Caso Sofri:
In quest’ultima stagione, durante la quale la natura dorme e si prepara al risveglio, sono germogliati nel mio cervello diversi dubbi; in particolare essi riguardano la fede, la verità, il diritto e la giustizia, dubbi sempreverdi.
Tutto riguarda la spinosa vicenda meglio conosciuta come “caso-Sofri”, legata nel tempo ad altri episodi bui dell’ultimo trentennio italiano e sulla quale, per avere un’opinione personale, è necessario risalire alle origini e tracciare una breve storia.
Prendiamo come crudo punto di partenza la maledetta strage di piazza Fontana, avvenuta il 12/12/1969 a Milano; la strage, di chiara matrice fascista, fu addossata inizialmente alla responsabilità dei gruppi extraparlamentari di sinistra e le indagini della questura milanese, che si accentarono sul circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, portarono il giorno stesso allo stato di fermo del ferroviere G. Pinelli, anarchico non-violento militante del medesimo. Durante uno dei numerosi interrogatori
(peraltro non verbalizzati ), avvenuti nell’ufficio del commissario Calabresi nei tre giorni in cui Pinelli fu trattenuto illegalmente, il sospettato volò via dal quarto piano della questura e morì. L’inchiesta d’ufficio (p.m. Caizzi) venne archiviata il 3/7/1970 come “morte accidentale”; il giovane giudice istruttore D’Ambrosio riaprì l’inchiesta nel settembre del
‘71 per poi chiuderla definitavamente il 27/10/1975, sentenziando che a causare l’incidente fosse stato un “malore attivo” del Pinelli, che sarebbe caduto giù da solo. Intanto, in un’imboscata sotto casa, il 17/5/1972 venne assassinato il
commissario Calabresi.
Cosa c’entra il professore dell’ Accademia delle Belle Arti di Firenze Adriano Sofri? In quegli anni egli era uno dei dirigenti del gruppo extra-parlamentare Lotta Continua che, tramite l’omonimo periodico, addossava al commissario la responsabilità della morte di Pinelli;quando costui morì e Marino, dopo 16 anni parlò, fu semplice credergli: Sofri incriminato come mandante, Bompressi, Pietrostefani e Marino come complici ed esecutori.
Da allora sono trascorsi 25 anni, i duri anni ‘70 hanno lasciato il posto ai favolosi anni ‘80 dei paninari e di Craxi; il “caso Pinelli”
(mistero) è stato seguito dal “caso Calabresi” (idem) che ora è stato rimpiazzato dal “caso Sofri”; da queste inchieste emergono tante zone d’ombra del passato e tanti dubbi del presente. Perchè? C’è una ragione, anzi più di una.
Fede- Il nostro sarà pure il paese dove ha sede il Vaticano, centro del cristianesimo, ma non esageriamo! Ma “come si può non credere” alle parole di Marino, nate dopo un lungo travaglio interiore che ha portato quest’uomo di Dio, cresciuto nei Salesiani, al profondo pentimento e all’attesa confessione dei propri ed altrui peccati?
Diritto- Portare una fede religiosa come elemento discriminante per la veridicità di un’affermazione è una pernacchia al diritto. Che stupido che sono! In tutti questi anni ho sempre creduto che nei processi si dovessero provare le colpe degli imputati e non invece che questi ultimi dovessero provare la loro innocenza.
Verità- Per giungere ad un incerto verdetto finale, arrivato 25 anni dopo l’omicidio Calabresi, si sono avuti sette gradi di giudizio contraddittori e si hanno come prove solo le parole del pentito ritardatario Marino (guarda caso l’unico per cui la pena è caduta in prescrizione), pronunciate dopo venti giorni di celesti colloqui con le forze dell’ordine e in contrasto con le
altre testimonianze per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti del 17/5/72, ma secondo la Cassazione si tratta di
ininfluenti e naturali dimenticanze. In poche parole, non vi è stato alcun riscontro probatorio delle affermazioni di Marino.
Per Sofri, Bompressi e Pietrostefani (rientrato da solo dalla Francia da dove non sarebbe mai stato estradato; dove
avrebbero potuto raggiungerlo gli altri due in questi brevi 25 anni; dove sono ancora esuli O.Scalzone e T.Negri), la
condanna a 22 anni, vista la loro matura età, equivale all’ergastolo.
Giustizia-Delude e crea interrogativi questa
sentenza non solo perchè giunge così tardi e in questo modo; non solo perchè arriva dopo quella Priebke (al quale un
tribunale militare
ha riconosciuto delle attenuanti) e insieme a quella che non trova alcun responsabile per il jet militare precipitato nel 90 che ha dato la morte a giovani studenti bolognesi; delude l’attuale giustizia perchè sembra aver bisogno sempre di un capro espiatorio e sembra fatta di tant pesi e tante misure. Una parte del mondo politico, di quello giudiziario, di quello culturale e della società civile si è schierata dalla parte dei tre condannati, vuole una giustizia più giusta e chiede la grazia per loro; lo fanno perchè loro non la
chiederebbero mai: la domanda di grazia equivale in un certo senso all’ammissione delle proprie responsabilità.
Il problema suscitato dalla vicenda Sofri viene posto dai mass-media nel modo errato che divide l’opinione pubblica in due fasce: colpevolista e innocentista; io non faccio parte di nessuna delle due, voglio solo che siano rispettati i sudati diritti degli uomini. La passività in proposito equivale al più gretto
menefreghismo. Comunque colpisce ed è da ammirare la coerenza (virtù rara oggi) e la fiducia dei tre nelle istituzioni, quelle stesse che volevano sovvertire in un recente passato.
In bocca al lupo Adriano, Ovidio e Giorgio.