Noi politeisti pangermanici, noi assetati di ordine e pulizia, non ci poniamo dunque né tra i puritani che vediamo come tristi eunuchi, né tanto meno tra i dissoluti che reputiamo dei frustrati e dei deboli, per noi il corpo è un insostituibile mezzo per una progressiva comunione con gli Dei iperborei che sono dentro e fuori di noi e dei quali siamo alfieri.
Avvicinarsi al "Priapo" nordico, il Dio che soleva cavalcare in cielo in groppa al dorato cinghiale Gullinbursti, illuminando la scena del suo fausto passaggio, può essere sicuramente molto appassionante oltreché doveroso per dei veri Ásatrúar radicali !
Nell’antichità questo fondamentale culto prosperava , specialmente in Svezia (...guardacaso !) tra coloro che svolgevano una vita agreste in relazione con gli incontaminati ed essenziali quattro elementi, in quelle lande così belle e così biologicamente selettive , ad Uppsala, venivano erette statue a Freyr, qui chiamato "Fricco", dotate di enormi falli eretti, in questi sacri luoghi le ragazze si recavano numerose per praticare questo amorale e gioioso culto a base di estremismi sessuali, che oggigiorno verrebbero aborriti dalla gente ordinaria o fraintesi dai degenerati, all’opposto, i popoli arcaici in questione, con questi metodi giungevano a provocare dei radicali mutamenti del loro senso dell’essere, venendo cioè a conoscenza di realtà poste oltre i biechi confini del mondo materiale e fenomenico, trascendendo il corpo fisico attraverso particolari tipologie di trance sessuali, verso i mondi sottili dello spirito.
Di queste celebrazioni la principale si svolgeva al Solstizio d’Inverno ( Jól), durante questo Fröblót, venivano sacrificati numerosi animali sacri al Dio, come cavalli, cinghiali e cervi, dei quali ne veniva poi sparso il caldo sangue sulla terra per propiziare i vitali raccolti.
I Vani sono pacifici ed hanno caratteristiche guerriere secondarie . Forse per questo da molti sono sottovalutati, ignorando ingenuamente la via dell’Amore sacro ( sentimento superiore che ha poco da spartire con l’Amore Universale non spontaneo e forzato, quindi ipocrita, propinato dalle varie sette new-age e compagnia, che invece diffondono caos e oscurità su tutto ciò che è tipicità e tradizione.
Personalmente interpreto l’integrazione dei vani ad Asgard come l’avvenuta fusione genetica e culturale, tra i mitici Indo-arî e le genti autoctone dei paesi da loro civilizzati.
A questo punto mi prendo la responsabilità di una opportuna, breve, lettura interpretativa della saga di Freyr che narra del complicato rapporto con una bella gigantessa che si permette sdi sottovalutare le proposte d’amore del Vano, il quale pur di averla cede malauguratamente la sua spada, che sarà invece indispensabile per il Ragnarøkkr .
Qui l’avvenente gigantessa può significare la forza seduttiva del volgare, del basso, del meramente biologico ; la spada invece simboleggia l’essenza della virilità che deve servire solo l’Alto ed il Nobile, così da potenziare il Megin dell’individuo , e non che non deve indebolirlo praticando rapporti volti solo allo scaricamento di tensioni interiori.
Quest’intima considerazione su di un approccio di tipo interiore ai rapporti sessuali, faccio notare che - tra i popoli del Sud - questo è un vanto ( d’esportazione - sic !-), i latini infatti tendono a vedere nella classica "chiavata" il massimo obbiettivo di un maschio, ma non aggiungo altro.
Per chi infine vorrebbe relazionarsi al Potente Freyr
in un contesto più quotidiano, e non se la sentisse o non potesse
nemmeno sperimentare la trascendenza attraverso la sessualità, suggerisco
di recarsi all’alba in un luogo naturale e partecipare a quello spettacolo
di vita che, per gli antichi Indoeuropei, era considerato la sublimazione
della loro spiritualità : l’oscurità squarciata dai raggi
solari !
Heil Seiden Asen und Vanen auf alle Zeit !
Heil der Warheit des Hyperboreischen Vatan !
Osvaldo Vanini
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