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QUESTO È IL TITOLO DI QUESTA STORIA, RIPETUTO MOLTE VOLTE NELLA STORIA STESSA
di David Moser
Tradotto da keroppi
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Questa è la prima frase di questa storia. Questa è la seconda frase. Questo è il titolo di questa storia, ripetuto molte volte nella storia stessa. Questa frase mette in dubbio il valore intrinseco delle prime due frasi. Questa frase ti informa, nel caso tu non l'abbia già capito, che questa è una storia autoreferenziale, una storia, cioè, che contiene frasi che si riferiscono alla propria struttura e funzione. Questa è la frase che conclude il primo paragrafo.
Questa è la prima frase di un nuovo paragrafo di una storia autoreferenziale. Questa frase introduce il protagonista della storia, un giovane di nome Billy. Questa frase ti dice che Billy è biondo, ha gli occhi azzurri, è americano e sta strangolando sua madre. Questa frase commenta la natura contorta della forma narrativa autoreferenziale riconoscendo allo stesso tempo che permette allo scrittore un distacco strano e divertito. Come a voler chiarire il punto espresso nell'ultima frase, questa frase ci ricorda, senza alcuna traccia di facezia, che i bambini sono un dono prezioso di Dio e che il mondo è un posto migliore quando viene ravvivato dalle gioie uniche e deliziose che gli infanti gli conferiscono.
Questa frase descrive gli occhi della madre di Billy, completamente fuori dalle orbite, e la sua lingua penzolante, e fa riferimento agli spiacevoli singulti soffocati che sta emettendo. Questa frase riporta l'osservazione che viviamo in tempi difficili e incerti, e che tutte le relazioni, anche quelle apparentemente permanenti e profondamente radicate, finiscono coll'andare in pezzi.
Si introduce, in questo paragrafo, lo strumento dei frammenti di frase. Un frammento di frase. Un'altro. Ottimo strumento. Verrà usato ancora.
Questa è l'ultima frase della storia, ma è stata messa qui per sbaglio. Questo è il titolo di questa storia, ripetuto molte volte nella storia stessa. Quando Gregorio Samsa si svegliò una mattina dopo sogni spiacevoli si ritrovò trasformato in un gigante insetto. Questa frase ti informa che la frase precedente è tratta interamente da un'altra storia (una storia, dobbiamo dire, molto migliore di questa) e che non ha alcun posto in questa narrazione. Nonostante quel che sostiene la frase precedente, questa frase si sente obbligata a informarti che la storia che stai leggendo è effettivamente una traduzione delle Metamorfosi di Franz Kafka, e che la frase cui si riferiva la frase precendente è la sola frase che di fatto appartiene a questa storia. Questa frase smentisce la frase precedente informando il lettore (povera creatura confusa!) che questo brano letterario è in realtà la Dichiarazione d'Indipendenza Americana, ma che l'autore, dimostrando una negligenza imperdonabile (se non un malizioso sabotaggio) fino adesso non ha incluso neanche un singolo articolo di quel documento, sebbene egli abbia accondisceso a riportarne un piccolo frammento, cioe': "When in the course of human event", racchiuso tra virgolette in prossimità della conclusione della frase.
Comprendendo la noia e la giusta ostilità che il lettore medio prova di fronte all'inutile giochetto concettuale in cui indulgono le frasi precedenti, questa frase ci riconduce all'ultimo scenario della storia, domandadosi: "Perché Billy sta strangolando sua madre?" Questa frase tenta di gettare luce sull'interrogativo posto dalla domanda precedente, ma fallisce. Questa frase, invece, ci riesce, in quanto suggerisce una possible relazione incestuosa tra Billy e sua madre e allude alle concomitanti complicazioni freudiane che il lettore astuto avrà immediatamente immaginato. Incesto. Il taboo ineffabbile. La proibizione universale. Incesto. Notati i frammenti di frase? Ottimo strumento letterario. Verrà usato ancora.
Questa è la prima frase di un nuovo paragrafo. Questa è l'ultima frase di un nuovo paragrafo.
Questa frase può servire sia come inzio che come conclusione del paragafo, a seconda della sua posizione. Questo è il titolo di questa storia, ripetuto molte volte nella storia stessa. Questa frase solleva una seria obiezione contro l'intera classe delle frasi autoreferenziali che commentano semplicemente la proria funzione o posizione all'interno della storia (ad es., le quattro frasi precedenti), per il fatto che sono noiosamente prevedibili, imperdonabilmente autoindulgenti, e perché servono semplicemente a distrarre il lettore dal vero tema di questa storia, che a questo punto sembra riguardare lo strangolamento e l'incesto, e chissà quali altri piacevoli argomenti. Lo scopo di questa frase è ribadire che la frase precedente, sebbene non sia essa stessa un membro della classe delle frasi autoreferenziali cui rivolge la propria obiezione, tuttavia serve anch'essa solamente a distrarre il lettore dal vero tema di questa storia, che di fatto concerne l'inspiegabile trasformazione di Gregorio Samsa in un insetto gigante (quali che siano le controobiezioni delle altre frasi disinformate). Questa frase può servire sia come inizio che come conclusione del paragrafo, a seconda della sua posizione.
Questo è il titolo di questa storia, ripetuto molte volte nella storia stessa. Questo è quasi il titolo di questa storia, ripetuto solo una volta nella storia stessa. Questa frase annuncia con rammarico che fino a questo punto la tecnica narrativa autoreferenziale ha avuto un effetto paralizzante sull'effettivo progresso della storia stessa--cioe', queste frasi sono state così concentrate nell'analizzare sé stesse e il proprio ruolo all'interno della storia, che hanno mancato di svolgere la funzione di comunicare quegli eventi e quelle idee che si spera si amalgamino in una narrazione. In breve, hanno difettato della vera raison d'etre che ogni frase rispettabile dovrebbe avere nel mezzo di un brano di coinvolgente prosa narrativa. Questa frase, inoltre, sottolinea l'immediata analogia che sorge tra la critica a queste agonizzanti frasi conscie di sé, e quella agli esseri umani similmente afflitti, analogia che può estendersi anche all'effetto paralizzante provocato da un'eccessivo e tormentoso auto-esame.
Bizzarro. Frammento di frase. Altro frammento. Dodici anni. Questa è una frase che. Frammentata. E strangola sua madre. Scusa, spiacente. Bizzarro. Questo. Più frammenti. Questo è quello. Frammenti. Il titolo di questa storia, nel quale. Biondo. Spiacente, scusa. Frammento dopo frammento. Più difficile. Questa è una frase che. Frammenti. Strumento incredibilmente ottimo.
Lo scopo di questa frase è triplice: (1) scusarsi per lo sfortunato e inspiegabile 'lapse' esibito nel precedente paragrafo; (2) rassicurare te, lettore, che non accadrà più; e (3) ripetere che questi sono tempi difficili e incerti e che molti aspetti del linguaggio, anche quelli apparentemente stabili e profondamente radicati come la sintassi e il significato, tendono ad andare in pezzi. Questa frase non aggiunge nulla di sostanzale alle impressioni espresse nella frase precedente e si limita a riportare una frase conclusiva per questo paragrafo, che altrimenti non ne avrebbe avuta alcuna.
Questa frase, in un imporvviso e coraggioso slancio d'altruismo, prova ad abbandonare la modalità autoreferenziale, ma fallisce. Anche questa frase ci prova, ma il tentativo è votato al fallimento sin dall'inzio.
Questa frase, nell'ultimo disperato tentativo di infondere un qualche briciola di intreccio a questo paralizzato pezzo prosastico, allude di sfuggita al tentativo frenetico di Billy di occultare il cadavere, ed è seguita da un passaggio lirico, toccante e meravigliosamente scritto, in cui Billy si riconcilia col proprio padre (risolvendo, quindi, i conflltti freudiani sublimilali, che non saranno certo sfuggiti al lettore astuto) e in cui, durante un eccitante inseguimento poliziesco finale, Billy è accidentalemnte colpito e ucciso da un poliziotto sprovveduto e in preda al panico--il cui nome, accidentalmente, è Billy. Questa frase, sebbene fondamentalmente d'accordo coi lodevoli sforzi della precedente frase, così piena d'azione, ricorda al lettore che tutte queste allusioni alla storia non costituiscono la vera storia, e che la vera storia, di fatto, non esiste ancora.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Paragrafo.
Lo scopo. Di questo paragrafo. È scusarsi. Per l'uso gratuito. Di. Frammenti. Di frase. Spiacente.
Lo scopo di questo frase è scusarsi per l'inutilità e la stupidità dei giochi adolescenziali in cui indulgono i due paragrafi precedenti, ed espirmere il disappunto da parte di noialtre frasi più mature, per l'intero tono di questa storia, tale da rendere impossibile la descrizione di una semplice, sebbene sordida, ambientazione.
Questa frase desidera scusarsi per tutte le inutili scuse che si trovano in questa storia (inclusa questa stessa), scuse che, sebbene incluse ostensivamente a beneficio dei lettori più irritati, non fanno che ritardare in modo follemente ricorsivo la continuazione della trama--ormai quasi dimenticata--di questa storia.
Forse è opportuno che questa frase ci ricordi gentilmente e senza alcuna traccia di condiscendenza che questi sono davvero tempi difficili e incerti e che in genere le persone non sono abbastanza educate le une con le altre e che forse, noi, in quanto esseri umani senzienti o in quanto sentenze senzienti, dovremmo sforzarci di più. Voglio dire, esiste qualcosa come il libero arbitrio, deve esserci, e questa frase lo dimostra! Né questa frase né tu, lettore, è del tutto inerme di fronte alle forze spietate che governano l'universo. Dovremmo difendere il nostro territorio, affrontare i fatti, afferare Madre Natura per la gola e sforzarci di più.
Per la gola. Di più. Di più, di più.
Scusa.
Questo è il titolo della storia, ripetuto molte volte nella storia stessa.
Questa è l'ultima frase della storia: "Questa è l'ultima frase della storia: "Questa è l'ultima frase della storia: "Questa è...
Spiacente.