![]() |
|
![]() di Gaetano Belverde |
La tregua Notturna sta oramai
per finire, il carro di Fetonte appare sonnecchiando all'orizzonte.
La brillante luce della nostra
stella inizia a scaldare le pietre dei Dammusi.
Per noi è arrivato il
tempo di partire, la colazione ci rinfranca della sua frescura, la granita
di mandorle accompagna il pane appena sfornato, tra chiacchiere e saluti
lasciamo in fretta i conoscenti al bar.
Abbiamo tanta strada davanti
a noi, raggiungeremo nel cuore della provincia Siracusana uno dei
posti più isolati e meravigliosamente selvaggi dell'intera isola.
Arriviamo al punto di accesso
della Cava Grande del Cassibile, un canyon scavato dal fiume nel corso
dei secoli nella tenera scorza di un tavolato calcareo sino alla profondità
di circa 300 metri.
In fondo al nostro sguardo,
meravigliose oasi verdi costellate da laghetti e cascate naturali.
Il pegno per bagnarsi nelle
fresche acque del fiume Cassibile?... una mezzora di scarpinata fortunatamente
in discesa (per il momento).
La natura selvatica ed il laghetto
in fondovalle, ci offre fresca ospitalità, ci crogioliamo al sole
poggiati nei lastroni di pietra calcarea.
Le fronde degli immensi platani
orientali ci donano momenti di ombra, nelle ore più calde.
Queste impervie cave furono
scelte da popoli indigeni per ripararvisi dagli invasori venuti dal mare
nel XI-X secolo a.c., ne rimangono a testimonianza circa 8500 piccole grotte
scavate nella viva roccia.
I ricordi della discesa a fondo
valle del mattino scoraggiano la nostra risalita, almeno sino a quando
il sole ci abbandona per la sera.
Ci rimettiamo in marcia e arriviamo
grondanti di sudore su in cima dopo una mezzora di passione, abbiamo pagato
con estrema fatica la disinvolta amministrazione delle nostre energie spese
nei laghetti tra tuffi e nuotate.
Una meravigliosa giornata che
ci ha assorbiti totalmente.
Pegaso, la mia moto, viaggia
scoppiettando verso casa...il letto, un miraggio.
.
L'intensa nottata di sonno
ci ha rimesso in sesto, la stanchezza a lasciato il posto nuovamente alla
curiosità, dunque, colazione e via verso l'oasi di Vendicari.
Passate le pulite spiagge
di Noto Marina lasciandoci i complessi Alberghieri alle spalle, scendiamo
ancora verso sud in direzione Pachino.
Poco distante, la prima serie
di spiagge di sabbia finissima, circondate da fitti canneti e vegetazione
mediterranea, le dune ci ostacolano lo sguardo e celano le onde spumeggianti.
La spiaggia degli scavi Eloro,
attigua alla antica città Greca di Eloro, è la prima di tre
meravigliose ferite dorate nel verde della macchia mediterranea circostante.
Una ventina di minuti di passeggiata,
con le onde ai piedi e dopo avere attraversato il fiume Tellaro, ci portano
a paesaggi Africani di indiscutibile purezza.
Ritorniamo a malincuore sui
nostri passi, ma il viaggio verso sud ci porterà in luoghi
altrettanto interessanti e all'oasi di Vendicari.
Seguendo la strada asfaltata,
facciamo una breve deviazione in prossimita' del fiume Tellaro, verso l'interno.
Una masseria settecentesca
conserva gelosamente tra le proprie mura una stupenda villa di epoca romana,
corredata di piccolo porto sul fiume Tellaro come via di accesso a mare.
Apriamo una vecchia porta di
legno, che separa uno degli antichi ambienti della sinuosa struttura interna,
gli archeologi ancora al lavoro chinati sulle antiche tessere dei mosaici.
Stiamo a guardare magnetizzati
dallo spettacolo, scoprire sotto la polvere scene di vita quotidiana di
un passato che si perde tra i secoli.
Pegaso irrequieto ci porta
con nitriti e capricci tra gli sterrati in una serie di spiaggette che
preludono all'oasi.
Ci fermiamo a bagnarci a mare,
storditi dal caldo umido, un vecchio pozzo di una casa poco distante ci
offre una fresca acqua salmastra che ci disseta e ci toglie la salsedine
dal viso.
.
.
La prossima tappa a "cala mosca",
le alte pareti di scogli irti verso il cielo, tengono in seno una piccola
caletta ricchissima di pesci e di vita, fondali frastagliati che conservano
reperti archeologici e gioielli naturalistici al contempo.
Entriamo finalmente nell'oasi
protetta dalle Guardie Forestali, le palafitte negli acquitrini disegnano
percorsi alternativi verso mare donando la meritata tranquillità
ai numerosissimi uccelli che qui vemgono a svernare e spesso si trattengono
anche per tutta la bella stagione.
I capanni di canne permettono
di vedere gli animali nell'ambiente naturale a brevissima distanza senza
disturbare.
La spiaggia disegna un golfo,
capeggia a nord la veccia Tonnara e un'antica torre di avvistamento Sveva.
.
![]() |
|
![]() |