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[LaRedO]
La Redazione dell'Opificio

Il cerchio si chiude: i redattori si commentano tra loro...

di M.A.T.


...dopo questo dovro' lasciare la citta'. Pazienza il mio cavallo sa dove portarmi.
Scrisse MAT al direttore come accompagnamento alle sue recensioni...

Colpi di tosse di Filo Sganga

Premessa.
Non posso criticare Filo.
Come potrei? Non e' sempre comprensibile l'opera degli artisti. Va solamente interpretata ed assimilata. Non e' forse vero che Ligabue vendeva i suoi quadri per un piatto di minestra?

-Cosa c'entrano i quadri?
-Qui non siamo su it.arti.pittura? Lo so.

Eppure Colpi di tosse e' in un certo senso un quadro. Filo vede qualcosa nel suo quadro. Io non posso vedere neanche l'ombra di quello che vede lui. Posso pero' immaginare. E' l'unica cosa che so fare.
Fine premessa

Ed ora limiamo il naso al David:

Non sa cosa farci il povero tizio
con la nuova bambola in lattice sfizio.
La volta, rivolta, la guarda perplesso,
l'osserva dubbioso e mormora "E adesso?".
Prepara il reclamo alla ditta : "Buffoni!
Vi siete scordati manuale e istruzioni!"

Questo e' nel pieno stile di Filo. Niente da dire, secondo me e' stata la molla che ha fatto partire tutto il resto diviso in scompartimenti come un treno. (Probabilmente dopo una fugace visita ad IBXE eh! eh!).


Seduto sulla riva del fiume, mentre aspettavo di
veder passare il cadavere del mio nemico, sono
stato circondato dagli amici del mio nemico.
Vista la corrente, non credo che lui aspettera' molto.

Secondo scompartimento. Cambia completamente l'umanita' che gli appartiene. L'ho riletto diverse volte ed ogni volta cambiavano i personaggi. Scusatemi se oso ma questo vorrei paragonarlo al Baricco di Oceano Mare (libro indimenticabile).
Non me ne voglia Filo. Lo consideri quello che vuole, complimento o insulto.


Aveva una malattia molto contagiosa.
Si trasmetteva anche via segreteria telefonica.

Probabilmente Filo e' rimasto sorpreso dalla profondita' di quello che aveva scritto nel secondo scomparto. Quindi per non illudersi o per non credere di aver venduto un capolavoro per un piatto di minestra, ha deciso di disegnare sconcezze.


Scusi, sa mica se oggi c'e' uno sciopero
dei cadaveri dei nemici? Sa com'e', e' un pezzo
che aspetto...

Peccato.
Nella mia mente, il cadavere galleggiante del nemico, aveva un'uniforme da guerra d'indipendenza, scegliete voi di quale paese, ma non dopo il milleottocentosessanta. Quindi la parola 'sciopero' la sento anacronisticamente (urgh!) fastidiosa.


Nella mia vita sono entrato a meta' del primo tempo.
Ancora non mi e' tutto molto chiaro...

Fantastico.
In questo scompartimento tutto e' a mezz'aria.
Primo tempo di una partita di calcio? Di un film? Cosa non e' chiaro? La trama? Lo schema?
Semplicemente fantastico. Una nebbia che lascia intravedere le ombre.
So che e' qui da qualche parte ma non sono sicuro chi sia...


Eh, signora mia, quelli erano tempi! Quando
i cadaveri dei nemici arrivavano in orario...

A questo punto (vagone postale?) sorge un dubbio. Il nemico e' davvero morto?
Non ne sono molto sicuro.
Quale signora vi chiedete?
Ma e' ovvio: la morte.


La speranza e' l'ultima a morire.
Cosi', non sapremo mai se puzza.

Siamo arrivati in fondo, si intravedono le rotaie che corrono come i fotogrammi di una pellicola.
Ecco e' questa l'essenza di questa opera. Un cortometraggio. Un flash. Solo per pensare.
Il bagno e' in fondo al treno. Dove ci sono piu' scossoni ed e' difficile non farla fuori.
Purtroppo il bagno e' chiuso e quindi non posso entrare a nascondermi ma almeno non si sente la puzza.
Il treno rallenta, posso saltare...
Ma la prossima volta il biglietto lo compro.

Saluti,

MAT



Una sera d'inverno di Elvio Cipollone

Questa e' una puntata di un romanzo. Non ho letto le precedenti o almeno non le ricordo (la mia memoria e' bizzarra ma questo e' un'altro argomento). Mi dispiace ma faccio una fatica enorme a leggere questo testo. Alcuni errori di forma e troppi giri di parole lo rendono tremendamente pesante. L'impressione che ho e' quella di una storia difficile da portare avanti.
Anzi voglio dirla tutta.
Sento che l'autore ha voglia di scrivere ma nello stesso tempo ha fretta di farci leggere cio' che ha composto. Forse pensa che se non pubblica le puntate seguenti sul newsgroup, il popolo di IAS credera' che e' un bugiardo venditore di fumo. Non e' cosi' ovviamente.

Ho preso una bruttissima decisione. Chiedo a tutti voi perdono. Se un giorno passate dalle parti di Ancona, venite a portare fiori freschi sulla mia tomba. Quello che sto per fare e' la cosa piu' esecrabile e meritevole di morte, qualunque tipo essa sia.

Riscrivo una parte del pezzo. Cosi' come lo vedo io.

Una sera d'inverno - n 6

Ero stato fidanzato una volta, avevo diciassette anni. Un amore di soli nove mesi. Una vita.
Nove mesi carichi di significati simbolici. Ho continuato ad amarla ancora, pur rendendomi conto che era ormai una lontana chimera. Ci univano solo le diversita'.
Ero proiettato alla conquista della Liberta'. Dagli obblighi. Dai comportamenti dettati dalle convenzioni sociali. Dalla schiavitu' delle proprie paure.
Liberta', liberta', liberta'...
Il '68 era lontano come una stella pronta ad esplodere.
Una frase sola tuonava nella mia mente.
"Uomo, tu che non sei ne' cielo ne' terra, ne' Dio ne' animale scolpisciti e plasmati secondo i tuoi ideali". Pico della Mirandola. Il mio maestro di vita.

Costruire con lei una vita. Fare tutto cio' che fosse sembrato bello.
Giustizia. Senza paura di essere condannati da nessuno al di fuori delle nostre anime.
Il sesso. Cercavo la spontaneita'. Baciarsi, accarezzarsi, guardarsi liberamente, gli occhi negli occhi.
Che illusione.
A diciassette anni ero troppo idealista, non comprendevo la realta'. Vincolata, dura e difficile da indirizzare, da plasmare secondo i nostri desideri. Semplicemente, non ci incontrammo.
Lei non aveva bisogno di questi miei aneliti, questi miei ideali folgoranti.
Quindici anni, lei.
Cercava la Regola, la Guida.
Anche un appuntamento, un pomeriggio da passare insieme. La formula dubitativa che io usavo. Chiedere il suo consenso, una sua proposta, la metteva in crisi. Lei avrebbe preferito dei modi piu' decisi. Fingeva.
.......

Un consiglio: dialoghi.
Non si puo' lasciare il lettore troppo tempo dentro la mente del protagonista.
Fa caldo la' dentro.

Ora vado a prendere il sapone, il cappio l'ho gia' fatto...

Saluti

MAT



Rinascita di Ombra

Ombra non finisce mai di stupirmi.
Cerca di nascondersi sotto la sua scorza dura ma trasparente. Lei non sa (o forse si?) che noi la vediamo lo stesso.

Posso dire che questo testo e' bello e mi e' piaciuto?

A dire il vero, come ha detto qualcuno (maledetta memoria), anche a me danno fastidio le insinuazioni della tecnologia nella letteratura. Sopratutto quella romantica.
Per fortuna in Rinascita tutto e' ironico e fiabesco nello stesso momento.

Quando parla dei vecchi racconti di IAS (non tutti comprenderanno ma che ci vuoi fare?), mi sembra di vedere una bambina che abbraccia il suo orsacchiotto consunto ma ancora morbido.

Mi sono sentito a casa, si.

Ma davvero c'e' un ciliegio nel prato dell'universita'?

Saluti

MAT



Il gabinetto di Filo Sganga

Non ho fatto il militare. Eccedenza alla leva.
Quindi tutto cio' che leggo sui militari, lo leggo con curiosita'. E' un mondo che non mi appartiene. Ma Filo e' sempre piu' mito che persona.
La premessa alla canzone e' bellissima. Per me, che non ho ricordi di camerata, sembra addirittura incredibile. Per tutti coloro che sono stati in servizio sara' sicuramente un pretesto per raccontare di nuovo di quel gavettone...

La canzone alla fine?
E' una cagata.
Appunto.

Saluti

MAT


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