di Gaetano Belverde
 
 
 
Arriviamo in tarda mattinata nel borgo dei pescatori di Marzamemi, l'atmosfera d'altri tempi che si respira in questo antico centro è stata magistralmente immortalata da Gabriele Salvatores nel film "sud". 
Le strade polverose e assolate, i muri scrostati da anni di salsedine che con un balzo salta sù schiumante dai vicini scogli. 
Il rumore del mare su tutto, padrone incontrastato e fonte inesauribile di sostentamento, porta aperta su un orizzonte turchese su cui si sono stagliate nei secoli sagome di navi cariche di Novità e di nuove civiltà. 
La brezza marina soffia sui panni grondanti appena stesi. 
Tra le minuscole vie del borgo si odono sfuggire dalle finestre accostate a sbarrare l'intensa luce Africana, i suoni della neociviltà industrializzata, la televisione. 
La piazza lastricata di nera pietra lavica ospita il museo della pesca, e numerosi locali in cui fermarsi per un ristoro con i piedi immersi nelle calme acque dello Ionio. 
 
photo: G.Leone

Il porto, le reti da pesca stese al sole, il rammendo degli strappi causati dagli scogli irritati dal continuo solletico. 
Ci sediamo in una taverna locale, la granita offerta ricca della proverbiale ospitalità propria del popolo abituato alle incursioni degli stranieri, ci dona ristoro. 
La musica si diffonde discretamente intorno miscelata al rumore delle onde, mentre le lenti scure, celano gli occhi gonfi del mancato riposo, immolato nelle calde notti estive al divertimento. 
Ti guardi intorno, non lontano uno soglio emerso e già colonizzato dagli intraprendenti indigeni, sostiene sospesa tra mare e cielo la casa rossa. 
 
La vecchia Tonnara di Portopalo     photo:L.Rubino
Le dune, figlie di quelle africane, i villaggi dei pescatori, le vecchie tonnare, accompagnano il mio errare per la costa.
Scendiamo ancora verso sud sino all'estremo lembo di terra di Sicilia che singhiozzando in un ultimo sperone sprofonda negli abissi marini tra le storiche colonne dove due mari si sposano in una danza senza fine, isola delle correnti. 
Onde dalla direzione inusuale si incontrano davanti ai tuoi occhi, ti bagni nelle acque spumeggianti di due mari che in questo preciso punto si conoscono. 
Ci riposiamo all'ombra di un tetto di canna dopo un banchetto con i frutti del pescoso mare antistante. 
Si sonnecchia cullati dal continuo ritorcersi del mare, con lo sguardo che si perde all'orizzonte. 
Lei sulla mia schiena, mi massaggia con unguenti antichi e naturali. 
Olio delle nostre campagne miscelato alla spumeggiante acqua marina, diffonde nella spiaggia un intenso profumo e protegge e nutre la nostra pelle arsa del sole cocente. 
Ma questa è un'altra storia,..uno sguardo al sole sfuggente e stanco, che si prepara per la sera, una breve tregua alla calura, l'aria si rinfresca, siamo già su Pegaso verso casa. 

 

 
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