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L'annuncio sulla stampa locale dell'esenzione dalla "tassa di bonifica" per 8 località (Ostia, Fiumicino, Ladispoli, Cerveteri, Campagnano, Sacrofano, Tolfa, Formello) è un'operazione che deriva esclusivamente dalle necessità finanziarie del Consorzio di Bonifica. Ha poco a che vedere con la sollecitazione della Regione Lazio a scorporare le zone urbanizzate, non è supportata da criteri tecnici univoci e trasparenti, è una "toppa" che non affronta il problema reale. È un'operazione "politica" che mira a guadagnare tempo rispetto alle disposizioni di Legge, tenta di frantumare e contenere la protesta popolare, consolida vantaggi per la contribuenza agricola a scapito di quella urbana, cerca di creare le condizioni per rendere inevitabile un finanziamento pubblico che garantisca la sopravvivenza del "vecchio modello" di gestione consortile.
L'intervista pubblicata il 27/1/99 dal Giornale di Ostia ne è la controprova immediata. Il Consorzio di Bonifica non ha provveduto all'esclusione delle aree urbanizzate come richiede la Legge. Ha invece scelto di "avanzare una proposta" lasciando alla Regione la responsabilità della scelta. È stato così presentato al CdA un pacchetto di scorpori che era più dilatato di quello poi ufficializzato e che comprendeva tra l'altro anche Acilia. Un elenco che appariva largamente incompleto e che discriminava alcune zone (nelle stesse condizioni di quelle proposte per l'esclusione) senza alcuna motivazione tecnica. Alle eccezioni sorte nel CdA, è seguita l'approvazione per l'esclusione di un primo blocco di aree urbanizzate rinviando ad una successiva analisi la sorte delle altre.
L'individuazione di Acilia e di altre aree proposte per lo scorporo dal Consorzio, non appare in nessun documento consortile. Non è riportata nemmeno nei verbali del CdA, né in quelli del Comitato Esecutivo che aveva preparato la proposta complessiva originale. Questo per il semplice fatto che una "proposta tecnica di esclusione" comporta automaticamente il riconoscimento da parte del Consorzio dell'inesistenza di un beneficio diretto per quell'area e quindi afferma l'illegittimità dell'imposizione del tributo consortile. Con un simile documento tutti i ricorsi contro l'imposizione del tributo sarebbero inevitabilmente accolti da qualsiasi magistrato. Per la stessa ragione, il rendere pubblica la proposta di esclusione di Ostia prima della convalida regionale, diventa una forzatura nei confronti della stessa Regione Lazio che aveva invece sollecitato uno scorporo più vasto e più completo. Se non confermasse la proposta "limitata" del Consorzio aprirebbe, di fatto, la strada di un contenzioso sfavorevole visto che l'Ente "tecnico" ha già riconosciuto pubblicamente che per quest'area non esiste un beneficio diretto derivante dalle opere di bonifica. Le altre aree urbanizzate, per essere scorporate dovranno attendere che il Consorzio si veda garantite le risorse economiche corrispondenti a quelle derivanti dalle aree escludibili. Questa è al momento la conclusione più ovvia visto che anche l'applicazione del concetto di esclusione per quanti pagano già all'ACEA la quota per la depurazione e l'allontanamento delle acque, sembra destinato a slittare a tempi da stabilirsi.
Le buone notizie per i cittadini, sono un elemento molto discutibile. Ci sarà chi ride e chi piange, com'è sempre avvenuto con questo Consorzio di Bonifica. Infatti, l'esclusione dal tributo riguarda circa 10.000 persone in 8 località, le sole che pagavano per tutti in un territorio forte di oltre 100.000 potenziali contribuenti che nella quasi totalità non sono mai stati censiti dal Consorzio. Oggi si ripropone la stessa "tradizione". Si pescheranno 9.000 nuovi contribuenti (definiti unilateralmente "evasori") mentre altre decine di migliaia continueranno a dormire sonni economicamente tranquilli. Il tutto serve solo a coprire i famosi 9 miliardi del bilancio consortile destinati essenzialmente ai costi di funzionamento e ad interessi passivi. La trasparenza e l'equità contributiva continuano ad essere cose "….forse futuribili!?".
Ci sarà chi ride e chi piange anche perché da quest'anno il calcolo dei tributi cambia meccanismo e fa riferimento agli estimi catastali, come per l'ICI. Questo, più il combinato-disposto dell'arretratezza e dell'imprecisione dei dati, sia del Catasto Urbano che del Catasto Consortile, provocherà inevitabilmente un piccolo terremoto nella definizione delle cartelle esattoriali che riceveremo. Nonostante la versione ufficiale "rosea e ottimistica" del Consorzio di Bonifica, è probabile che molti tra i vecchi contribuenti con la cartella delle tasse avranno sorprese: chi buone e chi cattive, una specie di lotteria! Il risultato finale sarà che ai Contribuenti Urbani (solo quelli censiti dal Consorzio) sarà imposto di pagare oltre l'85% dei 9 miliardi richiesti e consentito di conservare i loro 3 seggi consortili sui 15 del CdA. Questo mentre la contribuenza agricola si accollerà meno del 15% dell'onere ma ben 12 dei 15 consiglieri in CdA.
La valutazione complessiva di questa operazione non può che essere negativa. È la conferma di una gestione di questo Consorzio perennemente tenuta in mezzo al guado, tra la conservazione dei vecchi privilegi agrari e il timore di affrontare l'evoluzione per trasformarsi in un'entità efficace, realmente utile per il territorio e per i cittadini. Una situazione che paradossalmente trova il suo punto di forza nello squilibrio finanziario. Un'esposizione di oltre 20 miliardi che non potrebbe essere riassorbita dalla Regione Lazio senza preoccupanti contraccolpi negativi, viene gestita dal Consorzio come un'assicurazione sulla propria immutabilità (tanto gli interessi li pagano i consorziati!!).
In questo quadro, l'esclusione di Ostia e di alcune altre località assume quasi il senso di una distribuzione gratuita di "caramelle".
Certo non ha le caratteristiche di una reale opera di revisione e di adeguamento della contribuzione territoriale coerente con la Legge Regionale.
Il lato destro di via di Acilia continuerà a pagare mentre quello sinistro è esentato. Così come sono esentati gli stabilimenti balneari di Ostia pur in presenza di un investimento di svariati miliardi per il disinquinamento del canale dei Pescatori e quindi la balneabilità delle spiagge.
Non è concesso conoscere quali siano i criteri che definiscono il beneficio reale apportato dal Consorzio, e questi esempi (alcuni tra i molti) certo non aiutano a capire.
Non ci resta che continuare a "pagare e aspettare", rallegrandosi che "comunque" qualcuno nel frattempo ne sia finalmente uscito.
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