BARUCH SPINOZA

(1632 - 1677)

 

 

 

L’interesse filosofico di Spinoza è soprattutto di carattere etico, quindi la sua ricerca è tesa a trovare quella verità che dia significato alla vita e non una verità di tipo scientifico. Il "vero" che interessa a Spinoza è quel vero che interessa più di ogni altro la vita umana: quel vero che si ricerca per poterne poi fruire e nella cui fruizione ha luogo il compimento e la perfezione dell’esistenza e la felicità.

Constatata la "vanità di tutte le cose", si va alla ricerca del "vero bene". Piacere, ricchezze ed onori, che originariamente sembrano essere le uniche cose certe, sono beni incerti per loro stessa natura: sono quindi "mali certi". "Certo" per natura è solo il bene a cui si mira, incerto è solo il modo di conseguirlo; fine della "ricerca" deve comunque essere la "pura gioia" che consiste nell’ "amore di ciò che è eterno ed infinito". Piaceri, ricchezze ed onori non sono "fini", ma "mezzi", ossia strumenti necessari per vivere in funzione di un superiore obiettivo: il "bene supremo". Il "Bene supremo" consiste in quel "legame che unisce intimamente la mente con la natura tutta".

 

"Ethica"

L’opera più importante di Spinoza, "Ethica" [Spinoza, "Ethica", in Sofia V. Rovighi, "Storia della filosofia moderna"], ed. La Scuola, Bs 1981, pp. 193 - 228, porta un sottotitolo molto interessante: "ordine geometrico demonstrata". La ragione di ciò consiste nel fatto che viene adottato, in modo estremamente rigoroso, il metodo geometrico (definizioni, assiomi, proposizioni, dimostrazioni, delucidazioni, ecc.) e ciò viene fatto per due motivi principali:

  1. perché i nessi che spiegano la realtà sono l’espressione di una necessità razionale assoluta: posto Dio ne consegue necessariamente che tutto è deducibile con rigore assoluto;
  2. perché tale metodo garantisce un maggior distacco emotivo che può quindi far raggiungere una maggiore obiettività.

 

Dio come "unica sostanza"

“Nella natura nulla c’è oltre la sostanza e le sue affezioni”

[cfr. a questo proposito Aristotele e la filosofia antica che parlavano di una molteplicità di sostanze gerarchicamente ordinate; Cartesio parlava di due "res"].

Esiste un’unica sostanza, Dio è l’unica sostanza. Sostanza è intesa da Spinoza come "causa sui", cioè come ciò che non ha bisogno di altro perché è causa di sé medesima.

"Intendo per Dio un essere assolutamente infinito, cioè una sostanza costituita da un’infinità di attributi, ciascuno dei quali esprime un’essenza eterna ed infinita".

Questa "sostanza-Dio" è libera nel senso che non è costretta da altri, ma non nel senso che può o non può creare: agisce quindi "per necessità" della sua stessa natura. Il Dio di Spinoza è un Dio privo di personalità, ossia non è dotato di volontà ed intelletto.

Tutta la realtà è Dio; la realtà altro non è che un "modo" dell’unica sostanza divina: tutto ciò che è non potrà che essere "modo" o "attributo" di Dio. Per questo motivo si può dire che Dio è causa immanente di tutte le cose, quindi tutte le cose derivano da Lui in modo necessario. Questa concezione ha due importanti conseguenze:

  1. la rigorosa necessità del tutto;
  2. la negazione di ogni finalità in quanto tutto è predeterminato da Dio; esiste quindi una "necessità universale".

 

Gli "attributi" di Dio

Per "attributo" si intende il costitutivo dell’essenza della sostanza. La sostanza, appunto perché è infinita ed inesauribile ricchezza di perfezione [non si deve dimenticare che l’unica sostanza esistente è Dio], si esprime, si manifesta e si attua in infiniti "attributi", ossia in infinite forme, in infiniti aspetti, ognuno dei quali la esprime totalmente; in questo senso si dice che sono "distinti", ma non "separati". Di tutti questi "attributi" che Dio possiede l’uomo ne può conoscere solo due:

  1. il pensiero - ovvero la capacità di pensare sé e l’altro da sé;
  2. l’estensione - questa è un "attributo" di Dio nel senso che Dio è tutta la realtà estesa, Dio stesso è realtà estesa non però nel senso che sia un "corpo", ma nel senso che è "res extensa" in quanto è "spazialità" [è fin troppo evidente, giunti sin qui, il parallelismo con le due "res" di Cartesio].

 

I "modi" degli "attributi" di Dio

Per "modo" non si intende altro se non una affezione della sostanza, cioè ciò che è in un altro. I "modi" dell’ "attributo" pensiero sono:

invece, i "modi" dell’ "attributo" estensione possono essere di due tipi:

È appena il caso di sottolineare come una tale concezione, per altro affascinante, vada incontro a varie aporie; ad esempio non si spiega mai come, nell’ambito dell’infinitudine divina, che si esplica in attributi infiniti, modificati da modificazioni infinite, sia potuto nascere un "finito"; oppure che differenza ontologica esista tra Dio e il mondo dato che quest’ultimo altro non è se non un "modo finito" concreto e materiale dell’unica sostanza esistente, Dio, di cui l’estensione altro non è se non un "attributo".

 

Dio e il mondo

Nel pensiero di Spinoza Dio altro non può essere se non la "natura naturans", cioè la causa immanente di tutta la realtà in quanto è "la" sostanza che possiede infiniti "attributi"; il mondo, invece, è la "natura naturata", cioè l’effetto, ovvero la necessaria conseguenza di Dio che si esplica attraverso i suoi "modi infiniti e finiti". La logica conseguenza di quanto ora affermato non può essere che questa: "Nulla esiste di contingente e quindi tutto è Dio", in quanto tutto altro non è se non una "manifestazione" di Dio. Il pensiero spinoziano quindi è una forma di panteismo; anche l’intelletto dell’uomo, la sua volontà e il suo amore non sono altro che un "modo" dell’"attributo" del pensiero divino.

 

"Ordo idearum" e "ordo rerum"

Arrivati a questo punto risulta ormai chiaro quanto segue:

corpi =

"modi" dell’"attributo" divino dell’estensione

pensieri =

"modi" dell’"attributo" del pensiero divino

L’idea, quindi, ha le sue radici nell’essenza di Dio, il Quale ha l’idea di sé e l’idea di tutte le cose che da Lui necessariamente procedono. L’ordine delle idee corre dunque parallelo all’ordine dei corpi: tutte le idee derivano da Dio, in quanto Dio è realtà pensante; analogamente, i corpi derivano da Dio, in quanto Dio è realtà estesa. Estensione e idea di estensione sono la medesima cosa; quindi conoscere significa apprendere una realtà e non solo idee, come era in Cartesio. Anzi il problema tipicamente cartesiano del rapporto sussistente tra l’idea e l’oggetto corrispondente non ha alcun senso per Spinoza in quanto ambedue sono Dio: viene così nettamente rifiutato il "dualismo gnoseologico".

Lo stesso avviene a livello antropologico: l’uomo è formato dall’anima più il corpo, ma tra mente e corpo vi è un rapporto di "parallelismo" perfetto [altro che ghiandola pineale!]. Se si vuol essere più precisi si può dire che l’uomo è un "modo" della "sostanza": ancor meglio un sinolo di due "modi finiti" della sostanza:

Non ha alcun senso chiedersi come le due interagiscono perché altro non sono che "manifestazioni" di una medesima realtà.

 

Gnoseologia

Se, come si è detto poco sopra, le idee hanno un corrispettivo certo nella realtà , ne consegue che le idee sono tutte oggettive. Non esistono quindi idee "false" o "vere", ma solo idee "adeguate" o "inadeguate" (quelle che mancano di conoscenza). È per questo motivo che non si può parlare di "generi" di conoscenza, ma solo di "gradi" di conoscenza: tali "gradi" sono indicati da Spinoza in numero di tre.

  1. Opinione e immaginazione - corrisponde alla conoscenza empirica sempre "confusa e vaga"; da tale conoscenza deriva l’idea di "contingenza" che altro non è se non un’illusione del molteplice.
  2. Conoscenza razionale - si basa su nozioni "comuni" (ad es.: quantità, forma, movimento) e serve per cogliere la catena delle cause e, soprattutto, comprenderne la loro "necessità". Tale conoscenza si può ritenere adeguata ed è di tipo "mediato" ( ad es.: la matematica).
  3. Conoscenza intuitiva - è la visione delle cose nel loro stesso procedere da Dio, è cioè la visione di tutte le cose nella stessa visione di Dio. È una conoscenza adeguata ed "immediata".

Le cose singole non possono essere conosciute senza Dio perché hanno Dio come loro causa; la mente umana, quindi, conosce adeguatamente e perfettamente l’essenza eterna ed infinita di Dio. Dio altro non è che l’ordine necessario di tutte le cose; quindi conoscerlo equivale a cogliere la "necessità" di tutte le cose in Lui. La conoscenza più adeguata e perfetta possibile della Verità avviene quando l’uomo acquisisce la coscienza del fatto che "tutto è necessario"; in questa concezione di tipo intellettualistico [si dice intellettualismo quella teoria che identifica l’intelletto con la volontà: cfr. ad es. Socrate] si ha chiaramente la negazione della libera volontà.

 

Conseguenze di tipo etico

La negazione della libertà di volere comporta alcune conseguenze a livello etico:

  1. noi operiamo solo diretti da Dio;
  2. tutto è necessario: bisogna quindi prendere con animo uguale tutto ciò che avviene;
  3. bisogna aiutare il prossimo lasciandosi guidare dalla ragione e non dal sentimento;
  4. bisogna educare alla libertà perché è bene.

Dal momento che tutto è necessario risulta chiaro che non ci può essere male in natura; il male è solo una conoscenza inadeguata del bene. Rimane comunque come punto fermo che bisogna agire solo guidati dalla ragione.

Nell’etica si distinguono vari momenti che poggiano sulla dottrina della conoscenza.

  1. Passioni - sono modificazioni del corpo che ne aumentano o ne diminuiscono la potenza di agire; a tale modificazione si aggiunge l’idea di tale modificazione: tutto ciò costituisce unità alla coscienza.
  2. Virtù - consistono nella conservazione e potenziamento del proprio essere; portano alla felicità che, proprio per questo, è considerata come il compimento delle virtù e quindi porta alla pienezza del proprio essere. La conoscenza è il Sommo Bene per l’uomo [è evidente il collegamento con la "conoscenza razionale" trattata nella gnoseologia]: ciò che un uomo "sa", tra l’altro, non è tolto agli altri uomini.
  3. Gioia - consiste nel sapere le cose in Dio, cioè sapere le cose in sé medesimi. È quella che Spinoza chiama l’ "Amor Dei Intellectualis" che consiste nell’avere la visione di tutte le cose sotto il segno della "necessità" (divina), cioè nell’accettare gioiosamente tutto ciò che accade in quanto dipendente dalla divina necessità [è evidente il collegamento con la "conoscenza intuitiva" trattata nella gnoseologia].

 

La religione

La religione è una conoscenza a livello immaginativo, non dà quindi conoscenza razionale, ma precetti di tipo morale. La religione positiva, tra cui Spinoza pone anche il cristianesimo, è necessaria per indurre gli uomini ad obbedire ai precetti morali, per costringerli perciò a seguire la ragione e non le passioni.

 

Lo stato

Lo Stato nasce per la necessità di un potere che costringa gli uomini ad osservare quei precetti che rendano possibile una convivenza umana; il suo fine è la libertà.

 


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