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![]() La Redazione dell'Opificio |
di Bianca
E vissero tutti felici e contenti (titolo provvisorio) di Marco Frattini detto frat.
Il romanzo dell'estate e' arrivato al finale (si fa per dire: ma cos'e', uno
scherzetto? Lasciarci li' ad arrovellarci sulla sorte di quei poveri
personaggi, proprio sul piu' bello?)
Lettura divertente gia' dalla prima puntata: la scrittura e' come sempre
molto buona, e anche se questa rimane una bozza, quindi ancora migliorabile,
scorre via leggera e piacevole.
Ma qual e' la sua grande forza, il motivo per cui vorrei incoraggiare
vivamente il frat a dedicarsi al compimento della sua opera, che ha
sicuramente le premesse per diventare qualcosa di buono?
In questo romanzo *post moderno* la trama non e' funzionale solo a se
stessa, ma strizza l'occhio a vari generi letterari, senza pero' eccedere
nella parodia, cosi' che l'ironia del narratore viene appena intuita, e i
vari piani di lettura sono fruibili a seconda delle conoscenze letterarie
del lettore. L'extratestualita' non e' fondamentale per la godibilita' di
quest'opera, ma ne aumenta indubbiamente il fascino.
Questo perche' la trama e' molto ben ramificata, e si potrebbe sostenere
anche da se'.
Mentre leggevo le prime parti, mi domandavo perche' questa storia mi
ricordasse in qualche modo Il nome della rosa. Ora, non dite
sacrilegio!! e nemmeno plagio!!, perche' a prima vista in comune con il
romanzo di Eco c'e' solo il castello, e forse il labirinto. Pero' il modo in
cui e' strutturata la storia una ammiccatina a Eco la da', e per quel poco
che l'autore si e' fatto conoscere sul gruppo, oserei buttare la' che questo
processo non gli e' stato del tutto inconsapevole. O sbaglio?
Dietro e sotto la storia di Cenerentola c'e' qualcosa di piu', e frat ha
fatto un buon lavoro, perche' e' riuscito a tenere la mano leggera, non piu'
di uno sguardo d'intesa con il lettore al di sopra del libro.
Non c'e' solo Eco, naturalmente: io ci ho trovato anche altri riferimenti,
di cui il piu' palese (e poco sfruttato) era forse quello alla biblioteca di
Borges. Anzi, approfitto per notare che quell'allusione, secondo me, e'
lasciata un po' troppo in sospeso. Forse andava digerita meglio, o anche
solo giustificata in qualche modo: a quel punto il lettore informato apre
una parentesi, se ne chiede il perche', ma nel successivo sviluppo non
appare finalizzata. Anche la parte del labirinto andrebbe sviluppata di
piu', secondo me.
(Io concordo con quello che si dice nei manuali di scrittura: Se in un romanzo c'e' un fucile, prima o poi necessariamente sparera'. Questo non e' sempre vero in un racconto, dove le cose che sono fuori dal testo possono essere molte di piu' di quelle presenti, e come la punta di un iceberg, la storia raccontata puo' - e secondo il mio personale modo di vedere, deve - essere solo un veicolo per trasmettere al lettore la parte piu' importante, cioe' quella sommersa. Ma non divaghiamo...)
Entriamo invece nel merito: il capitolo terzo mi sembra quello riuscito
peggio, la lettera e' troppo lunga e il linguaggio del narratore troppo
aulico. Forse ti sei fatto prendere un po' la mano. Va bene invece nei
dialoghi scespiriani del principe, e serve anche a dare una datazione
storica, che apertamente non viene mai esplicitata, ma si capisce da questo
e altri indizi.
Eviterei anche l'intromissione troppo spudorata nel narratore: mi riferisco
al punto dove Cenerentola e il Duca passano la notte insieme. Sei stato
bravo fino a questo punto, a restare dietro le quinte, ammiccando senza
farti vedere. Ci sono altri espedienti per far capire quello che succede
senza dirlo. (Ti ricordi Madame Bovary, il giro in carrozza...)
Insomma, caro frat, magari non ho capito un tubo sui significati trasversali
e le citazioni allusive, comunque secondo me l'idea e' buona, i mezzi per
portarla a termine li hai, sarebbe un peccato piantare li' tutto proprio
adesso.
Per farla breve, prenoto subito la prossima edizione!
Ciao
Bianca