari di sogno

che Mano Suprema compose:

ecco la Primavera che col suo caldo fiato

risveglia la Terra ed incontro ci muove

vestita di verde e di fiori trillante di augelli

tutto il Creato chiamando alla vita.
Vien poi l'estate dorata di messi

olezzante di fiori fresca d'ombre boscose

colma di frutta mature seguita dal calmo,

malinconico Autunno

ma già di stanco languore.

Dai rami già cadono

pigramente le foglie

che restano al suolo

o se ne van col vento

senza meta alcuna.
Ultimo, il gelido Inverno

che ogni cosa colora

d'un morbido, candido manto

e di fragili fiori, infiora

i rami scuri e spogli

ed ogni vita vegetal

rallenta e sopisce.
Oh! la dolcezza amica

dei camini accesi

e delle tarde ore passate,

sui muri riflesse osservando,

l'ombre danzanti

delle lingue di fuoco

o delle fiamme il bagliore

che pare un caldo

raggiante sorriso;

o il vento ascoltando

rumorare in folate

che perdendo si van

in lungo, dolente lamento.
Son queste, le dolci membranze

che tornano a mente

allor che dietro finestra

dà pena, pena, oppressi

s' insegue quel mondo

ormai lontano

che nel ricordo si dilegua

come svanisce il suono

di campane a sera.
Ed il cuore ci piange

ed al labbro più dolci

ritornano i Nomi

di Chi ci diede alla Vita,

come da Essi venisse

conforto alle nostre pene

e sicura speranza

d'un domani migliore.

G.G. - Reparto Marro, 1970


Mio fratello Bruno

E’ l’alba, la notte è trascorsa

Il giorno.

Torna la notte, e nel sogno

Mio fratello Bruno parla, che piacere.

E’ mattina, piango come un bambino.

Bruno non c’è più.

A.M. - Comunità Monviso, 1993


La fuga

Fuggivo da te

perché nel mio cuore

c'era qualcosa

ch'io non potevo capire.

Fuggivo da te

perché avevo paura di te.

Fuggivo

e avrei voluto

gettarmi nelle tue bracce aperte....

Ma più vasta del tuo amore,

la solitudine, mi voleva con sé.

M.G.R. - Tamburini Donne, 1970

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