

«Un popolo che non conosce la propria storia è limitato al presente dell’attuale generazione: perciò non comprende se stesso e il proprio presente; perché non può rapportarlo a un passato e spiegarlo in base a quello; né tanto meno può anticipare il futuro»; con queste parole si esprimeva nel 1818 Schopenhauer.
Ora, nella mia “storia passata” di studente è sempre stata presente una passione: la poesia di Giacomo Leopardi (passione che con il passare degli anni non si è per nulla sopita); nella mia “storia presente”, visto che sono un docente di filosofia e storia, mi compete di illustrare il pensiero di Arthur Schopenhauer, pensiero che tanta parte ha avuto, e ancora ha, in quel sentire contemporaneo che ha fatto del “mal di vivere” una delle sue cifre più rappresentative; l’unione di questi due momenti ha avuto luogo in un piccolo saggio di Francesco De Sanctis che, nel 1858, aveva già notato con molta acutezza quanta affinità ci fosse tra il pensiero di questi due grandi del secolo scorso.
Da qui l’analisi di tale saggio che risulta essere assai utile per gli studenti dell’ultimo anno del liceo visti i tanti legami interdisciplinari possibili; a loro, ed a chi ama capire il vero “senso dell’esistenza” (se senso esiste) è dedicato questo piccolo lavoro.
