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La mamma è sempre la mamma. Sono tutte belle le mamme del mondo.
Le cose dette e scritte su chi ci ha generato sono non solo nei nostri ricordi, ma nella nostra cultura di esseri umani.
Il regista spagnolo Pedro Almodòvar conosce molto bene certi temi, in fondo larga parte della sua cinematografia è stata definita da chi è più bravo, più pagato e più famoso di me, un lungo omaggio al complesso di Edìpo, quello che ci vuole tutti innamorati di mammà.
Con Tutto su mia madre lo spettacolo offerto è di quelli che rimangono dentro, che uno se li porta dietro per un pezzo senza dirlo a nessuno.
Il dramma della morte di un figlio adolescente per una madre, ironia dei figli di un transessuale, lo scandalo di una giovane suora incinta e sieropositiva, l'eroina per arrivare e vincere la paura di recitare sono tutti compresi in un film che si rincorre, che stupisce con le sovrapposizioni.
Frase detta, pubblicizzata e ormai nota, sulla quale sono chiamati a pensare non solo gli spettatori, ma i rappresentanti di questa generazione.
"La vera autenticità non sta nell'essere come si è, ma nel riuscire a somigliare al sogno che si ha di sé stessi."
Andatelo a vedere, senza problemi. Portateci un amico, la ragazza, il compagno di una vita. Lo scandalo qui non c'è, si guarda l'esistenza anche se è quella proiettata sullo schermo.
Se finta perché recitata, se semplice perché estrema.
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