Non rimpiangete
i tempi trascorsi di registi come Alfred Hitchcock quando andate a vedere
questo strano film di John Woo. Già perché storie più
o meno intricate, supportate da un minimo di effetti speciali diventavano
nelle mani di alcuni registi come Hitchcock dei veri capolavori e,
in seguito, dei classici del cinema internazionale. Face Off non avrà
questo destino. E non perché non sia interessantissima una storia
inverosimile in cui un agente dell’ FBI per fermare il piano terroristico
del suo nemico più mortale, è costretto ad assumerne le sembianze
tramite una complicata operazione chirurgica che consente di asportare
il volto di una persona per “incollarlo” su quello di un’altra, mentre
la voce viene modificata da un piccolo microfono inserito a livello delle
corde vocali. Il tempo di Hitchcock, ma anche di altri registi a noi più
vicini è finito perché oggi nessuno avrebbe mai pensato a
girare Face Off come un thriller, rendendolo bensì un film d’azione.
Questo è stato il grave errore che inficiando la tensione per ottenere
in cambio delle sparatorie a buon mercato e facili (nonché ritrite)
emozioni, è riuscito a trasformare un possibile capolavoro del thriller
in un action movie assai vicino a un soft horror, diretto da quel volpone
del cinema d’azione di Hong Kong che è John Woo.
Lungo (due ore e venti, ma prima dei tagli finali durava venticinque
minuti in più), il film è tirato su da un’interpretazione
magistrale di John Travolta e di Nicolas Cage abilissimi a fare il verso
l’uno dell’altro. Una recitazione del tutto eccezionale intarsiata in una
cornice di ottimi comprimari come Joan Allen, Gina Gershon e Dominique
Swain, la prossima Lolita. Un bel film insomma che avrebbe potuto essere
un vero e proprio capolavoro, pieno di virtuosismi del regista (dallo stop
motion all’utilizzo a tutto campo di musiche e suoni ) e - soprattutto
- girato con in mente i film di Sergio Leone e di Sam Peckinpah. In modo
da fare dello scontro tra i due attori una vera e propria sfida epica quanto
basta, ma anche a causa di dialoghi scontati e assai futili mai davvero
“classica” nel senso più cinematografico del termine.
Contact
Jodie Foster - Matthew McConaughey - James Woods - Angela Bassett Sceneggiatura
James V. Hart & Michael Goldenberg, tratta dal romanzo di Carl Sagan
Regia Robert Zemeckis Anno di produzione 1997 Distribuzione
Warner Bros. Durata 2 ore e 30 minuti.
È un insolito film di fantascienza quello che ci viene proposto
da Robert Zemeckis.
Un film in cui non è tanto il vero contatto con gli alieni del
sistema stellare di Vega a costituire il nodo centrale della pellicola,
quanto piuttosto la grande capacità di Jodie Foster nei panni dell’astronoma
Ellie Arroway di andare contro le opinioni delle persone per dimostrare
la bontà delle proprie idee. Contact è un film scientifico,
non fantascientifico, anche se è l’elemento di fantasia a portarci
in un mondo di sogno e di magia come quello costituito dal contato con
alieni lontani, pacifici e assai avanzati tecnologicamente, eppure sembra
inaugurare un nuovo filone di film fantascientifici più vicini a
Star Trek che ad altre famose pellicole del genere.
Un cast di bravi attori costituito dal nuovo bello di Hollywood, Matthew
McCounaghey, da Angela Bassett (già apprezzata in Strange Days)
e da un insopportabilmente antipatico (per motivi di copione) James Woods
fa da spalla a una Jodie Foster veramente brava a proporre se stessa nel
ruolo di una scienziata scettica e al tempo stesso appassionata, sebbene
incapace di lasciare venire fuori le proprie emozioni.
Una regia attenta e misurata quella di Robert Zemeckis, capace di sfruttare
gli effetti speciali solo ai fini di raccontare la storia e non per il
gusto di sprecare qualche milione di dollari è la vera forza di
questa pellicola che - sebbene molto lunga - trascorre in un soffio. Certo
le avventure della dottoressa Arroway, qualche volta hanno delle ricadute
di tono mielose e un po’ noiose, ma questi sono solo peccati veniali di
fronte a un film così profondo e intelligente, capace di costringerci
a pensare, a sognare e a sperare inseguendo i sogni di pace, ricerca e
fratellanza universale della dottoressa Arroway.
Marco Spagnoli
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