Scavo a Mezzolombardo area "Calcare"
Scavo affidatoci dall'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento
Direttore dott. Gianni Ciurletti (Ufficio beni Archeologici), conduzione tecnica Monica Bersani (Ufficio Beni Direzione Archeologici) e
dott. Nicoletta Pisu (Soc. Ricerche Archeologiche)
Aggiornato il 30 luglio, 1999
Intervento di indagine e salvaguardia delle evidenze archeologiche
Sintesi
L'intervento condotto nell'area di viale Trento, a Mezzolombardo, nella località denominata Calcare (destinata, lo ricordiamo ad ospitare la nuova sede della Protezione Civile), ha permesso di mettere in luce la situazione seguente:
- circa un terzo dell'area è interessato da evidenze archeologiche, costituite prevalentemente da elementi strutturali;
- due nuclei sono apparsi di una certa rilevanza, ubicati rispettivamente nelle zone Sud-Est e Sud-Ovest dell'area: il primo è stato indagato nel modo più compiuto possibile, con una costante attenzione alle necessità determinate dai lavori in progetto. Proprio in questa zona infatti sarà costruito l'edificio della Protezione Civile: ciò ha richiesto l'applicazione di una strategia mirata a raccogliere il maggior numero di dati, prima della consegna della zona ai lavori edili. Il secondo nucleo, invece, si trova in una zona non interessata da scassi e neppure da sistemazioni immediate: parzialmente messo in luce, sarà dunque indagato in maniera più approfondita fra breve tempo.
- le strutture e gli strati archeologici compaiono una volta tolti i 50, massimo 80, cm di terreno interessato dall'attività agricola.
A volte intaccati da episodi dovuti ad un'attività relativamente recente, o addirittura moderna - come trincee agricole o buche di scarico da bonifica - gli elementi strutturali scavati e documentati testimoniano la presenza di un'occupazione del sito, a partire dall'età romana fino al periodo tardo antico o anche altomedievale.
In particolare la zona Sud-Est ha restituito la planimetria di un edificio caratterizzato da un grande ambiente centrale (circa 140 mq), attorno al quale si sviluppano almeno tre piccoli vani. Il perimetro murario, visibile a livello di fondazioni, è costruito con pietre a spigolo vivo e/o con ciottoli, legati con malta di calce. Il vano centrale risulta diviso in due parti, di cui una verosimilmente provvista di una copertura in legno, come mostrano le sequenze di buche di palo individuate nel corso dello scavo. Questa parte coperta poteva anche essere divisa in piccoli vani. L'altra metà sembrerebbe invece risultare aperta: era provvista peraltro di una fossa, i cui limiti netti ne suggeriscono una certa funzionalità. Forse un arco, sostenuto da un tratto murario e da un pilastro centrale (allineati sullo stesso asse) serviva di passaggio dalla parte aperta a quella coperta.
In un momento successivo l'edificio dovette essere ristrutturato: troviamo infatti le tracce di rasatura, di spoglio e di obliterazione di alcuni muri. Ma, nel contempo, si nota un ampliamento, che trova la sua espressione, probabilmente, in un porticato, affacciato sulla zona aperta esistente fra i due nuclei. All'interno di questa ristrutturazione va considerata anche la sistemazione di una parte consistente della superficie dell'edificio con un piano di laterizi ed uno strato di pietre, funzionali ad un'occupazione successiva.
Le tecniche costruttive, nonché i reperti rinvenuti, ci parlano dell'età romana, parrebbe avanzata, come momento iniziale e di un momento tardo antico - altomedievale come ultima fase d'uso dell'edificio.
Un altro nucleo, forse meno importante, potrebbe essersi sviluppato a Sud di questo primo edificio: al di là di una trincea agricola moderna che ha tagliato il perimetro murario, si trovano alcuni lacerti murari. Fra i due nuclei poteva esistere una separazione già in antico: infatti i suddetti lacerti mostrano un orientamento del tutto diverso ed un altro indice di diversità è dato dalla malta adoperata. Nella povertà di tale nucleo spicca una struttura quadrangolare, realizzata interamente con embrici legati da malta fina: i suoi lati misurano circa 2 metri ed è profonda circa 60 cm. Al suo interno è stata rinvenuta una grande quantità di calce ed è per questo motivo che è stata interpretata come fossa per la lavorazione della calce.
Nella zona Sud-Ovest è stato parzialmente messo in luce un grande edificio (superficie di circa 500 mq), che appare caratterizzato da divisioni interne, quali vani e corridoi, orientato all'incirca Nord Est - Sud Ovest. Qui le strutture, pure conservate solo a livello di fondazioni, paiono costruite con maggiore cura, rispetto a quelle dell'edificio Sud. Anche qui si osservano alcuni tratti di superfici, per ora apparentemente esterne all'edificio, ma adiacenti al suo perimetro, coperte da laterizi: si ribadisce la necessità, sentita in un certo periodo dell'occupazione del sito, di sistemare i piani sabbiosi naturali con delle superfici ben drenanti, per l'appunto coprendole con scarti di laterizi (si tratta sempre di laterizi di copertura, cioè coppi ed embrici). Per ora si è potuto procedere alla sola pulizia della zona, ma sono già scaturiti alcuni reperti, che confermano la datazione all'età romana. Annessa a questo grande edificio, troviamo una struttura quadrangolare, realizzata con una certa cura in ciottoli legati da malta, che presenta tutte le caratteristiche di una dispensa: anch'essa ha forse subito un rifacimento, ma è stata ad un certo momento distrutta e riempita dal suo stesso crollo.
In posizione mediana fra le due entità descritte è stato scoperto un pozzo: realizzato in muratura, con l'uso di pietre e ciottoli, anche di dimensioni notevoli, legati da scarsa malta di calce, doveva servire a pescare l'acqua di falda. Ha un diametro di circa 1 m ed è stato scavato fino alla profondità di 7 m, senza tuttavia raggiungerne il fondo: i reperti trovati nel suo riempimento denunciano un abbandono in età tardo romana.
Altri lacerti murari indicano la presenza di strutture, forse di minore entità, o comunque molto deteriorate: si osserva ancora una volta una superficie di laterizi, parallela ad un tratto murario (o meglio, ad una traccia della struttura) nella zona Sud mediana dell'area sbancata, in asse con il pozzo.
In conclusione si può affermare che l'area indagata sia stata oggetto, in età romana, di un insediamento unitario, articolato in più edifici adibiti ad uso diverso (ad esempio residenza e ricovero animali oppure deposito). Questa occupazione interessa verosimilmente una porzione precisa dell'area indagata, i cui limiti sono da riconoscere per l'appunto nei due grandi edifici sopra descritti: all'esterno di questo ipotetico perimetro, infatti, non sono state trovate tracce di antropizzazione. La zona occupata rivestiva probabilmente carattere rurale, come testimonierebbero le vaste porzioni di terreno, interne al suddetto perimetro, non interessate da strutture, ma comunque frequentate. Non è un caso dunque che il pozzo sia situato in posizione mediana fra i due edifici principali. Verso Sud, i pochi lacerti murari e di superfici con laterizi potrebbero costituire una zona periferica, che ospitava altri edifici di minore importanza, o che costituivano una delimitazione della proprietà: almeno due dei lacerti murari documentati proseguono infatti oltre il limite artificiale dato dallo sbancamento dell'area.
Il dr. Gianni Ciurletti, direttore dell'Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Trento e direttore dello scavo di Mezzolombardo Calcare, mentre prende visione delle ultime evidenze nelle ricerche, pur mantenendo un permanente contatto con le altre emergenze nella Provincia.