La conoscenza della natura: il metodo e il meccanicismo
a.
Qualcuno, da capo, potrà domandare donde ho appreso quali sono le figure, grandezze e movimenti delle particelle di ogni corpo, molte delle quali ho qui determinate proprio come se le avessi viste, benché sia certo che non ho potuto percepirle con l'aiuto dei sensi, poiché confesso che esse non sono sensibili. Al che io rispondo che ho, innanzi tutto, considerato in generale tutte le nozioni chiare e distinte che possono essere nel nostro intelletto riguardo alle cose materiali, e che, non avendone trovate altre, se non quelle che abbiamo delle figure, delle grandezze e dei movimenti, e delle regole, secondo le quali queste tre cose possono essere diversificate l'una dall'altra, le quali regole sono i princìpi della geometria e delle meccaniche, ho giudicato che necessariamente bisognava che tutta la conoscenza che gli uomini possono avere della natura fosse tratta solo da quello; poiché tutte le altre nozioni che abbiamo delle cose sensibili, essendo confuse ed oscure, non possono servire a darci la conoscenza di nessuna cosa fuori di noi, ma piuttosto possono impedirla. In seguito di che, ho esaminato tutte le principali differenze, che possono trovarsi tra le figure, grandezze e movimenti dei diversi corpi, che solo per la loro piccolezza restano al disotto della sensibilità, e quali effetti sensibili possono essere prodotti dalle diverse maniere con cui essi si mescolano insieme. E in appresso, quando ho trovato simili effetti nei corpi che i nostri sensi percepiscono, ho pensato che essi avevano potuto essere così prodotti. Poi ho creduto che lo fossero stati senza alcun dubbio, quando mi è sembrato essere impossibile trovare in tutta l'estensione della natura nessun'altra causa capace di produrli.
b.
Al che l'esempio di molti corpi composti dall'artificio degli uomini mi ha molto servito: poiché non riconosco alcuna differenza tra le macchine che fanno gli artigiani e i diversi corpi che la natura sola compone, se non che gli effetti delle macchine non dipendono che dall'azione di certi tubi o molle o altri strumenti, che, dovendo avere qualche proporzione con le mani di quelli che li fanno, sono sempre sì grandi che le loro figure e movimenti si possono vedere, mentre che i tubi o molle che cagionano gli effetti dei corpi naturali sono ordinariamente troppo piccoli per essere percepiti dai nostri sensi. Ed è certo che tutte le regole delle meccaniche appartengono alla fisica, in modo che tutte le cose che sono artificiali sono con questo naturali. Poiché, per esempio, quando un orologio segna le ore per mezzo delle ruote di cui è fatto, questo non gli è meno naturale che ad un albero di produrre i suoi frutti. Ecco perché, nello stesso modo che un orologiaio, vedendo un orologio che egli non ha fatto, può ordinariamente giudicare, da alcune delle sue parti che egli vede, quali sono tutte le altre che non vede, così, considerando gli effetti e le parti sensibili dei corpi naturali, ho cercato di conoscere quali debbono essere quelle delle loro parti che non sono sensibili.
I principi della filosofia, Parte quarta, § 203, in Opere, vol. II, pp. 364-365.