Dall’ idealismo fichtiano

all’idealismo schellinghiano


Il giovane Schelling assegna alla sua filosofia, e quindi, in ultima analisi, alla sua vita, un compito veramente titanico: abbandonare il punto di vista del finito per elevarsi al punto di vista dell’Assoluto. Chi fa filosofia, pur essendo un uomo finito, deve considerare tutto secondo il punto di vista di Dio. Nel fare ciò è ovunque evidente il senso di "nostalgia" dell’infinito e, a ben vedere, del pensiero di Spinoza: tutto ciò che è separato è uno nel fondamento. Del tutto nuovo appare perciò ora il problema della natura; evidente è anche la distanza che lo separa ormai da Fichte.

 

FICHTE

SCHELLING

  • Io puro = unica realtà

  • Assoluto = indifferentemente Natura o Spirito
  • Reciproca limitazione di Io e non-Io
  • Differenza di grado tra Natura e Spirito
  • Contemporaneità di Io e non-Io (il soggetto implica l’oggetto e viceversa)
  • La Natura precede lo Spirito
  • Non-Io = limite superato il quale l’Io empirico attua la propria libertà morale
  • Realtà autonoma della Natura non opposta allo Spirito (ha la stessa essenza, ma è un momento precedente, preparatorio)
  • Il contrasto tra Io e non-Io, superato nella sintesi, fonda la morale
  • L’equilibrio tra forza illimitata e limitante (attività reale e ideale) della Natura permette la produzione di una determinata forma naturale
  • Idealismo etico = scopo dell’attività dell’Io è il compimento di un dovere (si conquista la propria libertà tramite l’affermazione della propria autonomia col superamento di ogni ostacolo)
  • Idealismo estetico = l’arte è l’organo della filosofia, strumento atto a cogliere l’unita (finito-infinito) e l’identità dell’Assoluto
  • L’Assoluto è inaccessibile in sé (la filosofia non muove dall’Assoluto)
  • L’Assoluto è accessibile (si parte da esso)
  •  

    Oltre il dualismo…

    Schelling rimane legato alla prospettiva per la quale l’essere o è assolutamente fuori del pensiero, inconoscibile, o è quello del pensiero stesso; riconosciuta l’intrascendibilità del pensiero, non gli resta che porre il contenuto del pensiero come reale perché partecipante l’essere del pensare. L’esclusione della esternità della cosa alla coscienza trapassa però subito nell’affermazione che l’unica vera conoscenza immediata è quella riguardante l’Io sono.

    …nel dualismo

    Schelling mostra chiaramente di trattare l’Io ancora come esso doveva venire trattato nell’ambito del dualismo, come pensiero chiuso in se stesso sequestrato da ogni essere che non sia quello del pensiero stesso. Egli, dall’osservazione che l’essere fuori dal pensiero è contraddittorio, non sa trarre la conseguenza che il contenuto della coscienza, se si distingue dall’atto della coscienza stessa, è anch’esso reale ed è perciò l’essere. Nell’idealismo trascendentale solo l’Io è immediato, ma "trovo" il mediato, devo dunque ricondurre il mediato all’immediato.


    "Quel che Dante fece scrivere sulla porta dell’Inferno, deve essere scritto in un altro senso anche davanti all’ingresso della filosofia: ‘lasciate ogni speranza, voi ch’entrate’. Chi vuole veramente filosofare, dev’essere libero da ogni speranza, ogni desiderio, ogni nostalgia, non deve volere o sapere nulla, ma sentirsi semplice e povero, rinunciare a tutto per guadagnare tutto. È difficile questo passo, difficile come separarsi ancora dall’ultima riva".



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