CINEMA

Relazioni intime (Intimate relations) Julie Walters, Rupert Graves, Matthew Walker, Laura Sadler Sceneggiatura e Regia Philip Goodhew Anno di produzione 1995 Distribuzione Fox

Relazioni intime è ispirato da un fatto di cronaca realmente accaduto nella Gran Bretagna degli anni cinquanta. Affermato attore, regista e produttore teatrale Philip Goodhew dice : “Per il mio esordio cinematografico volevo adattare una storia vera perché sapevo che mostrandola al pubblico, qualcuno avrebbe detto che non era possibile. Invece, è tutto vero al 99%. Il riserbo dei giornali nel menzionare il sesso è l’elemento da cui deriva il titolo : l’aspetto sessuale veniva sempre definito come una “relazione intima”. Ero del tutto affascinato dall’utilizzo di parole inadeguate e di frasi a effetto per nascondere emozioni, fregiandosi di luoghi comuni del tipo “meno sappiamo meglio è...” Nel 1954 i coniugi Beasley conducono la loro vita tranquilla in una sonnolenta cittadina della provincia inglese, in un quadretto apparentemente perfetto. Quando, però, Marjorie (Julie Walters) decide di accogliere un inquilino per fronteggiare meglio le spese, ecco che il suo spirito di “virtuosa dell’aspirapolvere” e di “campionessa delle faccende di casa” sembra incrinarsi. Harold Guppy (Rupert Graves) diventa per la matura signora una specie di ossessione erotica e con lui decide di saziare quelle voglie che un marito invalido non può più soddisfare. “Nessuno vuole ascoltare la verità...la verità spaventa tutti.” Pronunciando queste parole Marjorie, la matura borghese perbenista, scivola definitivamente in un baratro dal quale non può esserci un distacco men che cruento, rifiutando l’ultima possibilità di troncare una relazione che la porterà alla distruzione. Relazioni intime è una bella e angosciante black comedy dal gusto tipicamente inglese per il cinismo caustico e dissacrante con cui viene fatta a pezzi l’immagine del puritanesimo perbenista della Gran Bretagna dell’immediato dopoguerra. Una storia vera, raccontata con gusto e ironia e che però ispira ribrezzo : Una moglie che fa degli ottimi sandwich e che prepara sempre una cioccolata per il “povero marito” invalido, non esitando - però - a tradirlo, salvo poi redarguire una sua collega di lavoro con un sermone sulla “moralità e il contegno di una signora”. Una madre pudica a tal punto da non essere capace di spiegare alla figlia tredicenne come si usano i tamponi per le mestruazioni, ma che le permette di assistere ai suoi rapporti sessuali con l’affittuario. Una donna “risparmiosa” e capace di scialacquare tutto per trattenere il suo amante. Un film ricco di humour e per questo ancora più tragico. Harold, un ottimo Rupert Graves (Maurice, Il danno, Camera con vista) che aveva fatto di tutto per dimenticare il riformatorio e gli anni di lontananza come marinaio, nel trovare una famiglia che lo accoglie e lo fagocita, si schianta contro un muro di perbenismo di un’epoca in cui l’adulterio è un reato e in cui la facciata è più di tutto...è la verità. Quella stessa verità che sconvolge e incute terrore, quella sottile e impalpabile commistione di voci e insinuazioni fatta ai parchi o nei pubs e che, però, viene sempre taciuta.

Innamorati cronici (Addicted to love) Meg Ryan - Matthew Broderick - Kelly Preston - Tcheky Karyo Sceneggiatura Robert Gordon Regia Griffin Dunne Anno di produzione 1997 Distribuzione Warner Bros.

E’ una deliziosa commedia romantica quella che ci viene proposta da Griffin Dunne, regista esordiente sul grande schermo e noto al pubblico per avere interpretato Who’s that girl? di James Foley al fianco di Madonna. Recitata da bravi attori cui una solida esperienza teatrale facilita il compito di portare avanti dialoghi esilaranti e mai sottotono come Matthew Broderick (Wargames, Il rompiscatole) e Tchecky Karyo (Goldeneye, L’orso, 1492) da una simpatica e affascinante Meg Ryan (Harry ti presento Sally, Restoration) da un’attrice bella e sensuale come Kelly Preston (Jerry Maguire), Innamorati cronici e’ una pellicola ironica che riflette sull’amore e sulla sua mutevolezza. Si puo’amare un pochettino, ci si puo’ divertire, si puo’ amare follemente o in maniera distratta da altro, eppure le conseguenze dell’arrivo e della partenza dell’amore sono sempre disastrose e esplosive nella vita di tutti. Sam (Matthew Broderick) astronomo di una cittadina del Midwest, e’ un tipo ingenuo e sentimentale. Maggie (Meg Ryan) fotografa e artista alternativa, e’ una donna cinica e sofisticata. L’unica cosa che hanno in comune e’ il pensiero ossessivo che li lega ai rispettivi ex-amanti che li hanno piantati da poco per vivere insieme in un romantico appartamento a Soho, nel cuore di New York. Sam farebbe di tutto pur di riconquistare Linda (Kelly Preston) suo unico amore dai tempi dell’infanzia. Maggie farebbe qualsiasi cosa pur di vendicarsi di Anton (Tcheky Karyo) affascinante amante francese, proprietario di un ristorante. Cosi’ mentre Linda e Anton, assolutamente ignari, continuano la loro love-story, nell’appartamento di fronte, Sam e Maggie incominciano a spiarli e a seguire ogni singolo movimento e ogni singola parola dei loro ex, grazie a sofisticate apparecchiature video e audio. Ma il loro diabolico piano di vendetta ha delle contorindicazioni e quando si e’ innamorati puo’ accadere di tutto... Innamorati cronici e’ indubbiamente una commedia newyorkese, recitata da bravi attori capaci di portare al limite estremo l’ironia e la comicità delle situazioni, ma anche attenti a toccare le corde più intime degli spettatori con sguardi e espressioni del viso e del corpo, commoventi al limite del seducente. La regia di Griffin Dunne e’ vagamente “retro’ “, ma non per questo non intensa o inessenziale. Dunne, infatti, riesce a sfruttare, valorizzando al massimo le capacita’ individuali del suo ottimo cast, spingendo al limite del melenso (senza mai - pero’ - travalicarlo) Meg Ryan e Matthew Broderick. Un bel film davvero, che negli USA ha fatto sfracelli al botteghino e che racconta una storia semplice, forse, scontata e forse ancora prevedbilie sin dall’inizio, ma non per questo non originale nel modo in cui viene raccontata.

Marco Spagnoli

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