ESERCIZI DI STILE
di Bianca Maria Carchidio
Si consideri una recente crisi di governo e la si riscriva mettendo in evidenza gli elementi ridicoli e strambi, cioe' la dimensione di commedia dentro cui si muovono protagonisti che si prendono troppo sul serio.
Io ne avevo fatti due, che ora vi sottopongo. Vi prego di tenere conto che erano stati scritti ai primi di ottobre, in piena crisi di governo.
E ora al lavoro: se volete svolgere l'esercizio, leggeteli dopo.
Avanti un altro!
Mi hanno detto che vogliono buttar giù il dottor Prodi. Mi sembra impossibile, così una brava persona, così a modo, così gentile, quando viene qui a farsi cucire un bottone chiede sempre come sta la famiglia, e l'artrosi, e mio marito col colesterolo, mica come quell'ordinario del Bossi, che per fortuna se ci manca un bottone non viene neanche a farselo attaccare, con tutte quelle giacche spiegazzate, che sanno di fritto alla mattina presto. Ah, di giacche io me ne intendo: prima di fare la sarta a Montecitorio (io qui a Roma ci sto bene, ma ho la nostalgia del mio paese, che è vicino a Lodi) lavoravo in una tellié per uomo. Poi mia cugina, che aveva un cognato che faceva l'usciere, mi ha detto che al parlamento cercavano una sarta finita, così nel '86 ho preso la mia valigina, e adesso sono qua io a aggiustare la roba degli onorevoli, e ho sotto anche due lavoranti. Però non me lo credevo che il dottor Bertinotti, così distinto, così fine, ci faceva la brutta al governo. A me mi piace, perché mi da sempre del lei, e oltre a tutto è ordinato; e quelle sue giacche marroncine, con le finte toppe che sembra più giovane, e le camice a quadretti? Poi la erre moscia è fascinosa. Certe volte, mentre che le donne ci stirano la giacca, ci offro un cafferino. Non è mica superbo, lui: ce lo beviamo insieme, seduti sul sofà dello stanzino - ho comprato apposta le chicchere di porcellana, perché non ci piacciono i bicchieri di carta. Anche il Cavaliere è sempre elegante, ma mica si fa aggiustare la roba da me, quello. Mai entrato, qui. Si vede che sarà la signora Veronica che ce li attacca, i bottoni. Tanto fa la casalinga, potrà curare anche al marito. Forse andrà avanti e indietro per stirargli i panni, chi lo sa? Certo che tenere in ordine due case, ce n'avrà di lavoro, povera donna anche lei, coi bambini piccoli e tutto. Invece il dottor Prodi ci viene spesso: è che ha un po' di stomaco, e gli salta sempre il bottone dei pantaloni, anche se porta la panciera. E' perché ci piace mangiare, e qui a Roma si mangia forte: mangiano tutti, eccome! Il dottor D'Alema, per esempio, così magro come uno stecco, non si direbbe quanto mangia pure lui! Si vede che è un falso magro! Anche il dottor Fini è magrolino, e per di più è un bell'uomo, distinto, col doppiopetto - ci sta bene perché è alto - ha il portamento. E le sue belle cravattine reggimental? Dev'essere un signore pure lui. Ma lo sapete che cià i bottoni d'oro vero? Una volta ne aveva perso uno… Madonna Santa! E' successo un finimondo! Le lavoranti che piangevano, io che piangevo, ho anche detto che ce lo ripagavo. Poi l'ha trovato: era in macchina. Meno male! Ma cosa stavo dicendo? Ah, si, le cravatte…certi sono vanitosi, e se le cambiano tutti i giorni. Il Cavaliere no, lui ce n'ha solo una: quella blu coi puntini. Le cravatte del dottor Prodi, invece, sono un po' troppo grandi, con quel nodo largo come usava la moda di prima; tante volte me le porta qui a smacchiare, perché se le spadella di sugo. Sembra i fularini che aveva su la signorina Pivetti. Peccato che l'hanno mandata via, anche lei era così buona, così di chiesa: una ragazza seria, all'antica. Sempre il taiorino, la sua brava camicina di seta, mai un orlo fuori posto, mai una scorlera nelle calze. Mica come sua sorella, che si mette in mostra alla televisione. Peccato che le deputatesse sono poche, e si arrangiano come possono. La signora Ombretta Colli, per esempio, si fa i vestiti da sola. Ha le mani d'oro, quella donna li'. Si vede che il marito non ci dà i soldi, essì che fa il cantante. Invece la Rosy Bindi li prende dalla Caritas, e poi se li fa mettere a posto dalla sottoscritta. Devo allargagli sempre tutto perché è forte di petto.
Mah, chissà chi arriverà, adesso! E' da nove anni che sono in questo posto, ma non mi sono ancora abituata al dialetto di qui: io non li capisco i romani. Vanno e vengono, stanno pochi mesi, e poi, avanti un altro!
Ottobre 1997
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Il discorso di D'Alema sulla caduta del governo
Amici, italiani, compagni, prestatemi i vostri orecchi. Io vengo a seppellire il Governo, non a dirne l'elogio. Il male che i governi fanno, vive dopo di loro, il bene è spesso sotterrato con i loro decreti.
Il nobile Bertinotti vi ha detto che la finanziaria era antisociale. Se così fosse, era una grave colpa, e gravemente l'esecutivo l'ha espiata. Qui, col permesso di Bertinotti, e del Polo - perché Bertinotti è un uomo d'onore, e tali son tutti, tutti uomini d'onore - io vengo a parlare alla chiusura delle Camere, poiché Prodi ha rimesso il mandato nelle mani del Capo dello Stato.
La maggioranza ha ceduto, essa era stata concordata con l'appoggio di Rifondazione, ma Bertinotti dice che le pensioni non si toccano, e Bertinotti è un uomo d'onore.
Il governo ha promosso la ripresa economica, con gli incentivi per la vendita delle auto, con gli aiuti per favorire lo sviluppo e l'occupazione, con le misure necessarie per entrare in Europa. Parve questo un atto antisociale? Quando, a causa dell'aumento della tassazione, i poveri hanno pianto, l'esecutivo ha pianto: un programma antisociale dovrebbe essere fatto di stoffa più dura; pure Bertinotti dice che era antisociale, e Bertinotti è un uomo d'onore. Vedeste tutti che l'inflazione si è abbassata all'1,4 programmato. Io non parlo per confutare le parole di Bertinotti, ma sono qui per dire quello che so. Voi tutti l'avevate votato, una volta, non senza causa. Quale causa vi trattiene ora dal rinnovarlo? O Discernimento, tu ti sei rifugiato tra le bestie brute della Lega, e gli uomini hanno perso la ragione.
(Dai banchi leghisti si alza un applauso. D'Alema li invita alla calma con un gesto delle mani.)
Ancora ieri la parola di Prodi avrebbe potuto levarsi contro la secessione. O signori, se io volessi istigare i vostri cuori alla rivolta ed al furore, farei torto a Bertinotti, e torto a Berlusconi e Fini, i quali, sapete tutti, come Andreotti sono uomini d'onore. Io non faro' torto a loro, preferisco far torto al governo, far torto a me stesso e a voi, piuttosto che fare torto a uomini così rispettabili.
Ma c'è qui una nuova bozza della finanziaria, era pronta per essere ripresentata.
Se i colleghi parlamentari udissero soltanto questi emendamenti, che, perdonatemi, non intendo leggere, tutti correrebbero a votare per il caduto governo Prodi.
(Subbuglio in aula: da tutte le parti arrivano incitazioni a leggere)
Abbiate pazienza, colleghi, io non debbo leggerli, non è opportuno che sappiate degli aumenti all'indennità parlamentare, delle facilitazioni fiscali per i congiunti (fino alla terza generazione) dei capigruppo, sottosegretari e portaborse… I tagli alla spesa pubblica sarebbero ben ricompensati con una diminuzione del 20% alla tassa sui cani.
(tumulto in aula, molti si alzano per applaudire, scandiscono <emendamenti… emendamenti…>)
Il governo Prodi cadde. Oh, quale caduta fu quella, compagni parlamentari!
Ma, buoni amici, non lasciatevi trasportare dalle mie parole. Coloro che hanno commesso quest'azione sono uomini d'onore. Quali privati rancori li abbiano spinti a commetterla, ahimè io non so. Sono saggi e rispettabili, e senza dubbio vi risponderebbero con il Welfare.
Questo era un governo! Quando ne verrà un altro uguale?
(Si allontana dal microfono, tra la confusione generale. I commessi non riescono a ripristinare l'ordine in aula.)
Ed ora che operi. Maleficio, ormai sei in cammino; prendi il corso che vuoi.
Ottobre 97